Domenico Generoso, tessera “ad honorem” del PdCI per aver salvato sei vite nella recente alluvione e per sua l’attività politica di tutta una vita, a cento giorni dal tragico evento, fa il punto della situazione e invita a riflettere.
Sono passati cento giorni dalla triste alluvione. Cento giorni sono pochi e sono tanti. Possono considerarsi una “convalescenza” dopo la quale il malato dovrebbe star bene. Possiamo essere soddisfatti? Non credo. Anche perché le promesse non si sono materializzate, se non in piccolissima parte. Restano ferme le poche attività produttive come il commercio, l’artigianato e l’agricoltura, quest’ultima mai menzionata come attività economica ma, a torto, ritenuta per molti aspetti ludica (passatempo). A differenza delle prime due attività, commercio e artigianato, il cui ripristino porta subito all’incasso e quindi ad un reddito certo, per l’agricoltura occorrono svariati anni prima che una piantagione arborea possa dare i suoi frutti. Il ripristino delle strutture agricole comprende la sistemazione del suolo e le piantagioni arboree per le quali la fase di accrescimento improduttiva è più o meno lunga a seconda della specie. Tutto questo non invoglia l’agricoltore ad investire lavoro e capitali per un futuro molto incerto. Cosa sarà delle nostre belle colline? Certamente andranno sempre più a degradarsi a causa delle frane e anche i piccoli smottamenti del suolo continueranno inesorabili. Alle coltivazioni subentreranno cespugli di rovi ed erbe infestanti che durante i mesi estivi alimenteranno incendi. Siamo già a gennaio, per alcune specie di piante inizia la nuova vegetazione: il mandorlo per primo, poi il pesco, il pero, il prugno, gli agrumi con le loro zagare profumate e poi l’ulivo, insomma quel grande caleidoscopio di colori a cui eravamo abituati scomparirà dalle nostre contrade. L’alluvione ha portato via il lavoro di intere generazioni di uomini e donne. Oggi non ci resta che sperare di avere strutture abitative in sicurezza, strade pulite e letti dei torrenti liberi sia nei periodi di magra che in quelli di piena. Le autorità preposte e i cittadini tutti dovrebbero vigilare e rispettare la sacralità della natura, modificare quelle leggi che hanno fino ad oggi consentito la costruzione di manufatti in prossimità dei corsi d’acqua, su terreni instabili ed in prossimità delle battigie del mare e dei laghi. Così finalmente non saremmo più costretti a scaricare sull’evento eccezionale la causa del disastro e le Procure non dovranno più aprire fascicoli d’indagine. Le temute “bombe d’acque”, che potrebbero colpire il territorio nazionale, a causa anche delle mutate condizioni climatiche, non dovrebbero causare più morti e distruzione di beni, come è accaduto per il passato. Tutto questo come potrà avvenire? Soltanto con una forte volontà politica che abbia come obiettivo il bene di tutta la collettività e non più il profitto dei singoli. Domenico Generoso (Scaletta Zanclea - Messina) Foto in alto: Domenico Generoso riceve la tessera “ad honorem” da Orazio Licandro, responsabile nazionale Organizzazione PdCI Foto in articolo: Domenico Generoso saluta i presenti
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