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Alla presenza della comp. Paola Pellegrini, componente della segreteria nazionale del PdCI, si è svolto, domenica 13 luglio, il congresso della federazione di Messina.
La relazione introduttiva. Il messaggio di Salvatore Petrucci, segretario regionale PdCI Sicilia
Presenti in sala numerosi ospiti che hanno portato i saluti dei rispettivi partiti e movimenti cittadini, a cui il PdCI rinnova i ringraziamenti per la partecipazione.La discussione congressuale si è svolta in un clima di serenità ed ha registrato gli interventi di molti iscritti. Unanime il consenso alla relazione del segretario uscente, approvata per acclamazione, ed unanime il sostegno al documento approvato dal Comitato Centrale avente tema “Ricostruire la Sinistra – Comuniste e Comunisti, cominciamo da noi”, mentre la mozione presentata dalla compagna Katia Bellillo non registrava alcun voto. Alla fine del dibattito, si sono svolte le elezioni dei delegati al Congresso Nazionale di Salsomaggiore fissato dal 18 al 20 luglio. Sono stati eletti delegati effettivi:Previte Giacinta, Bertuccelli Antonio e Camaioni Attilio.Delegato supplente: Napoli Francesco. Si è proceduto alla elezione della direzione federale, approvata all’unanimità, che è così composta: Bertuccelli Antonio, Nolfi Leonardo, Napoli Francesco, Bertuccelli Ketty, Zumbo Sebastiano, Patti Rosalba, Camaioni Attilio, Previte Giacinta, Currò Francesco, Betruccelli Francesco, Maiorana Francesco Il congresso ha inoltre eletto all’unanimità Antonio Bertuccelli segretario provinciale e Patti Rosalba tesoriere. RELAZIONE DEL SEGRETARIO ANTONIO BERTUCCELLI Compagne e compagni, Ringrazio innanzitutto i convenuti, gli organi di informazione e i rappresentanti delle altre forze politiche venuti a porgere i saluti che assistono ai nostri lavori congressuali nonostante il clima caldo di questi giorni. Grazie. Prima di iniziare la relazione introduttiva, vorrei leggervi una dichiarazione di un uomo che noi consideriamo grande: "Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dare giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente: idee, ideali, programmi, pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, camarille, ciascuna con un ' boss' e dei ' sotto boss". Firmato Enrico Berlinguer. Era il 1981. Denunciava la questione morale. Ci accingiamo a celebrare questo nostro congresso, non senza novità rilevanti: per la prima volta dopo oltre 60 anni a questa parte, i partiti della sinistra non sono rappresentati in parlamento. Mancano infatti dalle istituzioni, i comunisti e i socialisti. Contemporaneamente si è verificato l’avanzamento della destra, padrona assoluta di mezzi di comunicazione e di grandi risorse economiche, che estende attorno a se un forte senso reazionario supportato dalla ideologia del populismo e della repressione che è indice del grave momento democratico che il nostro paese attraversa. Scenari inquietanti all’orizzonte. In questo momento che la “grande potenza” americana vive la sua crisi organica, e vede minacciato il suo predominio economico, anche a causa di nuovi strumenti di valuta, si adopera a difenderlo con ogni mezzo, primo tra tutti la corsa al riarmo e le conseguenti guerre. Guerre volute, cercate, alimentate per consolidare il già costituito nuovo ordine mondiale, egemonizzato e condotto, attraverso lo strumento della guerra, capitanata dagli Stati Uniti. Nuovo ordine mondiale che vede l’imposizione di un liberismo selvaggio, dove tutto è in vendita, e se tutto è in vendita, tutto si compra, e quando non si può comprare, lo si prende con qualsiasi mezzo si dispone. E’ la regola della legge eterna del mercato, del capitalismo e dell’imperialismo che prevede la stabilizzazione dei privilegi per disporre dei beni del mondo secondo privati interessi e che diventa metodo dell’agire umano. Quando ci sarà la pace? Quando il dopoguerra?? Alla luce di quanto emerge, io credo che non ci saranno né pace né dopoguerra, ma che siamo di fronte ad una guerra infinita. Vedete……. all’amministrazione Americana e a quanti appoggiano incondizionatamente la sua politica, non importa nulla della democrazia e del rispetto dei diritti umani (Guantanamo