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“Bolivia: Evo Morales Ayma convince e vince” PDF Stampa E-mail
venerdì 11 dicembre 2009
Sample Image“con Evo Morales gli indigeni si sono alzati in piedi, lo fanno con più forza e occuperanno il posto che gli spetta”. José Saramago ( premio Nobel ). di Stefano Fedeli*
Evo Morales Ayma è il  primo Presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia!

Prima di queste elezioni , per molti, era esclusivamente  “ un  presidente indio “ che molto vuol dire  ma nella misura che si riesce a capire nella sua complessità il valore della Rivoluzione che è stato in grado di elaborare  e realizzare.

Difficili e complesse sono le culture dei popoli andini, divisi fra loro da enormi barriere naturali e da distanze fisiche che, spesso, non sanno neanche quantificare. Forte e naturale senso dell’appartenenza al proprio gruppo sociale e culturale (in Bolivia definiti nazione – da qui la qualificazione di Stato Plurinazionale -) e al contesto naturale ed economico di residenza. Per secoli ne è derivata una enorme fragilità collettiva alla quale è stata contrapposta un Patria autoritaria, fascista e conservatrice dei privilegi delle acefale oligarchie locali “ vende patria “ colluse con le fameliche multinazionali di tutte le risme.

E si che la Patria, nella cultura dei popoli latinoamericani, ha un valore progressista e rivoluzionario transnazionale, non solo legato alla lotta al colonialismo. Nuestra America, la Patria unica: il sogno dell’unità continentale di Bolivar.

La Bolivia, terra di conquista già conquistata con squilibri sociali, culturali ed economici immensi consolidati nei secoli di sfruttamento selvaggio di esseri umani e del loro ambiente (quella che Evo chiama la Madre Terra). Fino alla comparsa dell’Evo (come lo definisce il Presidente Chavez) e la sua filosofia del vivir bien ( il vivere bene, in armonia ), cocalero, bracciante agricolo, sindacalista figlio della Bolivia reale e sopravvissuta ai secoli di rapina culturale, economica morale.

Morales è stato  capace non solo di rappresentare la specificità del suo popolo ma di costruire la cultura della dignità  che ha permesso di disegnare il progetto di una Società diversa dei e per i popoli boliviani ( esempio per tutti !). Nel 2005 Morales aveva vinto con il 53.7% dei voti; il 6 dicembre ne ha ricevuti molti di più del 60 ( si stima fra il 61 e il 64 ). Già il referendum voluto dall’opposizione nell’agosto del 2008 per revocargli in mandato presidenziale, è stato un trionfo per il Presidente che aveva raddoppiato il consenso soprattutto negli stati della mezzaluna ricca che lo volevano morto (anche fisicamente).

Uno dei provvedimenti che avevano scatenato l’odio delle oligarchie locali è stato la cosiddetta Renta dignidad “ – reddito dignità – . Un legge che destinava una percentuale dei proventi dello sfruttamento delle risorse naturali a finanziare una pensione sociale per le centinaia di migliaia di ritirati dal lavoro senza alcun reddito ne assistenza. Ora al primo mandato con la nuova Costituzione (anch’essa approvata con una larghissima maggioranza in un referendum popolare) il Governo potrà contare su una solida maggioranza nell’Assemblea Legislativa Plurinazionale, subentrata al Congresso. Al Senato il MAS-IPSP potrà infatti contare su circa 25 Senatori su 36 e, alla Camera Bassa su circa 85 Deputati su 130.

L’8 dicembre a Cochabamaba il Presidente Morales ha giustamente dichiarato che la democrazia boliviana è un riferimento per l’America latina e il mondo intero; aggiungendo “ continueremo a scrivere la storia….”.

* resp. America latina e Coop. Int. PdCI




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