Informazione e/è democrazia: la “storia infinita” dei nostri giorni
domenica 19 aprile 2009
"Discutevo giorni addietro con un amico e compagno di Partito di colpo di stato prossimo venturo, e fui costretto a convenire con lui che il colpo di stato era già avvenuto."
Lettera aperta agli operatori-lavoratori dell’informazione.
Discutevo giorni addietro con un amico e compagno di Partito di colpo di stato prossimo venturo, e fui costretto a convenire con lui che il colpo di stato era già avvenuto, o per lo meno in corso. E se è vero che ciò non basta a chi lo ha messo a segno, è pur vero che abbiamo – tutti – il dovere di capire come e perché ciò sia avvenuto.
So bene che non è argomento di facile accertamento, né bastano poche righe per arrivare a valutazioni conclusive (ammesso che ciò sia possibile); ma so anche bene che qualche “complice” lo possiamo individuare con assoluta certezza. E in tempi di villaggio globale, tenuto conto delle ultime “purghe” hanno investito persino la satira, oltre a Olga Lumia licenziata, previo editoriale del suo direttore che l’ accusa di attaccare il premier e i suoi uomini, per aver pubblicato – su un personalissimo spazio privato - un articolo sull’attuale ministro Alfano (e tanti altri casi si potrebbero citare), diventa impossibile non puntare il dito contro i gestori dell’informazione.
La vittoria a tutti i livelli di questo centrodestra becero e arrogante, ma che trova conforto nei “tenutari della verità letta”, ha avuto un immediato riscontro nei telegiornali nazionali (che non sono mai stati di grande livello), ma che conoscono oggi qualcosa che assomiglia al fondo dell’abisso: non siamo ancora alle veline fasciste, ma ci stiamo avvicinando a grandi passi.
Tuttavia a Messina il fenomeno suscita minor preoccupazione: non perché l’informazione locale sia efficiente e puntuale, ma perché – senza voler fare di tutta l’erba un … fascio – ci siamo da tempo mitridatizzati.
I mass media locali – tranne qualche rara eccezione - che appaiono spesso egemonizzati e, in qualche modo, schiacciati dal “potere” del quotidiano cittadino, cercano inevitabilmente spazi nella piccola cronaca, nell’attenzione spesso eccessiva ai fatti delle istituzioni locali, alle beghe da cortile che spesso riscontriamo nelle assemblee elettive.
Certo, i mezzi d’informazione televisivi e quelli on-line utilizzano con grande efficacia la loro prerogativa principale, cioè quella di dare per primi le notizie che non siano frutto d’inchieste o di scoop particolari: e questo per fortuna dà loro un ruolo fondamentale, che si contrappone al monopolio asfissiante di certa carta stampata; ma non sembra che riescano a sottrarsi sempre e del tutto a certe “suggestioni” che, a Messina, appaiono diffuse e devastanti. Per la serie “ma cu ti potta?”.
Avete notato che certe notizie sono immediatamente pubblicate con discreta evidenza; ma poi, dopo che le stesse sono finite nei commenti della “carta stampata” (che spesso, appunto, nei casi più importanti, non divulga direttamente la notizia, ma la annega in un commento) non vengono “seguite” e quelle successive sono scarnificate se non del tutto censurate? Mi chiedo: che significa tutto ciò?
Ragiono astrattamente, ed ognuno è - grazie a Dio – ancora liberissimo di fare le valutazioni che crede, e parto dalla cultura oggi dominante in Italia e, da sempre, a Messina. Che è una cultura di destra e dunque, come tale, dichiaratamente autoritaria, illiberale, quando non palesemente repressiva.
Se in un sottosistema di questa cultura si afferma un soggetto egemone e, per giunta, di destra, gli altri componenti sanno di essere in qualche modo sottoscopa o possibili vittime, che dir si voglia.
Non occorre una minaccia concreta ed esplicita: si sa che scattano meccanismi simili a quelli borsistici.
Se il prezzo del petrolio scende, vendo subito un po’ di azioni del settore energetico, perché è certo che l’indomani quelle azioni scenderanno. Non perché le aziende energetiche subiscano danni immediati dalla riduzione del prezzo del petrolio, ma perché ogni trader sa che gli altri trader si comporteranno così. E se molti vendono, com’è noto, il prezzo delle azioni scende.
Questo meccanismo è alla base dei guai dell’Italia (la cui classe dirigente, di solito, non ha attributi degni di questo nome) e della crisi mondiale.
Fuor di metafora: Se un mezzo d’informazione sa che il soggetto egemone ha una linea fortemente dissonante con il significato di certe notizie, queste vanno censurate. Tanto più quando è fin troppo chiaro che c’è un vasto apparato di interessi, a livello economico e politico, che appoggia (per ignavia? per imbecillità? per malafede? per interessi inconfessabili?) quella linea.
Sarebbe facile liquidare la questione considerando tutti questi “operatori-lavoratori dell’informazione” come “servi del padrone”; in realtà la situazione è più complessa e va affrontata con la serietà di un atteggiamento che deve muovere dalla consapevolezza che ci stiamo giocando, tutti assieme, un bene inalienabile: la democrazia.
Non dirò che, quando si parla di “ambigua professionalità”, “chi lo dice dà del suo”. Anzi mi rivolgo proprio alla coscienza ed alla sensibilità sociale e politica di tutti gli operatori dell’informazione per scongiurarli di fare con estrema professionalità il loro mestiere. Perché la democrazia oggi passa per le loro mani, ancor più che per quelle dei funzionari pubblici, dei politici e della gente comune.
Non è giustificabile che, per favorire gli interessi di qualcuno (e dei loro familiari: anche i politici e gli operatori dell’informazione “tengono famiglia”), si difendano scelte scellerate che distruggono posti di lavoro in ossequio a progetti fantasmagorici che a Messina non hanno mai funzionato e son serviti, e servono ancora, solo da specchietti per le allodole.
Non è giustificabile che, per non compromettere un’onesta carriera professionale o politica, si rinneghino le proprie radici culturali o si volti gabbana ad ogni spirar di vento che viene dall’alto.
Messina ha distrutto così, negli ultimi quarant’anni, un patrimonio di storia e di cultura, affondando nel limo del “così fan tutti”.
Non è questione di essere estremisti dell’una o dell’altra parte. E neppure “democratici” se si vuole attribuire a quest’espressione un contenuto di lotta ai cosiddetti “opposti estremismi”. E’ questione d’intelligenza e di rispetto per sé stessi.
Non disprezzo solamente i fascisti che vanno a dire nei convegni che “il colpo di stato non è stato fatto il 28 ottobre, ma il 25 luglio”, ma soprattutto coloro che – a quel punto non si sono alzati dalla sedia per andar via, come ho fatto io in una occasione. Coloro che non si sono opposti, potendolo, al fascismo nascente. Coloro che, oggi, non mostrano alcuna preoccupazione per il colpo di stato strisciante.
Gramsci diceva che odiava gli indifferenti, fra i quali io aggiungo i servi felicemente consenzienti.
Pertanto, a tutti gli operatori-lavoratori dell’informazione in buona fede, rivolgo un accorato appello: se non ritenete utile ed opportuno ribellarvi al nulla che sta distruggendo il mondo, come nel film “la storia infinita”, sappiate che ognuno di voi operatori-lavoratori dell’informazione (come anche politici e gente comune) è come il ragazzino che legge il libro in quel film.
Date un segnale per mostrare di voler essere partecipi di questa meravigliosa “storia infinita” che passa per i nostri tempi o tutto il mondo scomparirà distrutto dal nulla.
Il mio non è odio per questi soggetti, ma semmai amore deluso.