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La Cina è sempre più … viCina PDF Stampa E-mail
sabato 10 aprile 2010
Sample ImageLa Cina, senza abiurare ai propri valori ed alla propria storia, ha traghettato circa  un miliardo di soggetti dal medioevo al duemila nell’arco di sessant’anni: un’impresa strepitosa resa possibile certamente dalla tecnologia che il capitalismo ha saputo creare, ma di cui questa grande nazione si è saputa appropriare sfruttando al meglio le virtù di una civiltà plurimillenaria. di Attilio Camaioni

Come sanno bene le persone più avvertite, la Storia la scrivono i vincitori; e questo è, in buona sostanza,  il motivo per cui si ritiene che la verità storica possa essere accertata solo a distanza di tempo. Occorre che i vincitori non egemonizzino più la cultura, la scienza e l’informazione per cominciare a capire come sono  andate “veramente” le cose.  Naturalmente se però i vincitori sono ancora in cima alla gerarchia del potere (e ancor più se si tratta del potere mondiale) i tempi si allungano parecchio.

E’ un discorso che ci porterebbe troppo lontano e dunque è bene limitarlo ad un aspetto particolare della questione, cioè alla modifica in corso dei rapporti internazionali alla luce di alcuni aspetti critici (per l’ Occidente capitalista) che stanno (ri)mettendo in moto la Storia dopo il crollo (?) del comunismo.
Il ruolo di potenza egemone svolto negli ultimi vent’anni dagli USA, e la volontà di “esportare -  comunque - la democrazia”  ha prodotto - fra gli altri, e senza tener conto della gravissima crisi economico-finanziaria e dei suoi effetti, ancora tutti da scoprire - questi risultati. La diffusione dell’economia mafioso-capitalista in Russia; la destabilizzazione delle società ex comuniste, con la guerra nei balcani, le varie rivoluzioni “colorate” – abitualmente movimenti filo-capitalisti finanziati dal mondo occidentale (servizi segreti e lobbies di vario genere) e le secessioni a raffica degli stati ex URSS (ma guai a parlare di secessione nel mondo occidentale …); due guerre spaventose in Medio Oriente, da cui gli americani non sanno più come uscire,  per effetto di un atteggiamento più aggressivo nei confronti dei paesi arabi, fino alla politica dichiaratamente genocida di Israele nei confronti dei Palestinesi.

Naturalmente chi tenta di opporsi (in casa propria!) a questo stato di cose è ignorato dal sistema mediatico asservito ai “padroni” o bollato col termine di “terrorista” se si difende – com’è inevitabile di fronte allo strapotere ed all’arroganza degli occidentali – facendo ricorso alle armi. Termine che non viene usato quando i “terroristi” sono finanziati dagli occidentali per far cadere stati sovrani non ancora omologati alla pax americana. In quel caso si parla di “patrioti”.

La giustificazione che si adduce – più o meno esplicitamente - a queste incongruenze è che sono terroristi coloro che si oppongono col ricorso alle armi all’avanzata della “democrazia”. E qua il discorso si fa complicato sul piano filosofico.

L’argomentazione potrebbe avere un minimo di fondamento se la democrazia fosse con certezza un bene assoluto (se in altri termini fosse un bene morale da proteggere comunque: chi la contrasta sarebbe non soltanto un avversario politico, ma un delinquente tout court).  Si ha tuttavia più di una riserva su quest’assunto. La democrazia rischiò di diventare un valore morale solo nell’antica Grecia, nella versione della democrazia diretta: gli uomini liberi si governavano, decidendo in assemblea le sorti della polis. Ma già Aristotele la considerava una forma corrotta di governo, in quanto essa esprime per lo più la dittatura della maggioranza. Ciò che vale ancor più, oggi, se riferito alle moderne democrazie rappresentative. E come forma corrotta provoca facilmente (così come la dittatura e l’oligarchia) rivoluzioni e tensioni sociali.

