LETTERA APERTA AI "COMPAGNI" NEL PARTITO DEMOCRATICO
venerdì 06 febbraio 2009
Cari “compagni” nel partito democratico, mi permetto di chiamarvi ancora “compagni”, termine che proviene dal latino “cum panis”, che accomuna coloro i quali dividono lo stesso pane, non certamente coloro i quali dividono la stessa camerata o si spintonano per la stessa poltrona.
di Antonio Bertuccelli, segretario provinciale PdCI Messina
Apprendo dalla stampa che il segretario regionale del vostro partito avanza l’ipotesi di incoronare a capo dell’opposizione un esponente del centrodestra, tale Fabio D’Amore, suo rivale nella corsa a sindaco di Messina, in nome di un'ipotetica opposizione all’attuale amministrazione locale, e, nel contempo, noto una “corrispondenza d’amorosi sensi” tra il partito che vi rappresenta e il partito a cui dovreste essere avversari.
“Rappresenta un valore aggiunto”, sostiene il segretario provinciale del vostro partito dott. Rao. “Sarebbe una buona cosa” – insiste l’On. Francantonio Genovese, segretario regionale –. “Un'alleanza con Risorgimento Messinese creerebbe ottime possibilità per un'opposizione unica e più incisiva a questa amministrazione". E, sempre per mezzo stampa, si assiste ad una discussione epistolare priva di un confronto vero.
Se un extraterrestre giungesse in città per studiare i comportamenti sociali dei politici messinesi, ritornerebbe alla sua astronave più confuso che persuaso, forse convinto di aver assistito ad una partita del gioco delle tre carte.
Che si possa cambiare repentinamente idea è cosa umana, ma quando si intende rappresentare la volontà di più soggetti si ha l’obbligo della consultazione degli interessati, altrimenti si rischia di scivolare in politiche che vengono considerate “cosa privata” .
Questo metodo “personale” di intendere la politica come logica del capo, senza una minima analisi e discussione partecipata e condivisa, che un tempo gli stessi protagonisti definivano “stalinista”, oggi essi l’applicano senza indugi, al grido di: “Guai a chi parla!”. Cosa già anticipata nei manifesti per le elezioni primarie del vostro partito che recavano la dicitura: “Sono democratico, perciò decido io”. Alla faccia della democrazia!
Tale concezione dovrebbe sembrare “tortuosa” per chi aveva un’idea netta e chiara sulla dialettica interna e un solido obiettivo da raggiungere, il quale non può essere narcotizzato solamente dalla paura di “trovarci” Berlusconi a capo del Governo o Buzzanca a sindaco della città.
Ormai tutto ciò è avvenuto e ha riscontrato consensi bipartisan sia sul piano politico, sia sul piano sociale, ma soprattutto sul piano economico e della democrazia, tanto che siamo costretti a subirlo in tutte le sue espressioni. Quindi non ha alcun senso osannare alleanze per sconfiggere un nemico che esiste solo a parole. La posizione assunta dall’ipotetica opposizione sulle vicende “Presidente della Provincia” e “Magnifico Rettore” è emblematica.
Sorge spontanea qualche domanda da porre ai “compagni” democratici: Eravate usi a questo modo di fare politica? La mancanza di discussione sull’azione politica e sulle alleanze strategiche è soddisfacente? Un tempo, non tanto lontano, quello che veniva definito centralismo democratico era il frutto di una complessa e sinergica dialettica interna, che coinvolgeva la “base” e i dirigenti di un partito che puntava alla tutela ed alla promozione dei diritti sociali, mentre oggi sembra essere l’espressione del volere “supremo”.
Chiudo con le parole di Giorgio Gaber: La libertà non è salire sopra un albero, la libertà non è neanche avere un’opinione. Libertà è partecipazione.
Una serena riflessione dovrebbe indicarvi la deriva o la strada da intraprendere.
“Fraterni saluti”.
Antonio Bertuccelli, segretario provinciale PdCI Messina
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