la dice lunga sulla concezione che hanno sui diritti umani), non pensano alla ricostruzione materiale e morale di popoli umiliati, che hanno duramente pagato la loro appartenenza, ………..ma vogliono costruire popoli assoggettati, sottomessi agli interessi degli Stati Uniti. L’Italia non è esente. Con la fornitura di militari e strumenti ai cosiddetti “eserciti liberatori” o “interventi umanitari”, che piegano ad interessi superiori e che spingono, ed in modo visibile, a dare a quei popoli “governanti fedeli”, si rende asservita alla politica imperialista. Nella Costituzione Italiana, oggi fortemente attaccata, all’art.11, ancora c’è scritto che si ripudia la guerra come sistema per la soluzione dei conflitti. Noi ne chiediamo il pieno rispetto di questo articolo, e ribadiamo ancora, come lo ribadimmo al governo Prodi, il ritiro delle nostre truppe dai paesi occupati. Non ci arrenderemo a prendere atto che l’uso della guerra sia considerato, com’è nell’ottica della panoramica del liberismo, un “fatto normale”. Occorre un modo di pensare che vada oltre. Per questo c’è bisogno di sinistra!! Di una sinistra reale, concreta, capace di battersi contro la guerra, contro le ingiustizie e la sopraffazione, a maggior ragione ora che questa è divenuta extraparlamentare. Ingiustizie e sopraffazioni che quotidianamente riscontriamo nella politica economica e sociale dell’attuale governo. Un governo autoritario, forte con i deboli e debole con i forti e che pensa a sospendere reati gravissimi, solo per favorire l’impunibilità di chi oggi presiede il Consiglio. Questo governo emana leggi mirate a salvaguardare interessi personali, vuole assoggettare la giustizia, ha in mano l’intera informazione, blocca, per controllare, il sapere attraverso i tagli alla scuola pubblica e si adopera per lo smantellamento dello Stato Sociale e dello Stato inteso come entità sopra le parti, lo Stato inteso come garante dei più, sentinella contro l’arroganza e lo strapotere dei pochi. Un governo che già nei tempi passati si era inserito a pieno titolo nel trend internazionale che ha condotto alla guerra, un trend che ha fatto della differenza fra popoli e della differenza fra i cittadini di uno stesso popolo, il fulcro di una politica di privilegio, di una politica che avvantaggia i pochi contro i molti e che, oggi, si ripresenta ancora più forte e arrogante. Un capo del governo che, da emittenti private (più o meno illegalmente), per interi decenni ha trasmesso subcultura, infarcita di pubblicità pilotata e di trasmissioni televisive che plagiano la realtà e che sostituiscono persino le aule giudiziarie, instaurando una sorta di tribunale popolare per innescare facile populismo e falso senso di partecipazione, su tutto il territorio nazionale, ha prodotto effetti devastanti. Oramai anche chi, come le televisioni dello Stato, dovrebbe fare informazione e cultura si sottomette, per sopravvivere, sia alla legge dell’audience, sia alla legge del più forte e pone in discussione l’ultima telenovela, la chirurgia estetica di qualche leader, o l’ultimo amante di una star televisiva, ………………… ma anche qui, nel gossip, notiamo l’omissione di fatti gravi che offendono l’intelligenza degli italiani, come la nomina di qualche ministro, nomina che non proviene dalla competenza, ma dalle prestazioni ….fisiche. E candidamente si afferma che c’è in atto una persecuzione, arrivando persino a chiedere l’ostia per i divorziati. Vuole mangiarsi anche quella. Si verifica meno di mezz’ora di telegiornale per subire quasi 24 ore di messaggi subliminali orientati al plagio intellettuale. Bisognerebbe riprendere il “BOBI”: Boicottare il Biscione.Quello che vorremo sapere è altro. Pochi esempi per dare un’idea: Quante informazioni abbiamo in tema di salari e della difesa dei salari? Quante in tema di pensioni? Quante in merito alla richiesta di istituzione dei meccanismi che permettono di salvaguardare il potere di acquisto? Quante in merito alla creazioni di posti di lavoro? E in merito al blocco degli stipendi dei docenti, che si vedono equiparati ai magistrati, quasi che gli stipendi fossero della stessa portata? E sul riassetto della sanità? (a proposito, è notizia di pochi giorni fa che la