Dopo il S. Filippo e il Celeste vogliono regalare il punto franco e le aree pregiate del porto ai privati.
Il vice presidente Attilio Camaioni (PdCI) e il consigliere Mariano Massaro (PRC) rifiutano il gettone di presenza ma non rinunciano al ruolo nel Consiglio di Amministrazione dell'Ente Porto.
Lettera aperta ai cittadini
Il “ventilato” commissariamento dell’Ente Autonomo Portuale di Messina, rappresenta la triste decadenza morale di una classe politica che ha intrapreso il sentiero dell’interesse di bottega anteponendo la logica spartitoria al bene della comunità.
Comunicare attraverso la stampa locale un atto istituzionale di tale importanza, privo di motivazioni ufficiali che possano giustificare la nomina di un commissario speciale e senza alcun confronto, non solo con il c.d.a. dell’Ente ma neanche con le istituzioni cittadine che l’hanno costituito ( Comune, Provincia, Camera di Commercio) non è solo una grave omissione di chi dovrebbe ergersi a garante delle norme statutarie ma anche l’ennesima conferma della sufficienza con cui questa amministrazione regionale snobba la città di Messina.
Risulta ancor più grottesco chiedere le dimissioni dei consiglieri attraverso i quotidiani cittadini, se l’Assessore Regionale che ha proposto lo scioglimento dell’Ente pensa di esercitare ulteriori pressioni psicologiche attraverso la stampa compiacente, questa volta dovrà confrontarsi pubblicamente con chi non ha le sponde mediatiche per far valere le proprie ragioni ed è veramente stufo di essere additato come componente di un “carrozzone inutile” dopo essersi esposto in prima persona e lavorato in sordina nell’interesse della comunità per un compenso economico che farebbe sorridere l’ultimo dei consiglieri di quartiere.
In tema di sperperi e spreco di risorse pubbliche, pensiamo di non esagerare asserendo che non basterebbero le spettanze economiche dei 12 consiglieri dell’E.A.P.M. per pagare il compenso mensile all’Assessore in questione.
Ci opponiamo con forza al colpo di spugna con cui parte dell’amministrazione regionale, priva di assessori messinesi, intende cancellare l’Ente Autonomo Portuale della città di Messina, il c.d.a. non ha ricevuto alcuna comunicazione ad esclusione della richiesta di dimissioni a mezzo stampa che rispediamo al mittente. Per proseguire la nostra azione senza ulteriori distrazioni, privando di ogni futile argomento chi spreca fiumi d’inchiostro per infamare il nostro operato; i sottoscrittori della presente, in occasione del Consiglio di Amministrazione dell’E.A.P.M. tenutosi lo scorso 25 luglio, hanno ufficializzato l’intenzione di proseguire l’impegno assunto all’interno dell’Ente RINUNCIANDO AL COMPENSO ECONOMICO PREVISTO.
Sgombrato preventivamente il campo da populismi e prevedibili demagogie passiamo ad elencare i fatti a sostegno della nostra presa di posizione:
Lo statuto dell’E.A.P.M. prevede lo scioglimento del c.d.a solo in caso di provata disfunzionalità o per cattiva amministrazione; paradossalmente il bilancio dell’Ente è in brillante attivo e dopo decenni di inoperosità, quando gli attuali detrattori si trinceravano dietro un becero silenzio complice, questo c.d.a. ha deciso di lavorare ottenendo obiettivi insperati che stanno infastidendo non poco i fautori dell’accentramento di potere:
· L’inserimento del Punto Franco nel Piano Regolatore del Porto dopo 60 anni di tentativi falliti nel mare del conflitto d’interessi. Oggi, grazie all’Ente Autonomo Portuale, il Punto Franco è nei progetti di sviluppo della città nonostante l’opposizione dei tanti personaggi che orbitano intorno all’Autorità Portuale per tutelare interessi PRIVATI…
· La tutela delle realtà lavorative presenti nella zona falcata che nella prima bozza del p.r.p. erano state eliminate con un colpo di spugna senza tenere conto dei circa 2000 lavoratori che vi traggono sussistenza.
· L’opposizione vincente al prolungamento del Molo Norimberga che avrebbe reso inutilizzabili le invasature della flotta pubblica per favorire, manco a dirlo, gli operatori privati.
· L’attivo contrasto alla gestione “autarchica” del gruppo Palumbo, attuale concessionario dei cantieri ex SMEB, che avvolto nella coltre del silenzio connivente disattende impunemente il contratto di concessione, comprime i diritti dei lavoratori messinesi e non ha fin oggi contribuito al concreto rilancio della cantieristica.
