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L’orgasmo della collera e quello del piacere PDF Stampa E-mail
domenica 13 gennaio 2008
di Attilio Camaioni

Dopo aver letto – venerdì 11 scorso – il livoroso articolo della Gazzetta del Sud, che ha deciso di riprendere i suoi attacchi taurini contro l’Ente Porto dopo che la Regione ha cominciato a finanziare il Punto Franco, non ero riuscito a resistere alla tentazione di commentarlo, perchè  quell’articolo è una chiarissima metafora di come questa città sia riuscita a sprecare un patrimonio di cultura e di risorse di ogni tipo, affondando nell’ignavia e nel malaffare. Nessuna discussione sulla portualità e sui destini della città potrà condurre a risultati utili e concreti finchè i messinesi saranno costretti a legare buona parte delle proprie informazioni ad un foglio, che annega nei commenti più insulsi le notizie che non riesce a nascondere. Ecco il commento.

“La notizia – che viene data solo alla fine dell’articolo – è che la Regione ha deciso di finanziare la recinzione delle aree destinate al punto franco  (cosa già tentata dieci anni fa dal dott. Saro Madaudo e bloccata dall’Autorità Portuale: da qui è scaturito un infinito contenzioso che ha portato danno a tutta la città). La Regione finanzia addirittura anche la realizzazione di capannoni nell’ambito del punto franco stesso. Insomma  Cuffaro ci crede. O vuol far sapere che ha deciso di crederci, che è lo stesso. E comunque fa sapere al mondo intero che non intende abbandonare al suo destino un Ente Regionale che gli consente di mettere becco nel porto di Messina.

Tornando alla Gazzetta, non c’è da sorprendersi. Ormai sappiamo che non sempre dà tutte le notizie, ma spesso preferisce “gestirle”: non è professionale, ma funziona.

Avevo istintivamente commentato fra me e me: ben gli sta. La cosa le è andata di traverso e perciò abbaia con la bava alla bocca. Che si strozzi. Ma poi ho riflettuto. Primo: non è cristiano augurare a qualcuno di strozzarsi anche se si tratta di un giornale o di qualcosa di simile. Secondo: questi qui non sono spontanei come spesso sono io. Dunque l’articolo ha un altro significato.

Vediamo. Sulla possibilità di edificare fabbricati residenziali all’interno dell’area falcata la Gazzetta ha impegnato tutto il proprio prestigio di potere “forte” della città. Era tranquilla che il Presidente della Regione Siciliana Cuffaro e il suo Assessore Beninati fossero intenzionati a far la pelle all’Ente porto. Che il ministro Bianchi in fondo non volesse rompere le uova nel paniere, e che l’Autorità Portuale volesse avere mano libera su tutta la falcata per farci di-tutto-di-più.  Per giunta il Commissario del Comune Sinatra sembrava aver “visto” il gioco approvando con la bacchetta magica il piano regolatore del porto, cui mancava solo la consacrazione ministeriale. Invece di colpo Bianchi e Cuffaro si mettono a tubare e viene fuori un Presidente dell’Autority di grossa levatura e per giunta non messinese (cioè fuori dai giochi messinesi), gradito ad entrambi ed anche alla Provincia Regionale; L’ex Sindaco, e ora anche segretario regionale del P.D., Genovese non protesta più di tanto; ora la Regione parla di punto franco (e ciò lascia supporre che ne abbia parlato anche col ministero): vuoi vedere che le sirene ministeriali hanno incantato Cuffaro e saltano i progetti della falcata? E come può realizzarsi un cambio di passo se non con la “complicità” dell’Autorità Portuale? Maleducati: cambiano le carte in tavola senza dire niente alla Gazzetta ... E allora stia attento Lo Bosco: la sua nomina (e soprattutto la sua attività successiva) sarà bollata come frutto del consociativismo, vocabolo ripescato dal più insulso linguaggio maccartista della prima repubblica ...

