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I SIMBOLI PDF Stampa E-mail
venerdì 02 novembre 2007

 Sample ImageQualche giorno fa Diliberto ebbe a dire che il PdCI non avrebbe mai rinunciato al proprio simbolo, che riproduce quasi integralmente quello del PCI.

La dichiarazione non è di poco conto in relazione alla elaborazione delle modalità che devono guidare tre partiti e un “movimento” a coordinarsi – ed in prospettiva ad unificarsi – in un’unica formazione politica: qualcosa di meno di un partito e qualcosa di più di un cartello elettorale.

La nascente formazione (la cosiddetta Cosa Rossa: espressione che và rifiutata, quasi quanto l’espressione sinistra radicale) dovrà per forza di cose avere un simbolo, salvo a metterne insieme tre o quattro nella lista che prima o poi si andrà a presentare alle prossime elezioni. E le prime che battezzeranno il “coordinamento” potrebbero essere le Comunali e Provinciali messinesi.

Proprio sul simbolo potrebbe naufragare se non l’intera “operazione”, quanto meno la speranza di partire da subito con un elevato grado di integrazione dei partecipanti.

In realtà, il maggior nemico del partito unico non è il simbolo, quanto il giudizio politico che si dà sul comunismo e sulla sua storia; giudizio che si riassume icasticamente nella controversia dei simboli. La tendenza di questi ultimi anni è di criticare quella storia e quell’idea (e fin qui nulla di male, anzi: la critica è un valore fondante dell’ideologia comunista), se non di dichiararne la morte o di abiurarla.

Nel migliore dei casi si sente il bisogno di rifondarla o di superarla in una prospettiva più “moderna”, nell’epoca della globalizzazione e della nascente potenza europea. Per giunta, della nuova formazione sono chiamati a fare parte anche i Verdi che, pur annoverando nelle proprie fila ex comunisti o ex militanti in partiti di estrema sinistra della prima repubblica, rifiutano qualsiasi “marchio” ideologico.

Ciò spiega, in parte, l’affezione di Diliberto e dei Comunisti Italiani per quel simbolo: l’ideologia comunista non va gettata alle ortiche, né “rielaborata”, ma semmai verificata e adattata secondo quanto la Storia ha fi n qui dimostrato.

Ma un simbolo politico esprime anche la storia di un’idea: e la storia del Comunismo marxista è ancor oggi, nella società moderna, un pilastro che non può essere distrutto senza minare la stabilità dell’intera costruzione. E’ la storia della liberazione da tante oppressioni; ed anche quando ha limitato alcune libertà “borghesi” ha consentito a società feudali di “saltare” secoli di tormentata - e non meno cruenta - evoluzione in pochi decenni.

In Italia quel simbolo rappresenta il maggior contributo alla lotta antifascista e partigiana, i morti e la  speranza  di un’Italia migliore; il valore del lavoro e della sua liberazione dallo sfruttamento.

E la determinazione a difenderlo anche con la forza, se necessario, contro tutte le aggressioni che si registrano – oggi più di prima – a livello planetario. Il lavoro di chi ha solo le proprie mani (e/o le risorse che risiedono nella propria persona, come la cultura e l’intelligenza) e strumenti semplici ed essenziali (come una falce o un martello) per vivere e progredire.

Quel tipo di lavoro (ed ancor più le società più arretrate che da quel tipo di lavoro ricavano il principale contributo economico) è sempre più sfruttato dopo la caduta del muro di Berlino, e non è un caso. Mentre ieri l’equilibrio del terrore costringeva chi gestisce, in Occidente, il potere che nasce dall’accumulazione del capitale, a dimostrare che lo sfruttamento del lavoro non era poi così disumano, oggi che (apparentemente) è finita ogni competizione fra Est ed Ovest, sono caduti tutti i veli. Il Capitalismo ha scatenato contro i lavoratori le più selvagge forme di liberismo, ha istituzionalizzato il precariato, vari tipi di discriminazione e le più sfrenate forme di profitto. Ha lanciato in tutte le aree della vita economica il verbo delle concentrazioni; ha santificato la guerra e la distruzione di chi tenta di difendere la propria identità culturale.

Le necessità della produzione e dello sfruttamento del lavoro hanno ormai bisogno di omologare tutte le culture sotto l’unica ideologia ammessa: quella del capitale. L’unica alternativa politica a quell’ideologia è rimasta l’idea rappresentata da quei simboli: che i servi dei padroni propongono (ma è solo una stupida provocazione) di criminalizzare in termini di codice penale. Ecco perchè falce e martello non devono scomparire. Negli Stati dove non c’è, o è scomparso come forza signifi cativa ed organizzata, (USA, Gran Bretagna, la Polonia ed altri paesi dell’Est) è scomparsa l’idea stessa della Sinistra: perchè quel simbolo – e soprattutto la sua storia – servono ad ancorare la discussione politica dell’oggi a valori universali, senza i quali è impossibile frenare la deriva verso un relativismo etico- politico che fa il gioco del Capitalismo e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Quel simbolo rappresenta la continuità ideale di una lotta che oggi, lungi dal cessare, si fa sempre più dura. In quel simbolo il PdCI e tutti i comunisti si identificano e si affratellano. Oggi e sempre.

Francesco Maiorana




  Commenti (1)
 1 Scritto da werty, il 29-07-2008 15:08
xczczxc

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