Chi semina populismo accusando l’E.A.P.M. di essere ostacolo per la riqualificazione del waterfront asserisce il falso e s’illude di manipolare l’opinione pubblica con argomenti demagogici; il nostro obiettivo, parzialmente ottenuto con l’attiva collaborazione dei rappresentanti dei lavoratori, è quello di far convivere la modernizzazione della zona falcata con le realtà cantieristiche che insistono nell’area.
Dov’erano gli attuali paladini dello sviluppo quando il p.r.p. sostituiva i posti di lavoro con porticcioli per barche da VIP e giardinetti privati? Dov’era il presidente di Assindustria quando i cantieri SAVENA venivano cassati dall’area della falce?
Quando si scrive di sprechi e carrozzoni, si ha idea delle ingenti somme che gli industriali della zona falcata versano nelle casse dell’Autority? Si conoscono i compensi economici riconosciuti al presidente ed ai consiglieri che sono almeno il doppio di quelli dell’E.A.P.M?
Abbiamo calcolato che senza gli aumenti recentemente imposti dall’Autority per l’occupazione del suolo, i cantieri SAVENA, ad esempio, avrebbero potuto raddoppiare i dipendenti…. Mentre attualmente si trovano costretti a trasferire l’attività in altri siti siciliani… Come mai i paladini dello sviluppo, della messinesità e della giustizia sociale non scrivono nulla?
Sorge il fondato sospetto che l’unica colpa di questo c.d.a. sia quella di aver deciso di lavorare seriamente e denunciare alla città gli interessi privati che si celano dietro il paravento del risanamento e dello sviluppo auspicato da tutti.
La città deve conoscere i fatti:
dopo la creazione dell’Autorità Portuale che impegnava l’E.A.P.M. nella serrata difesa delle aree in concessione, nasceva un’impresa privata (la COMECAM di Vincenzo Franza, Mobilia e Cuzzocrea) con lo scopo sociale di operare nell’area del porto, come meglio specificato nell’atto costitutivo. La COMECAM non ha mai fatto mistero dei propri progetti:
attività nel settore del turismo, della cantieristica navale, fino alla gestione privata del Punto Franco. Non è un caso se da quel momento si registrano i duri attacchi contro l’Ente Porto, un’ipotetica impresa privata, avente un oggetto sociale eguale a quello della COMECAM potrebbe, dopo la scomparsa dell’E.A.P.M., realizzare:
· un centro commerciale nell’area dell’ex campo sportivo dell’Arsenale e guarda caso, sembra che quell’area dell’Ente Porto sia destinata proprio a tale scopo.
· Finanziare e sostenere imprese terze per la gestione di un porticciolo turistico come quello realizzato allo sbarcadero Masotto
· Occuparsi direttamente della gestione del Punto Franco come previsto nello Statuto della COMECAM.
E’ noto che l’Autority non può gestire in proprio alcuna attività d’impresa, pertanto, in assenza dell’Ente Porto, anche per la gestione del Punto Franco si arriverebbe alla concessione ai privati, come avvenne con la Compagnia del Mare per la gestione dell’area della fiera….
Insorgono legittime perplessità sul fatto che quanto previsto dal Piano regolatore del Porto coincida con l’oggetto sociale della COMECAM.
Dopo le generose concessioni degli stadi cittadini bisogna eliminare l’Ente Porto per regalare ai privati porzioni di aree pregiate del porto e la gestione del Punto Franco?
Si continua giustamente ad auspicare un waterfront messinese simile a quello di Bilbao, ma quando si chiede l’eliminazione dell’E.A.P.M chiamando in causa gli esempi di efficienza si omette volutamente di citare Trieste dove convivono felicemente l’Ente Autonomo Portuale (che si occupa della gestione pubblica dei Punti Franchi) e l’Autorità Portuale.
Risulta paradossale che l’Ente Autonomo Portuale debba essere eliminato da un governo regionale presieduto da un autonomista, siamo certi che prima di sciogliere un Ente Regionale per conferire altro potere allo stato centrale, il presidente Lombardo vorrà sentire le ragioni dei lavoratori della zona falcata e di tutti i messinesi. Il parere degli opinionisti della stampa locale, seppur legittimo, non è il vangelo e non rappresenta il pensiero dei messinesi che da una vicenda così gestita ne uscirebbero ulteriormente mortificati, mentre ancora si leccano le ferite per aver visto dirottare verso l’ICI del nord i fondi destinati alle infrastrutture dello Stretto, la metropolitana del mare e la stabilizzazione dei lavoratori.
Con buona pace della città di Messina che continua ad essere discriminata da Roma come dall’Assemblea Regionale Siciliana.
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