In conclusione. Come valutare il senso di quell’articolo? La Gazzetta non ce l’ha con l’Ente Porto. Non più di prima almeno. E concede pure qualche chance anche al Punto Franco: purchè non lo realizzi l’Ente Porto. Solo non tollera che Stato e Regione comincino a parlare di prospettive economiche della città senza chiederle il permesso. E l’Ente Porto, in fondo, deve esserle grato: le sue filippiche basate sul nulla hanno avuto il merito di richiamare l’attenzione di una città indolente e superficiale come Messina sulla enorme opportunità offerta dal punto franco; e se oggi la Regione lo scopre come un’opportunità da non disperdere è merito dell’opera paziente e tenace di Saro Madaudo. Ad maiora, presidente.”

Avevo appena finito di limarlo, che – ohibò – sulla Gazzetta del 12 vedo citati alcuni stralci di un mio articolo pubblicato su “per la sinistra” del 1 novembre 2007. Non solo, ma mi vedo citato con nome e cognome, qualifiche possedute e inventate (addirittura Presidente del PDCI di Messina: solo segretario cittadino, Lucio, bontà tua). Per la verità, più che citato sono elegantemente insultato: ma alla “Gazzettaccia” (lo dico affettuosamente, Lucio! Non mi querelare ...) si può concedere anche questo. Di più, gli insulti della Gazzetta sono un onore, per me; sono le stimmate del martirio, come il carcere degli antifascisti (si parva licet componere magnis ...). Non vale la pena contestare le capziose affermazioni del “cronista”, che con le lacrime agli occhi cerca di disegnarci (anzi dipingere come in un musical americano alla Mary Poppins) una Zona Falcata da paradiso terrestre. Figurarsi, in una città che non riesce nemmeno a combattere efficacemente i pappataci ...

Più intrigante è, invece, una lettura in filigrana  dell’articolo. In effetti, finora  la Gazzetta aveva semplicemente ignorato le mie critiche, dispensate a piene mani fin dalla nascita del quindicinale “per la sinistra”.  Adesso invece decide di ripescare un mio articolo di due mesi e mezzo fa. Perchè? Provo ad “interpretare” l’articolo.

1) C’è una forzata citazione dell’on. Ardizzone (UDC): un tentativo di chiamata alle armi per D’Alia?. 2) C’è un’accusa esplicita alla Regione per le colpe passate: “ma il passato è passato”. Che vuol dire? Forse si può tradurre: state facendo i monelli, ma ora sediamoci e parliamo. D’altronde con Cuffaro la Gazzetta non credo abbia voglia di scherzare ... 3) C’è di nuovo il riferimento al Ministro Bianchi, segno che timori crescenti serpeggiano nel cuore del padre-padrone della carta stampata messinese. In effetti il tanto osannato piano regolatore del porto è ancora in mezzo al guado, e spetta al ministro Bianchi consentire che approdi alla meta. Ma il ministro potrebbe accorgersi delle gravi illegittimità che lo viziano e tutto ricomincerebbe daccapo, senza più la sapiente guida dell’ex Presidente dell’Autorità Portuale Garofalo .... 4) In compenso è scomparso il presidente Lo Bosco. Gli stanno dando il tempo per meditare. 5) Si sottolinea il collegamento fra me e il ministro. Arrossisco un po’: è la chiave di lettura di tutti gli insulti che mi rifilano. Credo voglia significare: sei riuscito a fare qualche sconquasso andando e venendo da Roma, ma ora basta. Forse se passi a farci una visitina ti facciamo un’intervista. 6) Infine, dopo gli insulti, c’è uno scarno abbozzo di ragionamento (una riga e mezza per dire che sto commettendo un errore e favorisco involontariamente i “soliti noti”); potrebbe significare: se vieni alla Gazzetta a ragionare potresti accorgerti che stiamo dalla stessa parte”. 7) Ci sono infine due stranezze. Un errore (mi si definisce Presidente del PdCI e potrebbe essere un perfido tentativo di rendermi antipatico al mio Segretario Provinciale) e l’assenza di ogni riferimento al presidente dell’Ente Porto, Saro Madaudo, che è il vero artefice della rinascita dell’Ente Porto e l’unico “colpevole” del finanziamento regionale del Punto Franco.

Se la mia interpretazione “andreottiana” di queste due stranezze è fondata, chiarisco che i rapporti fra me ed il mio segretario di partito, e fra me e Saro Madaudo sono eccellenti. Colpo a vuoto!




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