Oggi la verifica di quest’assunto, che è sotto gli occhi di tutti, si coniuga con gli effetti nefasti dello strapotere del capitale sulla condizione dei singoli e con le gravi distorsioni prodotte dalla gestione oligarchica del sistema delle comunicazioni a livello mondiale.

Se dunque la difesa della democrazia non può giustificare la delegittimazione di coloro che la attaccano, o che semplicemente non la praticano, possiamo valutare con occhio più disincantato le realtà della geopolitica attuale ed i fenomeni in movimento della politica internazionale, al di là della ricerca di alternative alla democrazia e della comparazione degli effetti che i vari regimi politici storicamente dati producono sulla popolazione.

Due sono, in particolare, le vicende internazionali sul cui giudizio la propaganda “democratica” cerca di compattare le società degli Stati occidentali: il rapporto con l’Iran e quello con la Cina. L’atteggiamento che viene assunto nei confronti dei due Stati è però sostanzialmente diverso. Nel primo caso si cerca di attuare un (difficile, ma non impossibile) isolamento internazionale, e preparare una nuova invasione militare, con la ipocrita e risibile giustificazione della necessità di impedire che quello Stato si doti di un armamento nucleare. Giustificazione che si traduce nella difesa del ruolo egemonico che nella regione svolge in termini arroganti e criminali lo Stato di Israele, che già possiede l’atomica senza che nessuno se ne scandalizzi.

Nel secondo caso, l’impossibilità di pensare a soluzioni militari o a sanzioni economiche, costringe l’Occidente a premere l’acceleratore mediatico sull’assenza di democrazia e sulle condizioni di povertà in cui versa ancora gran parte della popolazione cinese.

Se invece si prova ad esaminare il panorama mondiale senza pregiudizi “democratici” e con l’occhio disincantato dello storico, ne emerge la seguente valutazione. La Cina, come già l’Unione Sovietica, ha traghettato una popolazione di circa  un miliardo di soggetti, e costituita da un gran numero di nazionalità diverse, dal medioevo al duemila nell’arco di sessant’anni: un’impresa strepitosa resa possibile certamente dalla tecnologia che il capitalismo ha saputo creare, ma di cui questa grande nazione si è saputa appropriare sfruttando al meglio le virtù di una civiltà plurimillenaria; senza abiurare ai propri valori ed alla propria storia come, sulla spinta di un capitalismo selvaggio, stanno facendo le civiltà europea ed americana. Senza guerre spaventose e senza genocidi, come hanno fatto nel corso dei secoli l’Europa e l’America, a fronte dei quali misfatti la dominazione imposta al Tibet e ad alcuni altri popoli confinanti appare un peccato veniale: la Cina sta semplicemente proteggendo le proprie frontiere, come ieri l’URSS; e come fino a ieri hanno fatto -  e cercano ancora di continuare a fare - gli USA con la dottrina Monroe (“l’America agli americani”) e con il colonialismo di fatto imposto ai paesi latino americani, attraverso le più ignobili interferenze della CIA, vedi il sostegno offerto a Pinochet ed a tutti i più spietati dittatori dell’America centrale e meridionale. A differenza dell’URSS, tuttavia, la Cina non si è fatta bruciare dalla competizione militare e dal progresso tecnologico, dimostrando di saper gestire gli strumenti del capitalismo meglio degli stessi capitalisti.

 Merito di un sistema politico e statale di matrice comunista, che coordina e pianifica la crescita economica, facendo in modo che, in prospettiva, tutta la popolazione possa beneficiarne e non solo i potentati economici, attenti solo al proprio profitto: rispetto ai quali lo Stato “borghese” può solo tentare di disciplinarne le guerre e la concorrenza, essendone garante e sostenitore. E quindi con evidenti limiti di possibilità di intervento, alla faccia della morale e della democrazia. E soprattutto della giustizia sociale.




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