Fallimento Smeb Cantieri Navali. I vertici dell'azienda saranno processati il 4 giugno. Fra gli imputati l'assessore comunale alle politiche del mare Pippo Isgrò.
“Il mare è la voce del mio cuore, è la voce del tuo cuor che ci unisce ancora. I miei baci a te, i tuoi baci a me ce li porta il mare”. Chi non ricorda la celebre, vecchia canzone? Chissà come la intonerà ora il sindaco davanti alle accuse rivolte dagli inquirenti al suo attuale assessore in carica, pronto a dimettersi se questi “glielo chiederà.”
L’attuale assessore comunale di Messina alle politiche del mare, Pippo Isgrò, assieme ai sindaci Giuseppe Galeano e Luciano Visintini e ai vertici dell’azienda SMEB saranno processati il 4 giugno.
L’accusa riguarda uno strano fallimento sospetto, quello della SMEB, preceduto da alcune operazioni sospette fra le società Sirio e Fenice che avrebbero consentito di distrarre circa 15 milioni di euro, sul quale la magistratura sta cercando di far luce.
Secondo gli inquirenti, poco prima del fallimento della Smeb, sarebbero state distratte somme di denaro a favore della Fenice. Un’operazione, in particolare, è stata attenzionata dalla magistratura, quella che portò al trasferimento di partecipazioni per 8 milioni di euro dalla Smeb alla Fenice. Qualche mese dopo l’azienda dichiarò fallimento.
Per l’assessore del mare Pippo Isgrò, consigliere di amministrazione della Smeb fino al luglio 2003, l’ipotesi di reato è di bancarotta per distrazione. La Guardia di Finanza avrebbe accertato che Isgrò, dal febbraio al luglio 2003, avrebbe prelevato al Bancomat 9800 euro per fini non societari.
Ma non finisce qui: per i vertici della Smeb c’è anche un’ipotesi di reato di appropriazione indebita nei confronti di 15 dipendenti che avevano stipulato contratti con delle finanziarie per la cessione del quinto dello stipendio. Secondo l’accusa però l’azienda, dopo aver trattenuto il quinto dello stipendio dei lavoratori, poi non lo versava alle finanziarie.
Certo che davanti a queste ipotesi di reato, per i cittadini messinesi, sarebbe trasparente, almeno sino alla data della sentenza, se il sindaco di Messina, di fronte alle note della famosa canzone, intonasse “io che ho pianto per te pregandoti di stare con me, mi pento … Stai lontana da me”. Ma forse Messina non è Sanremo.
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