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Non si può non esprimere il disprezzo (che sarebbe ben poca cosa) ma anche la soddisfazione intellettuale per l’ignobile servizio andato in onda pochi giorni fa sul TG2 a proposito del 90° della Rivoluzione di Ottobre, ed oggetto di una interessante discussione su La7 di giovedì 1 novembre: quel servizio rappresenta la dimostrazione di quanto l’idea del Comunismo sia oggi vitale e faccia paura. Dice bene Marco Rizzo (PdCI): se il Comunismo è morto perchè se ne discute tanto e si sente il bisogno di demonizzarlo? Prescindendo da alcune discutibili o condivisibili valutazioni espresse in quella trasmissione (non si può identifi care il Comunismo marxista con l’Unione Sovietica; la storia successiva a Lenin ha in qualche modo tradito il marxismo; senza quella Rivoluzione il ‘900 non avrebbe conosciuto l’evoluzione democratica che abbiamo registrato in Occidente) una rifl essione mi sembra essenziale per giudicare anche l’attuale momento della lotta dei lavoratori a livello mondiale. Si cerca spesso di identifi care il Comunismo con le stragi o gli eccessi che storicamente si sono registrati in Unione Sovietica ed in altri Stati dove si ritiene che esso si sia affermato. E si cerca di assimilare questi fatti con lo sterminio degli ebrei operato dal nazismo o con le crudeltà del regime di Pol Pot. E’ un errore di prospettiva che si giustifi ca solo con le esigenze propagandistiche alimentate dal persistente terrore che quest’idea suscita ancora. Sarebbe come identifi care la democrazia americana col genocidio dei pellerossa o con la bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki. Nel valutare gli eccessi verifi catisi nel corso della Storia – se si vuole veramente capire – non si può non contestualizzarli. Mentre la volontà di affermare con la rivoluzione il comunismo nella Russia zarista aveva la giustifi cazione di una società ancora feudale, e si è servita di valori e “sistemi” tipici di quel tipo di società (senza dimenticare che era in corso una guerra spaventosa), il nazismo e gli eccessi della politica americana si sono verifi cati in nazioni per così dire civili. Quegli eccessi vanno valutati anche alla luce dei risultati che hanno prodotto. I russi dell’epoca di Stalin vivevano sicuramente meglio di quelli dell’epoca zarista. I cubani oggi vivono di gran lunga meglio degli abitanti degli stati del centro america asserviti agli interessi americani. Senza trascurare che la nascita e l’affermazione di un’idea non può avere un decorso pacifi co se contemporaneamente la Storia e gli interessi del mondo più evoluto le scatenano contro dei mostri ideologici come il fascismo ed il nazismo, e conducono contro di essa una guerra spietata (le bombe di Hiroshima e Nagasaki erano un monito per l’URSS più che un’esigenza militare contro un Giappone ormai vinto). La verità è che si è scatenato in questi ultimi tempi un maccartismo riveduto e corretto. Quello degli anni ’50 ha perseguitato ferocemente, anche se in modo meno cruento, artisti ed intellettuali (il caso di Charlie Chaplin è emblematico) ed ha avuto effetti “terroristici” sulla società americana. Basti un episodio per comprendere i risultati che la “guerra” maccartista ha avuto. Il famoso attore Gary Cooper, interrogato dalla Commissione sulle attività antiamericane, dichiarò “Non ho mai letto Marx e non conosco le basi del comunismo, ma penso che sarebbe una buona idea se il Congresso decidesse di bandirlo dagli Stati Uniti.” E’ questo che il Capitalismo, con il nuovo maccartismo, vuole sentir dire oggi da ciascuno di noi. Attilio Camaioni
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