Sicilia spende annualmente per la sanità più di quanto spenda la Finlandia). Dove e quali sono i piani di investimento che questo governo intende fare a favore dei ceti meno agiati? In merito alle questioni salariali la parola viene lasciata alla Confindustria e pochissime volte ai rappresentanti dei lavoratori, intesi come portatori di economia e operatori della produzione. Perché quelle misure così dette “popolari” colpendo le regioni più deboli (vedi abolizione dell’ICI, che favorisce per buona parte le famiglie più agite a danno di quelle calabresi e siciliane) non si da spazio informativo ai rappresentanti politici locali? E per la sicurezza sul lavoro, che vede ancora vittime, come intende procedere questo governo? Ci dicono che al sud gli infortuni sono di meno: La verità è che al sud anche gli infortuni sono in nero. Sarebbero tante le domande e altrettante le cose da analizzare, ma quando si detiene il controllo totale della informazione, si vive in un clima che, senza difficoltà, definiamo di regime. Narcotizzazione della società. E’ questa l’opera messa in atto. In nome della sicurezza si creano intolleranza e nuovi nemici, in nome della sopravvivenza si individuano nuove ostilità, la cui identificazione sta nel più povero, in coloro che cercano rifugi lontani dalle loro terre, negli emarginati, nei diseredati, o addirittura nel diretto concorrente per un posto di lavoro a termine, a contratto, sottopagato e senza regole, generando la divisione del movimento operaio e dei lavoratori più in generale, producendo arretramento e aggravamento delle condizioni di vita dei ceti più deboli, oggi ancora più indeboliti dalla mancanza di una rappresentanza politica e istituzionale. Hanno innescato la lotta di classe in senso contrario. La fine del socialismo reale non ha solo rappresentato una sconfitta unicamente per i Comunisti, ma ha trascinato con se anche esperienze, come la socialdemocrazia, che sono nate attorno al solco di una storia comune, e ha dato alla destra una inaspettata, ma esaltante soddisfazione. In Italia la fine del più grande partito comunista d’Europa ha generato suddivisioni, lacerazioni, e disgregazione in quanti si riconoscevano nei valori della fratellanza, dell’uguaglianza, della legalità e della solidarietà, creando ben tre formazioni politiche. Da un lato chi ha già compiuto scelte liberiste, mascherandole come nuovo riformismo centrista, allontanandosi dalle politiche economiche e sociali che tutelavano i diritti civili, i diritti dei lavoratori, la laicità dello Stato, e divenendo disponibile ad un consociativismo con la destra. In funzione del riformismo sono stati dismessi settori vitali per l’economia nazionale attraverso le privatizzazioni che, lo ricordiamo, sono figlie del centrosinistra; sono stati smantellati i criteri di regolamentazione del rapporto di lavoro e con essi la dignità del lavoro; si è creata precarizzazione non solo delle forme di sostentamento delle famiglie, ma anche la impossibilità alla costruzione della famiglia stessa. E nello stesso tempo si fa perdere consenso al sindacato inteso come forma organizzata delle rivendicazioni. Si invoca una sinistra di governo, come se questa non fosse mai stata al governo e non avesse dato il proprio supporto leale al centrosinistra, a cui essi stessi lavoravano per la caduta. Si rimanda l’opposizione a tempi meno caldi (a ottobre) e con metodi (la raccolta di firme) che non alimentano certo la ripresa di una coscienza di classe. Si criticano le manifestazioni di piazza anche con la non adesione. La verità è che si vuole una sinistra che non sia più sinistra. Dall’altro lato si è tentato di mettere un argine alla deriva moderata, rimanendo, per quanto possibile, ancorati ai valori caratterizzanti del movimento operaio e dei comunisti. Oggi, dopo la catastrofica disfatta della Sinistra Arcobaleno, che ha visto la dissoluzione della sinistra intera, frutto non solamente delle scellerate scelte del PD a livello nazionale, bocciata dall’elettorato, costringe i comunisti tutti aderenti a quel progetto ad una seria analisi. L’impossibilità di una chiara individuazione dei contenuti di una politica a difesa del lavoro e delle classi subalterne, in aggiunta