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Sono oggi, uguali ad allora, tempi di pane e lavoro, di precariato, disoccupazione, interinalità e di ogni altra porcheria inventata dal capitale che si nutre di profitto. di Renato De Luca
Fra i suoi mali Messina ha anche quello, ultimo ma non ultimo, della melassa: sostanza dolce ed appiccicosa che tutto tiene. Il perfetto collante piccolo borghese! Un sonno in REM interrotto da qualche scossa di terremoto, caratterizza la nostra città. Poi tutto tace e riprendono gli affari. Nella melassa messinese sono tutti uguali. Ricchi e poveri, belli e brutti, capaci ed incapaci; ed anche i lumpen si fanno strada e viale nella notte cittadina. Insomma, un tendere la mano, nel gesto dell'accattone. Ma non fu sempre così. Ci fu un tempo in cui per fame, pane e lavoro gridavano, alcuni dei nostri concittadini vollero sfidare lo stato di cose esistenti (7 marzo 1947) e protestarono, con rabbia, la loro rabbia. Si assemblarono davanti alla Prefettura e chiesero diritti, pane e lavoro. Come in uno Spoon River nostrano un tenentino, "occhi turchini e giacca uguale", gridò a i suoi uomini "AvantiSavoia" e fu la strage. Agli albori della Repubblica ancora una strage in nome dei Savoia! Ai funerali degli uccisi, raccontano le cronache dell'epoca, più di centomila messinesi spinsero le bare. Non solo il dolore ed il lutto delle famiglie, ma la sconvolgente consapevolezza di un popolo. Il 7 marzo 2011, un piccolo gruppo di "cittadini" (uso il termine nel senso pieno che gli diede la Rivoluzione francese) depone dei fiori sulla lapide dei caduti. Non è un rito, ma una dichiarazione di appartenenza. Appartengono quelli del 2011 a quelli del '47 e sono la loro continuità. Un'Araba fenice determinata ed insolente (chissà, un giorno forse insorgente). Sono oggi, uguali ad allora, tempi di pane e lavoro, di precariato, disoccupazione, interinalità e di ogni altra porcheria inventata dal capitale che si nutre di profitto. 7 marzo 2011, erano in pochi, e qualcuno guardava stupito. Li dico senza ordine alfabetico: la Cgil, i Comunisti, gente di strada e qualcuno che aveva vissuto, da giovane, quei giorni. Non c'è morale in questa favola, c'è solo voglia di rivolta. Renato De Luca
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