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Diliberto: In Grecia si comincia a morire. Dopo la Grecia a chi tocca? PDF Stampa E-mail
giovedì 06 maggio 2010

Assisto con orrore e preoccupazione alle notizie che arrivano di ora in ora dalla Grecia. La repressione contro la protesta popolare sta facendo esplodere una violenza diffusa con possibili, drammatici, risvolti. La gente comincia a morire. Non permettete a nessuno di attribuire questi eventi tragici al caso o all“estremismo” politico. Alla base c’è una scellerata politica economica internazionale al soldo di speculatori che fanno affari sulla pelle dei lavoratori. Come definire altrimenti le ondate speculative di chi da settimane scommette sulla crisi e sui ribassi in borsa? Come definire quegli stati europei che piangono e si lamentano perché costretti a fare credito alla Grecia e che su questi crediti mettono interessi che sono più del doppio di quelli emessi nei loro paesi?

I rischi di questa fase sono enormi e le ripercussioni possono fra breve riversarsi anche in Italia. Anche qui ci sono forze politiche ed economiche che farebbero pagare tutti i costi della crisi ai lavoratori dopo aver svuotato le casse dello Stato per difendere quegli istituti di credito che fino all’ultimo si sono arricchiti sui piccoli risparmiatori. Ora si chiede, sempre ai lavoratori, di correre in soccorso di uno stato sull’orlo della bancarotta. Il tutto con l’inerzia di un parlamento senza opposizione perché senza comunisti.

Ma il tempo delle parole è scaduto. Occorre rimettere in campo un movimento di protesta e proposta. Per questo lancio a nome mio e di tutto il partito un appello alle forze di sinistra e democratiche.

Scendiamo in piazza in solidarietà con i lavoratori greci, oggi brutalmente colpiti nei loro diritti, perché se le cose non cambiano quel momento arriverà anche per gli altri lavoratori europei.

C’è un’inadeguatezza grande dell’Unione Europea. Se l’intervento a favore della Grecia fosse avvenuto solo pochi mesi fa, sarebbe stato più contenuto e soprattutto più risolutivo. E’ impressionante leggere in quasi tutti gli articoli che parlano della crisi greca la frase: “i mercati sono turbati”. I mercati sono turbati?! E chi è che ha provocato la crisi a livello mondiale? Non sono state le speculazioni finanziarie? Solo che gli speculatori e le banche – il mercato, come si suol dire – hanno goduto di salvataggi enormi, fiumi di dollari e di euro. Si sono salvati (coi soldi nostri) e hanno ripreso a lucrare. Le società di rating e le banche internazionali hanno messo nel mirino della speculazione le situazioni più deboli, nel caso di oggi la Grecia. Scommettono sull’insolvenza dei deboli, sulla crisi dell’euro e dell’Unione Europea.

La prima tranche che l’Italia verserà alla Grecia è di 9 miliardi di euro circa che nei tre anni arriveranno a 15 miliardi. Bene. Ma è davvero un atto di pura solidarietà? L’Italia ha le casse vuote. E allora da dove prende i soldi? Emette obbligazioni di stato che vengono sottoscritte dai cittadini a cui viene dato un tasso di interesse bassissimo, credo neanche lo 0,50%. Quel denaro dei cittadini viene dall’Italia prestato alla Grecia che, a sua volta, darà all’Italia il 5% di interessi. E lo stesso vale per gli altri paesi che “accorrono in soccorso” della Grecia. Mi si dirà: ma quei paesi corrono un rischio e si devono tutelare. Sarà. Ma bisognerebbe guardare più la luna e meno il dito. Anche la crisi dell’Italia è profonda, e dopo Portogallo e Spagna, se le cose non cambiano, toccherà a noi la stessa sorte della Grecia. Siamo un paese senza più sviluppo. Tutti i settori industriali, compresi quelli più innovativi, sono in crisi. L’unica risposta che viene data è la cassintegrazione. Giusto, ci mancherebbe che i lavoratori non fossero tutelati. Ma intanto il paese affoga. Servirebbe oggi – com’è accaduto nel dopoguerra – un istituto che programmi una seria e moderna ricostruzione industriale dell’Italia per rimettere in moto lo sviluppo. E invece il tempo della politica continua a consumarsi tra leggi e leggine ad personam, finte riforme della giustizia, insomma tutte misure per tutelare Berlusconi e il sistema di potere politico affaristico. E’ allarmante. Non possiamo aspettare altro tempo. Uniamoci alle proteste dei lavoratori greci.

Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Partito dei Comunisti Italiani




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