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L’autocensura dell’informazione italiana PDF Stampa E-mail
mercoledì 26 settembre 2007
Il dibattito politico di questi giorni registra un esempio interessantissimo di autocensura

Il dibattito politico di questi giorni registra un esempio interessantissimo di autocensura, anche se parziale, dell’informazione italiana: la notizia viene data in misura tale da risultare non sgradita, poi cercheremo di capire a chi.

Il primo esempio è dato dalla vicenda dei due militari (agenti SISMI) italiani. L’azione militare che li ha liberati (uno ferito, l’altro praticamente morto) è stata elogiata da tutta la stampa di regime (Repubblica inclusa) come un’atto dovuto. Atto dovuto è espressione del gergo giudiziario e amministrativo, che indica un’attività della Pubblica Amministrazione obbligatoria per legge e che non lascia margini di discrezionalità al giudice o al funzionario. Nel primo caso serve a dimostrare che l’avviso di garanzia non significa presunzione di colpevolezza (il problema nasce solo quando si tratta di imputati eccellenti; quando l’indagato è un povero diavolo l’avviso di garanzia è trattato dai giornali come una sentenza anticipata); nel secondo che il funzionario è omissivo se non lo ha adottato tempestivamente. Attenzione: in politica e nella funzione di governo non ci sono atti dovuti, ma tutto è, per dirla in gergo amministrativo, discrezionale. Parlare di atto dovuto per l’atto di forza volto a liberare le due spie italiane (usiamo l’espressione giusta, così si capisce meglio) è una metafora per giustificare la decisione, prima ancora che si potesse fare qualche riflessione in merito. Tralasciando altre considerazioni circa l’atteggiamento ondivago ed ambivalente della società civile italiana che spiega le incertezze del governo quando un italiano cade in mano nemica (se tutto va bene, la decisione – quale che sia - è giusta; se qualcosa va storto, dagli addosso chè si poteva fare diversamente), quel che si vuol qui sottolineare è la mistificazione della necessità dell’azione perchè i militari sarebbero sicuramente stati uccisi. La ragione vera invece era certamente un’altra: si trattava di spie, come si è detto, che si trovavano fuori dall’area di azione delle truppe italiane, per una missione segreta, che sarebbero certamente stati costretti a dichiarare sotto tortura. Affermare che si è ricorso alla forza per salvarli (e invece ne hanno ammazzato uno e non ci sono riusciti con l’altro: ciò che contava era di riprenderseli, vivi o morti; e gli inglesi erano lì a controllare che i nostri soldati non se la cavassero ... all’italiana) è semplicemente una mistificazione. E siccome i giornalisti italiani non sono sprovveduti come la maggior parte dei lettori – elettori cui danno a bere certe mezze notizie, lo sapevano o lo immaginavano e non lo hanno detto. Classico caso di autocensura.

Altro caso eclatante è quello della tassazione delle rendite finanziarie. Che l’Italia sia sotto quest’aspetto un paradiso fiscale non lo mettono in dubbio nemmeno i forzitalioti che agli speculatori di qualsiasi tipo e razza  non farebbero mai uno sgarbo; ma ogni volta che questo governo si accinge a passare  dalle parole ai fatti, dopo ripetuti proclami ed impegni precisi, si scopre che “non è il momento”.
In effetti, qualche ragione gli oppositori della misura di equità fiscale stavolta ce l’hanno. Solo che non si può dire, nè a destra, nè ... a destra (chiedo perdono per il gioco di parole, ma in questa vicenda chi non parla chiaramente è di fatto di destra, anche se sta al governo o cerca di partecipare con prudenza da alchimista alla c.d. Cosa Rossa). A sinistra invece bisogna parlare chiaro, soprattutto in questi casi. Per capire perchè non si possono tassare le rendite finanziarie
occorre partire dall’America, come sempre accade quando si parla di soldi e porcherie, e dalla bolla speculativa immobiliare. Senza entrare nel merito, gli addetti ai lavori sanno (ed anche qui non lo si dice, o se ne parla con molta prudenza: altro caso di autocensura del giornalismo italiano, in questo caso finanziario) che siamo alle soglie di una fase recessiva mondiale. Ciò che non si sa è la dimensione del crollo prossimo venturo, che potrebbe essere epocale (peggio di Wall
Street per intenderci) o limitato nel tempo e nella misura. In ogni caso, appena si verificherà, tutti cercheranno di mettere al sicuro i propri sudati risparmi, compresi i grandi finanzieri che oggi continuano a fare soldi a palate giocando sulle oscillazioni di borsa create dall’incertezza dei mercati e dai provvedimenti (o non provvedimenti) delle banche centrali. E qual’è il modo più sicuro di conservare i soldi, anche se guadagnandoci poco o nulla? Comprando BOT e Titoli di Stato, che è quello che fanno già ora i più grossi Paperoni della finanza italiana. Ma anche lo Stato Italiano è a rischio, col debito pubblico che si ritrova. Ed allora: o offre un valore aggiunto (appunto la bassa tassazione) oppure – a parità di condizioni la finanza che conta si riverserà in massa su altri titoli di stato,
lasciando nei guai il Governo italiano. Il pericolo è reale e da non sottovalutare, datosi che viviamo in un regime capitalista. Ma perchè non dirlo? Passi per Prodi e politici vari, che offrono un doveroso tributo alla carità di patria; ma l’informazione? Non sono in grado di dire se simili concetti siano stati espressi dall’informazione finanziaria, che già si autocensura per non rischiare la pagnotta. Ma l’informazione di massa? La Repubblica e il Corriere della Sera? Non sono
un assiduo lettore di tutti i giornali, ma un simile concetto se fosse venuto fuori, sarebbe stato rilanciato, suppongo. Invece niente. Si discute se è il momento o non lo è, ma non si collega questo problema con la necessità di non perdere i migliori clienti dei BOT quando scoppierà l’inferno finanziario.

Autocensura, appunto.

Attilio Camaioni




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