Accusati d'estorsione: si sarebbero fatti consegnare una "mazzetta" mensile per evitare gli scioperi
(Nuccio Anselmo - Gazzetta de sud) A leggere il capo d'accusa quasi non ci si crede. Si sarebbero fatti dare i soldi dal "padrone" sfruttando il loro ruolo di sindacalisti all'interno della fabbrica. Una tangente mensile per riportare l'ordine in azienda e non far bloccare l'attività lavorativa. Eppure c'è tutto nero su bianco in poche pagine, il reato ipotizzato è grave, si tratta d'estorsione continuata in concorso, forse è il primo clamoroso caso di questo genere registrato in tutta Italia. Sono tre i sindacalisti che risultano attualmente indagati dal sostituto procuratore Maria Pellegrino nell'ambito di un'inchiesta più ampia che da mesi è in corso sulle intimidazioni alla Società Cantieri Palumbo Spa della Zona falcata, e che ha visto una vasta attività di accertamento da parte della magistratura. Si tratta di Vincenzo Cambria, 44 anni; Leonardo Miraglia, 41 anni; Giovanni Schepis, 51 anni. Sono tutti messinesi, il primo è rappresentante sindacale della Cisl mentre gli altri due sono membri della Rsu. L'accusa formulata dal magistrato è di estorsione continuata in concorso perché Cambria, d'accordo con Miraglia e Schepis, attraverso minacce e pressioni psicologiche, avrebbe costretto l'amministratore unico dei cantieri, Antonio Palumbo, a versare periodicamente somme di denaro. L'ultimo episodio, una "mazzetta" da 1.500 euro, si sarebbe verificato il 15 aprile del 2010. Quindi c'è anche una data precisa agli atti dell'inchiesta. L'imprenditore napoletano Antonio Palumbo sarebbe stato quindi costretto a pagare con regolarità somme di denaro per evitare il blocco dell'attività dei cantieri navali e quindi un grave danno all'impresa. Il sostituto Maria Pellegrino descrive anche nel dettaglio attraverso quali comportamenti i tre avrebbero messo in atto tutta la loro manovra, per farsi pagare le "tangenti anti-sciopero". Miraglia e Schepis, come appartenenti alla Rsu all'interno dei cantieri Palumbo, di concerto con Cambria portavano avanti e sollevavano questioni lavorative e sindacali pretestuose, alimentando le proteste da parte dei lavoratori e ingiustificate astensioni dall'attività lavorativa, anche da parte di altri dipendenti. Cambria inoltre, sempre d'accordo con Miraglia e Schepis, come rappresentante sindacale della Cisl all'interno del gruppo cantieristico, avrebbe fornito rassicurazioni all'amministratore unico Antonio Palumbo, al direttore generale Raffaele Palumbo e alla responsabile dell'Ufficio personale Alessandra Latino. Rassicurazioni di che tipo? Secondo la Procura avrebbe garantito che, solo grazie al suo intervento, le riunioni all'interno dell'azienda si sarebbero svolte serenamente, senza alcun atteggiamento ostruzionistico da parte dei due rappresentanti sindacali di base, vale a dire Miraglia e Schepis, e inoltre che i lavori nel cantiere navale della Zona falcata non avrebbero subito ritardi e non si sarebbero verificati scioperi arbitrari e illegittimi.
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