Il Prc di Messina risponde ai fuoriusciti dell’area Vendola. Il Pdci segue con rispetto e attenzione
domenica 08 marzo 2009
Riceviamo e pubblichiamo la risposta di Alfredo Crupi, portavoce del Prc di Messina, al comunicato stampa dell’Area Vendola. La nota del Pdci .
“La svolta non c'è stata al congresso di Chianciano, dove non ha prevalso nessuna mozione, nessun progetto di partito” – scrivevano nella nota i fuoriusciti vendoliani delusi dal documento finale di quel congresso, che definiscono un modo di “rimanere chiusi nel fortino di Rifondazione e tornare anche indietro nel percorso innovativo compiuto dal partito”, e optano per la costruzione d’un nuovo soggetto politico a sinistra "non meramente un partito unitario dei comunisti, chiamandola “necessità”” .
Ecco la risposta di Alfredo Crupi, portavoce del Prc.
Il direttivo del circolo del partito della rifondazione comunista “Peppino Impastato” ha preso atto delle scelte maturate dall’ex segretario e da alcuni altri membri dell’organismo, che hanno deciso di aderire a una nuova formazione politica insieme a sinistra democratica e ai socialisti di Nencini. Il direttivo ha deciso, come la stragrande maggioranza del partito, di proseguire a testa alta il progetto della rifondazione comunista, respingendo come falsa e strumentale l’accusa di essere “arroccati e identitari”.
Tale invettiva serve solo a mascherare le contraddizioni di chi per realizzare “l’unità della sinistra” non trova niente di meglio da fare che mettere in campo una serie di scissioni (dal PD, dal Pdci, dal Prc, ora anche dai verdi…).
In realtà l’operazione politica messa in atto non realizza alcuna unità, ma è la convergenza tra quegli spezzoni di forze che hanno deciso di costruire un nuovo soggetto politico (uno in più!) per occupare una piccola porzione dello spazio a sinistra lasciato scoperto dai socialisti prima e dai Ds dopo.
Questi compagni non se ne vanno perché loro sono unitari e moderni e noi settari e antichi, ma semplicemente perché hanno rinunciato al progetto comunista per costruire qualcosa di diverso, inventandosi la teoria paradossale per cui l’unico modo di essere comunisti oggi sia nascondere ipocritamente la propria identità e lavorare per cancellare le forze politiche comuniste o quanto meno ridurne il peso.
L’unità tra forze diverse non si costruisce dall’oggi al domani perché qualche politico di professione in qualche salotto raffinato ha deciso che questo è l’unico modo per garantirsi una qualche nuova poltrona, senza nemmeno riuscire a imparare dai propri errori, come se la catastrofe dellasinistra arcobaleno non ci avesse insegnato nulla.
I processi unitari tra forze politiche si costruiscono a partire dal rispetto reciproco, quindi chi vuole unirsi con il PRC e il PdCI spiegando loro che debbono rinunciare a chiamarsi comunisti, ai loro simboli e alla loro struttura organizzativa, come era accaduto con la sinistra arcobaleno, non vuole realizzare alcuna unità, ma semplicemente l’annessione dei voti, dei militanti, delle strutture e delle risorse di quelle forze comuniste che intende cancellare. Viceversa è naturale che tra i due partiti comunisti sia aperta una interlocuzione, anche perché qui si tratterebbe semplicemente di riassorbire una scissione del passato le cui cause scatenanti sono venute in gran parte a mancare. Non si capisce però perché chi smania tanto per l’unità della sinistra veda come il fumo negli occhi l’unico vero processo unitario tra due forze significative nel campo della sinistra… o meglio si capisce benissimo!
Anche questo processo di avvicinamento tra le forze comuniste è tuttavia niente affatto scontato e tanto meno compiuto, perché quello che noi comunisti vogliamo evitare è proprio il politicismo di operazioni di vertice che portano alla sommatoria di piccoli apparati che cercano di galleggiare a scapito di ciò che già esiste, che è esattamente, al di là delle buone intenzioni, quello messo in campo da Vendola e soci.
Quello che rifondazione ha deliberato al proprio congresso nazionale, e che sta tentando di mettere in campo nonostante la scissione, è di avviare un vero processo unitario, a partire dal basso, insieme alle forze sindacali, ai movimenti, alle associazioni, a tutte le forze della sinistra (compreso il movimento per la sinistra!) da costruire nelle lotte per difendere i salari e i diritti dei lavoratori, per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, dalla parte delle donne, dei giovani, dei migranti, per difendere e rilanciare la scuola pubblica, per una compiuta democrazia poggiata sui pilastri dei diritti fondamentali sanciti nella costituzione, e tanto altro ancora.
Da quì l’elenco di una serie di iniziative che il Prc pone sul piatto, tra cui quella “insieme al Pdci della commemorazione dei caduti del 7 marzo del 1947 che manifestavano per il lavoro”.
La nota dei Comunisti Italiani:
Il Pdci segue con rispetto e attenzione una crisi come quella del Prc, che probabilmente era inevitabile: la coesistenza di anime diverse è difficilmente riconducibile ad unità. Appunto per questo, se lento e – giustamente – prudente, ma non più rinviabile, si sta rivelando il processo unitario fra i comunisti, ancor più prudente e fortemente attenzionato dev’essere l’eventuale processo di (ri)avvicinamento con soggetti non comunisti, tenendo conto che questi, nello sforzo di marcare la differenza, non riescono talora a differenziarsi dagli anticomunisti.
Chi rinuncia ad una identità, non sempre riesce a trovarne un’altra degna di questo nome finendo nel vortice di soggettività più solide.
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