No alla chiusura delle guardie mediche nei piccoli comuni
mercoledì 03 ottobre 2007
di Enrico Ascia*
SPESA SANITARIA IN SICILIA: NO ALLA CHIUSURA DELLE GUARDIE MEDICHE NEI PICCOLI COMUNI, OCCORRE INVECE INNANZITUTTO TAGLIARE SPRECHI E PRIVILEGI.
Caltanissetta, 02.10.2007
La vibrante protesta di sindaci, amministratori, consiglieri, organizzazioni sindacali e medici di continuità assistenziale ha indotto l’Assessore regionale alla sanità Roberto Lagalla a sospendere temporaneamente l’efficacia del provvedimento sui tagli alle guardie mediche siciliane.Segnale inequivocabile che se il Governo Regionale anziché perseguire la politica dei “colpi di mano” avesse sentito preliminarmente gli amministratori locali convocando così come per legge e nelle varie realtà provinciali le Conferenze dei Sindaci, tutto si sarebbe potuto evitare.La sospensione è comunque un segnale di apertura e di buon senso da parte dell’Assessore Lagalla che necessariamente adesso dovrà essere supportato ad una totale inversione di marcia della politica sanitaria del Governo Regionale.Occorre puntare diritto al cuore delle problematiche che hanno determinato il cosiddetto “buco” sanitario della Sicilia che nel 2006 ha raggiunto il livello contingente di circa di 700 milioni di euro.Chiediamo al Governo Regionale di non ridurre i servizi alla moltitudine di cittadini o diminuirne la qualità, semmai di individuare dove si annidano gli sprechi di risorse ed i privilegi di pochi, intervenendo con tagli opportuni.I Comunisti Italiani invitiano il Governo Regionale ad iniziare l’opera di risanamento dei conti recependo le indicazioni fornite dalla Corte dei Conti sul rendiconto generale della Regione Siciliana per l’esercizio finanziario 2006, ovvero di ridurre le oltre 1.500 convenzioni con strutture private, di recidere le spese non sempre giustificate per consulenti esterni e ed esperti che nel 2006 hanno raggiunto la cifra di oltre 200 unità per un costo complessivo annuo di oltre 400 milioni di euro.Occorre inoltre ridurre la spesa farmaceutica in Sicilia, il cui continuo aumento ha dimostrato che la politica dei ticket, oltre che politicamente errata, non serve comunque ad arginarne il forte aumento dal momento che la spesa sostenuta per ciascun assistito resta la più alta nell’intero territorio nazionale dopo quella della Regione Lazio.Volere iniziare l’opera di risanamento del buco di 700 milioni di euro operando da subito un taglio irrisorio di circa 8 milioni di euro con la chiusura delle mediche dei piccoli comuni della Sicilia che costituiscono gli unici presidi assistenziali a cui la moltitudine di cittadini è solita rivolgersi, soprattutto anziani e con prevalenti problemi cardio-vascolari, significa prendersi volgarmente gioco dei siciliani, oltraggiare le istituzioni testimoniando un uso distorto delle stesse.Giustificare la scelta del provvediemento Lagalla con la più generale esigenza di uniformare il numero complessivo delle guardie mediche siciliane agli standard medi nazionali significa non tenere per nulla conto del livello di arretratezza in cui versano i collegamenti stradali in Sicilia; significa cioè penalizzare doppiamente il popolo siciliano facendo seguire al danno la beffa!Occorre inannzitutto che il Governo regionale dimostri di essere forte con i centri di potere sanitari più forti dell’isola anziché vessare i più deboli che in questo caso sono ben rappresentati dai cittadini dei piccoli comuni siciliani e dai medici precari che hanno lungamente fin qui garantito il servizio di continuità assistenziale in locali per la maggiore inidonei e privi della opportuna strumentazione sanitaria di base.Il vento dell’antipolitica spira forte quando le istituzioni non riescono a garantire presidi di civiltà e diritti di cittadinanza e di uguaglianza per assecondare invece sprechi e privilegi. Solo dopo avere eliminato quest'ultimi sarà possibile chiedere al popolo siciliano di condividere la riduzione delle guardie mediche, e comunque tenendo sempre ed assolutamente conto del richiamo lanciato dai sindaci dei piccoli comuni, ovvero di garantire il servizio di continuità assistenziale indistintamente in tutti i centri dell'isola intervenendo invece in termini di riduzione nelle grandi aree metropolitane dell'isola, ovvero nelle zone più riccamente servite in termini di presidi sanitari.
Dopo la lievitazione dei costi dei servizio idrico e di raccolta dei rifiuti solidi urbani, figlie senz'altro di una politica neoliberista profondamente errata, oggi la scelta del taglio delle guardie mediche nei piccoli comuni rischia di aprire una profonda ed incolmabile ferita: oggi più di ieri è in gioco un bene supremo al cospetto dei cittadini, ovvero la credibilità stessa nei riguardi delle istituzioni preposte, ecco perchè il Partito dei Comunisti Italiani chiede segnali di maturità e di inversione di marcia al Governo Regionale!
Enrico Ascia
Responsabile Regionale Enti Locali del Partito dei Comunisti Italiani
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