"Non ci può essere pace tra la vittima ed il carnefice, non ci può essere pace tra il popolo e i suoi massacratori." (Antonio Gramsci)
 
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Ma qualcuno è morto in Giappone? PDF Stampa E-mail
giovedì 24 marzo 2011
Sample ImageQuel che viene trasmesso è una sorta di splendido ordine nel caos. Cittadini che fanno disciplinatamente la fila per essere visitati, militari che si caricano anziani sulle spalle ... di Manuela Palermi

Quando avvengono terremoti o tsunami, la gente muore e chi resta paga care le conseguenze della tragedia. Com’è successo ad Haiti e in Indonesia, dove i morti giacevano nel fango e i sopravvissuti, feriti e sanguinanti, li caricavano sui camion e li portavano in improvvisate fosse comuni.

Di tutto ciò dal Giappone non arriva nulla. E’ come se la distruzione avesse colpito solo edifici vuoti e le ondate che si sono trascinate via case, automobili, barche, treni avessero deciso di rispettare gli esseri umani. Tutto distrutto, ma nessun morto.

Non è andata così. Le parole dei sopravvissuti raccontano un’altra realtà. Tre o quattro giorni fa si è saputo che nella costa orientale di Miyagi, dove pare che il maremoto abbia inghiottito tutti gli abitanti, circa 10mila, sono riemersi duemila cadaveri.

Ricordate cosa facevano dei loro morti in Iraq gli statunitensi? Impedivano le riprese televisive delle bare che tornavano in patria. Il Giappone, travolto dal fango, con la terra squassata, sembra asettico come una sala operatoria.

Quel che viene trasmesso è una sorta di splendido ordine nel caos. Cittadini che fanno disciplinatamente la fila per essere visitati, militari che si caricano anziani sulle spalle, qualcuno che cerca di recuperare un po’ di cose tra le montagne di macerie. E le facce della gente, quelle inquadrate, sono tutte compunte. Hanno la fissità delle maschere.

Tu vedi le colonne di fumo che escono dalle maledette centrali, ma mai, mai che ad esse corrisponda una scena di panico della gente. Non c’è nulla che ti dia il senso dell’orrore vissuto. Perché? Forse per mostrare al mondo che nulla può impedire il trionfo della civilizzazione di fronte alla barbarie? E’ davvero questa la maniera più giusta di salvaguardare la dignità delle vittime?




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