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... io avverto una crisi specifica italiana che colpisce tutti i livelli istituzionali ed è allarmante. Due dei principali vertici delle forze dell’ordine hanno subìto pesanti condanne. Gianni De Gennaro, già capo storico della polizia italiana e oggi a capo dei servizi segreti, e il comandante-generale dei Ros, cioè dei Reparti Operativi Speciali dei Carabinieri, uno degli uomini più importanti d’Italia e d’Europa, condannato in primo grado a 14 anni per traffico internazionale di stupefacenti. Ho voluto citare questi due casi e non ho parlato della cosiddetta cricca perché per alcuni versi li considero anche più gravi. Il capo dei servizi segreti e il comandante generale dei Ros sono vertici istituzionali di prima grandezza. Ci si aspetta da loro che siano i garanti, i custodi della sicurezza e della legalità. E invece sono anche loro nella lunga fila di personaggi coinvolti nella corruzione. E’ in atto un impazzimento generale del sistema. Non si salva nessun livello. Non si salva la magistratura, non si salvano le forze dell’ordine, le forze armate, non si salvano l’imprenditoria e il sistema politico. Il livello nel quale è sprofondata la società italiana non ha precedenti nella storia repubblicana. E’ lo scenario inquietante di un Paese che ha la classe dirigente peggiore del mondo capitalistico. In questo quadro è evidente la sfiducia profonda della popolazione non solo nei confronti del governo, ma complessivamente verso le istituzioni, rispetto alla stessa democrazia. Nella degenerazione del sistema politico e istituzionale, si affermano sempre più la personalizzazione e il leaderismo populistico, sia a destra che a sinistra, devastanti per chi intende la politica nelle forme della lotta fra le classi e non tra le persone. Prevale la logica del più forte, del più ricco, del più famoso, di chi ha appoggi nel mondo che conta, tra i poteri forti. E succede che quello che Fausto Bertinotti definiva un “imprenditore illuminato”, Sergio Marchionne, porti a compimento nel disinteresse del governo l’operazione Pomigliano aprendo la strada alla devastazione dei diritti del lavoro. Quando lo scambio è tra il posto di lavoro e la tutela dei diritti costituzionali, si è alla fine di ogni forma di relazioni industriali. Quando un diritto costituzionale viene azzerato da un accordo di diritto privato tra imprenditore e lavoratori, si verifica l’inversione della gerarchia delle fonti del diritto. La Costituzione diventa secondaria, vince il primato del mercato. E questo, sul piano sostanziale, apre la strada a qualsiasi ricatto: prima il diritto di sciopero, poi il salario, le ferie, la mensa, la pausa fisiologica. (Olivieo Diliberto)
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