Rosario Madaudo, Presidente Ente Porto Messina: “A Messina si preferisce “essere solidali” con i disoccupati anziché festeggiare con i nuovi occupati”
Che strana città è Messina! Dopo che sono sparite le sedi della Difesa Marittima, dell’Ospedale Militare, di due Banche, dell’Enel, della Telecom; dopo la chiusura della Molini Gazzi, la crisi della Birra Messina, dopo che sono sparite quasi tutte le attività produttive e perfino la chiusura o l’apertura di un supermercato, acquistano un’ importanza vitale per la città, anche la Cantieri Rodriquez minaccia la chiusura! Giustamente tutte le forze, i sindacati, le Istituzioni compatte, Comune e Provincia in testa,tuonano contro la sparizione di questo glorioso cantiere, che, fino a qualche anno addietro, ha rappresentato in tutto il mondo le capacità lavorative imprenditoriali di Messina. Si minaccia giustamente battaglia ad oltranza, con interventi delle più alte cariche dello Stato, contro il verificarsi di tale evento. Nessuno dice che al n. 661/66 R.G.A.C. del Tribunale di Messina ancora pende un giudizio, dopo una serie di interruzioni e riassunzioni, e che sarà chiamato all’udienza del 14 maggio c.a., in cui il Ministero delle Finanze ed il Comune di Messina chiedono la dichiarazione di illegittimità dell’occupazione di alcune aree ed il conseguente sgombero delle stesse su cui insiste, tra le altre, anche la Cantieri Rodriquez. In detto giudizio è emerso che le stesse aree in questione erano state cedute dal Comune all’Ente Autonomo Portuale di Messina , che , però ,ancora ,non è stato chiamato in giudizio. Nessuno ne parla! In questo quarantennio, alla gestione del Comune si sono succedute tutte le forze politiche, ed alcuni esponenti, ancora molto influenti,sono stati a capo dell’Amministrazione comunale. Non a caso, in questi giorni, sono ripresi, ancora più violentemente, gli attacchi contro l’Ente Autonomo Portuale di Messina che, in questi anni, come sanno tutti i lavoratori e gli imprenditori del settore, è stato l’unico difensore della cantieristica navale messinese, pur pretendendo il rispetto degli obblighi contrattuali anche per il mantenimento dell’occupazione nel settore, nonché il rispetto delle prerogative della Regione Sicilia, sancite dall’art.32 dello Statuto e consacrate dalle relative norme di attuazione contenute nel D.P.R. n.684 del 01/07/1977 e per questo ritenuto, da alcuni, scomodo. In questi ultimi anni, infatti, l’Ente ha impedito l’opera di desertificazione imprenditoriale della Zona Falcata (anche la Ferrovie ed il Cantiere della Marina Militare hanno manifestato difficoltà ad operare in questo clima, tanto da non potersi ritenere improbabile un prossimo abbandono delle loro attività a Messina), permettendo al Bacino di Carenaggio ed alle pochissime imprese rimaste, tra cui una miriade di ditte dell’indotto, oltre alla Cantieri Rodriquez, di continuare ad operare nella cantieristica navale, il tutto con un bilancio risultato in attivo (forse esempio unico e pari a quello di una sola consulenza di altri Enti ritenuti, invece,benemeriti) “con un impiegato e mezzo ed un manipolo di consulenti settantenni (nonnetti), sessantenni (zietti) e trentenni che si asciugano il sudore con poche centinaia di euro”. Chi dovrebbe lavorare se no? Forse solo i soliti consulenti da centinaia di migliaia di euro a prestazione?! Se l’Ente Autonomo Portuale di Messina dovesse cessare la sua attività, sparirebbe ogni possibilità di sopravvivenza della cantieristica navale a Messina, con buona pace di chi vuole trasformare la “Zona Falcata” in un’ amena passeggiata per disoccupati, in attesa che l’area in questione diventi zona residenziale per milionari, forse anche con la speranza che, nel frattempo, la presenza di ordigni bellici ed inquinamento facciano diminuire il tasso di disoccupazione nella città. Per non parlare delle attività, svolte dall’Ente, per la realizzazione del Punto Franco, riuscendo a farlo accettare persino all’Autorità Portuale, nel suo Piano Regolatore, pur se trasferito da questa illegittimamente in altra sede, in cui non è attuabile per legge. E non si dica che la legge istitutiva del Punto Franco di Messina del 1951 on è più applicabile per l’avvento della disciplina comunitaria. Il Punto Franco di Venezia, istituito dal D. lgs del 1948 ha trovato una fase di prima attuazione solo con un decreto ministeriale del 1999. L’Ente Autonomo Portuale di Messina ha già ricevuto adesioni per un eventuale insediamento, nell’istituendo Punto Franco, dall’America, dall’Asia e dall’Africa, con una previsione occupazionale di circa 3.000 nuovi posti di lavoro solo nel primo triennio. Ma a Messina si preferisce “essere solidali” con i disoccupati anziché festeggiare con i nuovi occupati. Rag. Rosario Madaudo, Presidente Ente Autonomo Portuale di Messina
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