ad una pluralità indistinta di valori, che connotano anche altri partiti genericamente progressisti, ha fatto perdere credibilità al progetto, giustamente punita da un elettorato che chiedeva ben altro. Le affermazioni di una politica salottiera, o i ragionamenti monotematici, non sono quello che la classe lavoratrice si aspetta e ci chiede. Occorre avviare da subito una riflessione analitica ed un processo organizzativo che offra ai proletari un vero punto di riferimento. Diventa indispensabile ripensare in termini nuovi il rapporto di una forza politica, fortemente caratterizzata da precisi riferimenti sociali, con gli altri soggetti con cui si possa ipotizzare un percorso comune, sia nazionale che territoriale, libero da condizionamenti ideali e da tatticismi penalizzanti.Noi vogliamo farlo ripartendo da quegli ideali, da quella volontà di cambiare lo stato di cose attuali, e quindi con la prospettiva di superamento del capitalismo, con le forze con cui per quasi un secolo ci siamo sentiti fratelli. Chi si sofferma a immaginare un soggetto politico, seppur di sinistra e plurale, ma non più comunista, come sembrano fare una parte di Rifondazione e di Sinistra Democratica, rende debole la capacità di reazione verso questa destra e si avvia verso la subalternità al Partito Democratico. Del resto, che sinistra sarebbe senza i comunisti? Noi, così come tutti i comunisti, non siamo disponibili a questa veduta, perché i comunisti nascono come rappresentanza dei certi più deboli, come rappresentanza del mondo del lavoro, di quello salariato, di quello atipico, di quello autonomo e anche di tutti coloro che un lavoro non lo hanno mai avuto, e ne diventano l’espressione organica. Riteniamo, anche alla luce dei risultati elettorali nazionali che vedono i comunisti esclusi dal parlamento, esista un riformismo senza popolo e un popolo senza rappresentanza politica. Vogliamo confermare la volontà di esistere e di essere rispettati per quello che interiormente siamo, per il pensiero di PACE, di LIBERTA’, di DEMOCRAZIA, di EMANCIPAZIONE e di GIUSTIZIA SOCIALE che veicoliamo! La costruzione ed il radicamento dei partiti comunisti è da sempre avvenuto nel vivo dello scontro sociale, ed è compito nostro alimentare, all’interno del quadro democratico, quello scontro, e renderlo visibile e centrale. Nessuna pacificazione sociale. Come diceva Gramsci, “non ci può essere pace tra la vittima ed il carnefice, non ci può essere pace tra il popolo e i suoi massacratori”. Dichiariamo la volontà di avviare un ragionamento comune che includa e che parli della realtà di oggi. La grandiosa manifestazione del 20 ottobre scorso, che ha visto in piazza un milione di partecipanti tutti comunisti, è da esempio. Quelle persone in carne ed ossa ci chiedevano di stare assieme, ci chiedevano di difendere gli interessi dei lavoratori, di interpretare i bisogni e le istanze dei meno agiati, stando assieme, uniti sotto i simboli del lavoro. Il non averlo capito per tempo o l’essere rimasti sordi davanti alla richiesta ci è costato caro in termini di stima e di consensi elettorali. Compagne e compagni, è arrivato il momento della riunificazione dei comunisti, di quelli che si identificano nei partiti, di quelli senza partito, di quelli che si riconoscono negli obbiettivi politici e programmatici, per dare una risposta immediata e funzionale alla ripresa dell’attività di opposizione, anche, ma non solo, culturale a questo sistema, di quelli che ancora vogliono cambiare il mondo. C’è bisogno di un nuovo, grande partito comunista che, ripartendo dai territori, dia senso di appartenenza. Un nuovo, grande partito comunista che sia catalizzatore del dissenso allo stato di cose attuali. Compagne e compagni, abbiamo attraversato fasi delicatissime, come le elezioni regionali e le amministrative. Alle regionali il nostro partito si è presentato agli elettori all’interno della Sinistra Arcobaleno, che ci ha coinvolto nella tragedia elettorale che tutti abbiamo vissuto con angoscia. La reazione ai sacrifici ed agli errori del governo Prodi, in un contesto sociale ed elettorale che da sempre è stato un feudo del centro destra, ha prodotto un tracollo analogo a quello delle politiche. In