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Trionfa il sí alla Costituzione di Morales PDF Stampa E-mail
lunedì 26 gennaio 2009
Sample ImageTutto il potere in mano agli indigeni. Inizia l'era del "socialismo indio". Il cattolicesimo non è più la religione di Stato.

«È la fine degli immensi sfruttamenti agricoli e dei grandi proprietari». Davanti a migliaia di donne e uomini accorsi da tutto il Paese, Evo Morales proclama la «rifondazione della Bolivia», in nome della giustizia sociale e di un’organizzazione economica che riconosce diritti e garanzie ai lavoratori

Si riparte dai rapporti di classe, dalla coscienza del popolo boliviano, per mettere una volta per tutte fine allo Stato coloniale. Perché è di padroni e sfruttati che parla il presidente, perché è i diritti calpestati, di lavoro sottopagato, di condizioni di vita al limite della povertà che vuole sentir parlare quella Piazza d’Armi, gremita e festante, che lo accoglie e lo plaude.

È la voce di milioni di persone finora privi di ogni rappresentanza democratica e disconosciuti nel loro essere cittadini a pieno titolo di questo Paese. È la vittoria delle comunità indigene, eredi di quei popoli originariamente assoggettati e decimati dalla Conquista spagnola, che tre anni fa contribuirono ad eleggere il primo presidente indio delle Americhe e che adesso si vedono  ufficialmente accettate. A tutte le autonomie vengono riconosciuti uguali diritti e doveri e il compito di dividere il potere con le istituzioni esistenti. Per loro vengono parificate le pratiche di «diritto tradizionale e comunitario» a quelle dei codici, persino il Dio dei cristiani viene accostato al Pachamama (madre Terra) degli Incas.

Oggi con la nuova Costituzione fondata sulle autonomie dei popoli indigeni e lo Stato come motore dell’economia, si apre una stagione di mobilitazione e cambiamento nel solco di un’esperienza che accomuna tutta l’America Latina. Morales ha l’appoggio dell’oltre il 60% di elettori che hanno approvato il referendum, respinto solo dalle cinque province orientali di destra. Santa Cruz, Tarija, Chuquisaca, Pando e Beni rivendicano la loro autonomia dal resto del Paese, nel tentativo di preservare la propria ricchezza economica. Altrimenti gli toccherebbe ripartire il proprio benessere con i concittadini degli altopiani andini, ad esempio, costretti ad usufruire di programmi di aiuto ai poveri e agli anziani, finanziati con l’aumento delle royalties sul gas. E a ribadire il monopolio statale sulle risorse energetiche e l’acqua, è proprio la nuova Carta costituzionale. Come anche a stabilire un limite ai latifondi, fermo restando che le grandi aziende agricole esistenti, in gran parte forti esportatrici di soia, non verranno toccate.

Il cammino verso l’emancipazione è appena iniziato per il popolo boliviano, che ha di fronte una grande sfida e soprattutto una difficile lotta contro chi ha sempre considerato l’America Latina il proprio «cortile di casa». Con l’approvazione della Costituzione, sottolinea con orgoglio Morales, si daranno «a tutti le stesse opportunità, diritti e responsabilità». È l'ora del riscatto sociale per milioni di persone, l'era del «socialismo indio» è arrivata.

Susanna Bernabei




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