Sicilia la Sinistra Arcobaleno non raggiunge, seppure per pochi voti, il quorum fissato dall’attuale legge elettorale, non riportando alcun eletto. Uno dei nostri candidati, Francesco Napoli, a Messina città ha avuto solo qualche voto in meno del candidato più votato, e la somma dei voti riportati dai nostri candidati in città è stata superiore a quella dei voti degli altri partiti. Magra consolazione, nel contesto di una disfatta. Ma significativa sotto il profilo politico, in quanto dimostra che a sinistra c’è un elettorato comunista che vuole il rilancio dei valori espressi dalla falce e martello e dall’ideologia comunista. Alle amministrative, eravamo presenti solo al Comune di Messina con i nostri candidati nella lista “Ansaldo Patti Sindaco”. L’adesione a quella lista che vedeva il candidato a sindaco alternativo a quello del Partito Democratico è stata la conseguenza di quasi due anni di governo della città, che non ci è parso molto integrato al passato programma sottoscritto, né tanto meno efficiente nell’azione rispetto alla politica dei diritti, dei temi sociali e della tutela dei ceti più deboli. La nostra collocazione si iscriveva anche nell’ottica di un diretto contributo per la unificazione dei comunisti e di una politica marcatamente di sinistra, capace di interpretare e di essere cassa di risonanza di quei valori essenziali che ci hanno da sempre distinti, convinti che per incidere maggiormente bisogna essere uniti. Impossibile per noi essere presenti alle provinciali a causa del non dialogo con i vertici di Rifondazione che hanno deciso, malgrado ci fossero segni di accordi regionali per la presentazione dei due simboli in un’unica lista, di procedere da soli. Noi abbiamo fornito, nonostante tutto, il nostro contributo a quella lista, senza pregiudizi. Una lista civica al Comune di Messina che comprendeva Rifondazione, la Rete verde di ecologia sociale, Movimenti locali. Tutti rappresentati nella simbologia, tranne noi. Non era visibile il nostro simbolo, non era riconoscibile un richiamo al nostro partito, pochissima è stata la partecipazione richiestaci per la stesura del programma. Eppure i nostri candidati risultano i più votati di quella lista. A tal proposito voglio ringraziare tutti i compagni che, con spirito di partito, si sono impegnati in prima persona e si sono prodigati per il risultato. Un grazie particolare al compagno Francesco Napoli. Comunque i risultati riportati sono segnali di un inizio di radicamento sul territorio. E da questo bisogna ripartire. Rafforzare il radicamento comunista in questa città ancora offesa dalle baracche del terremoto, a cento anni dalla sua ricorrenza. In questa città dove per avere i risultati elettorali si deve aspettare intere settimane. Neanche fossimo nel Cile di Pinochet. Abbiamo chiesto il perché della sostituzione di ben 67 presidenti di seggio alla vigilia delle elezioni. Aspettiamo ancora risposta. Una curiosità: Sembrerà strano, ma anche nella competizione elettorale del 2003, quando Buzzanca vinse le elezioni (e poi decadde per la richiesta di azione popolare che il nostro partito intraprese), si verificò la sostituzione di 34 presidenti di seggio. Coincidenze. In questa città dove la giunta comunale è diversa da quella proposta agli elettori, e nessuno si chiede se sia legalmente consentito. Da questa città dove la devastazione ambientale è libera. Da questa città dove si vive il problema della spazzatura (servizio di cui si vedono unicamente le salate bollette). E’ notizia recentissima della volontà del nuovo sindaco di aprire le discariche di Pace e di Portella Arena. Ci opporremo con tutte le nostre forze. Così come ci opporremo alla cattedrale nel deserto. Il ponte sullo Stretto. Opera inutile e dannosa, che non ha senso di esistere perché economicamente non produce utili, ma, al contrario, produce disagi con lo smembramento della città, costringendo migliaia di persone e di piccole attività imprenditoriali a spostarsi, provocando un impatto ambientale violento, che deturperebbe il paesaggio e comprometterebbe la vivibilità ancor più di quanto non lo sia già e favorirebbe solo gruppi di potere interessati al movimento terra ed agli espropri. Opera, fra l’altro, attenzionata dagli inquirenti già dal 2005, quando gli agenti di Pubblica sicurezza a Roma, notificavano un’ordinanza di custodia cautelare ad un anziano ingegnere. La Procura lo accusava di essere prestanome di mafia e ‘ndrangheta per portare a compimento l’affare del nuovo secolo: riciclare cinque miliardi di euro, proventi del traffico di stupefacenti, e realizzare il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria. Opera oggi riproposta dal governo Berlusconi. La destra la rilancia sostenendo che il mancato sviluppo dell’isola è imputabile alla mancata realizzazione del ponte. Il fatto è che vogliono mascherare l’incapacità progettuale del governo regionale e di tante amministrazioni locali in mano alla destra, mascherandola con l’ombra del ponte.Palermo, Catania e ora anche Messina sono governate dalla destra i cui amministratori intendono coprire la loro inefficienza con la mancata realizzazione del ponte. A questa città dove i servizi funzionano poco e male, dove il precariato è diventato quasi cultura, a questa città senza certezze, priva di sanità, dove i mezzi di soccorso non arrivano mai, dove le strutture sono prive di strumenti adeguati, dove collassa l’ occupazionale, a questa città dove interi quartieri vivono soggiogati dalla legge del più forte, dove lo Stato è poco presente, dove c’è timore da parte di chi opera nel settore del commercio, dell’artigianato, a questa città dove si privilegiano alcune vie piuttosto che l’intero territorio urbano, dove il porto, che poteva e doveva essere una fonte occupazionale, è diventato un semplice attracco per navi i cui passeggeri cercano altri lidi,………… a questa Messina, dove non esiste qualità della vita, occorre dare una svolta!! Occorre trasformare la macchina amministrativa, valorizzandone le risorse interne, occorre contrastare efficacemente ogni forma di violenza, con una politica di sostegno, atta a favorire la denuncia contro il racket, l’usura e la malavita organizzata. Occorre investire nella formazione culturale, non abbandonandola a se stessa o affidandola solo all’ambito scolastico, ma facendola interagire con l’intero tessuto sociale. E che dire dell’abbandono in cui versano i Comuni della Ionica, della Tirrenica e dei Nebrodi??La tutela della salute è stata messa al bando, paesi interi che pagano l’incuria e l’improvvisazione degli interventi pubblici, che vengono effettuati, intempestivi e non pianificati, unicamente in relazione a emergenze improcrastinabili che si susseguono senza sosta. Penso alle ex fabbriche di amianto che vengono utilizzate come locali per il deposito di generi alimentari poi messi in circolo dalla grande distribuzione, penso agli incendi (vorrei ricordare la morte del compagno Matteo Cucinotta), ai crolli, alla erosione delle coste, e che, dato che non esiste un piano di prevenzione efficace, mettono ogni giorno a rischio la vita……….. Così come per Messina anche per questa costa è urgente rilanciare il settore turistico-alberghiero, l’artigianato ed il commercio, così come è urgente investire per salvaguardare le poche realtà produttive rimaste, per promuovere la creazione di spazi culturali, per favorire l’aggregazione sociale e l’integrazione dei diversamente abili e degli emarginati. Per tutti questi obiettivi invitiamo le forze progressiste, i comunisti, i sindacati, le associazioni di categorie e tutti coloro che ritengono inderogabile creare una nuova fase, ad aderire alla nostra proposta: APRIRE LA VERTENZA MESSINA!! E da quella ripartire, smascherando una destra arruffona e sgangherata. Il Partito Il nostro partito a Messina sarebbe da considerare eroico se si tiene conto delle difficoltà economiche a cui siano sottoposti e dei pochissimi contributi provenienti dalla sede centrale. Ciò nonostante, manteniamo i locali della federazione e li manterremo ancora. I nostri iscritti, possiamo dire hanno riconfermato l’adesione. Un forte contributo viene dai giovani. Il nostro portale web è abbastanza visitato e partecipato e, data la scarsa attenzione che la stampa cittadina ci offre, ci fornisce la possibilità di propagandare le nostre idee e le nostre iniziative. Compagne e compagni, Numerosi sono i compiti che dovremo affrontare ed i temi che dovremo sviluppare per contribuire oltre che alla riunificazione, anche allo sviluppo della città. Così, nel corso di questi lavori, dovremo essere in grado di darci una struttura organizzativa, agile, che sia in grado di intervenire sui temi strategici del lavoro, di quello salariato e di quello autonomo, della sanità, dei trasporti, del piano regolatore, della cultura, una struttura che includa l’intera provincia, che parli ai giovani, che si misuri dialetticamente nel rapporto con la realtà concreta, offrendo una sponda anche per una rinascita intellettuale. Anche per questo settore saranno necessarie forme organizzative opportune ed efficaci.Nel momento in cui l’attacco alla Costituzione ha raggiunto limiti inimmaginabili, nel momento in cui la destra cerca di asservire il sistema giustizia agli interessi di pochi e ben individuati personaggi, noi comunisti, ma anche tutti coloro che credono in uno stato di diritto, dove i diritti ma anche i doveri siano uguali per tutti abbiamo l’obbligo di resistere. Ogni occasione, ogni modo che serva a suscitare l’onda di piena dello sdegno popolare ci deve vedere coinvolti e partecipi. Qualche parola deve, adesso, essere spesa sulla necessità che il partito si fondi su una forte dimensione etica. Occorre che ogni suo iscritto, che ogni militante, riconosca negli altri compagni, in ogni altro compagno, un esempio da seguire, senza personalismi, e occorre che, nei territori, si pensi ad un partito con maggiore autonomia. Tornare all’idea che la militanza, gli incarichi, gli eventuali ruoli istituzionali siano un servizio per il partito, sempre sottoposti a verifica e sempre revocabili, questo per offrire l’immagine di un partito unito, coeso e attento, solo così potremo aspettarci nuovi proseliti. Dopo la fine del più grande partito della sinistra italiana, i comunisti hanno preso strade organizzative e politiche diverse; dobbiamo avere l’ambizione di ricomporre la diaspora, di riunificate la sinistra partendo da noi comunisti. Sapendo che non accetteremo più, in seguito di essere messi da parte, in nome di alleanze e convenienze. Da oggi, lavoreremo per l’unità, perché non si tratta solo di lottare alle pretese di strapotere che la destra, con arroganza, ha innestato, ma di guardare oltre, di pianificare non solo il presente, ma anche il futuro. Grazie IL MESSAGGIO DI SALVATORE PETRUCCI, SEGRETARIO RAGIONALE PDCI SICILIA Care compagne e cari compagni della Federazione di Messina, in occasione del vostro congreso provinciale, vi giunga il mio fraterno saluto e l'augurio di un proficuo lavoro. La stagione congressuale che il partito sta vivendo, dopo la grave sconfitta della sinistra nelle scorse elezioni, deve poter costituire il momento di inizio della rigenerazione della sinistra della quale i Comunisti, ed il nostro Partito, sono protagonisti essenziali. La sconfitta elettorale del controsinistra, nella nostra Isola, ha assunto proporzioni ancora più evidenti, anche perché i nostri abituali elettori non sono andati a votare. La loro disaffezione deve costituire per noi un grave monito e deve impegnarci ad una analisi severa per comprendere fino in fondo i motivi del successo straripante del centrodestra, malgrado il cuffarismo e le pratiche di governo del centrodestra. Il risultato elettorale fotografa una grave involuzione alla quale ha, purtroppo, contribuito un centrosinistra in evidente stato di confusione, soprattutto per i tatticismi e le scelte del Partito democratico. Da Siciliani, dobbiamo rompere l'incantesimo di una Sicilia "irridimibile"; dobbiamo scrollarci d'addosso l'immagine di una terra incapace di assicurarsi un futuro di progresso, civile, sociale ed economico libero dalla mafia, dal malaffare, dalla malapolitica. Mi auguro che, al congresso nazionale di Salsomaggiore, la questione meridionale, pur accennata nel documento congressuale approvato dal comitato centrale, diventi questione prioritaria di tutto il partito. Per noi, Comunisti italiani della Sicilia, la " questione Sicilia", sia ulteriore motivo di vera, proficua unità e segno dela nostra identità. Fraternamente, Salvatore Petrucci Segretario Regionale
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