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“Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda” di Saro Visicaro
Lo scorso otto settembre il Comitato La Nostra Città inviava una nota alla stampa riguardante la situazione della Zona Falcata di Messina e, in particolare, dell’ Ente Porto. Un tema che sta molto a cuore al quotidiano locale e al cronista Lucio D’Amico che ne reclama quotidianamente la soppressione. Quasi tutte le testate hanno riportato quella nota. Tutte meno la Gazzetta del Sud. Prassi normale riservata a tutti coloro che non rientrano nel coro diretto da Nino Calarco. Il 10 settembre appare nella pagina di cronaca della Gazzetta un commento del Lucio dello Stretto. Un commento ad una nota mai pubblicata, quella, appunto, del Comitato La Nostra Città. Prassi normale di informazione scorretta. Già visto. Il titolo intrigante del commento era: “ I disastri di Messina e i paladini del nulla”. Il succo della minacciosa prosa luciana era il seguente: Messina muore perché in questa città alcuni personaggi ( ovvero noi ) si permettono di “avere pregiudizi ideologici”, “beceri luoghi comuni”,”astruse teorie”,” teorie nichiliste”,etc.,etc. Insomma un vomito bilioso di chi si sente di essere leso nella e della sua maestà. Un piagnisteo insomma da ex cronista d’assalto che, non potendola dire tutta, si scatena verbalmente e verbosamente in difesa – consapevole o meno – proprio di coloro i quali Messina hanno distrutto e continuano a distruggere quotidianamente. Ma caro Lucio sei in grado di scrivere sul giornale per il quale lavori i nomi e i cognomi di coloro che negli ultimi 50 anni hanno “scempiato la Falce e l’intera Città”? Tu quei nomi e quei cognomi non li scriverai mai. Non i nomi dei Rom, delle prostitute che di notte si incontrano nelle buie stradine di S. Rainieri. Non i nomi degli artigiani abusivi che popolano gli angoli inesplorati della Cittadella. Neppure i nomi di coloro che nascondono i cavalli e i cani per le corse clandestine. No. Noi vorremmo che a titoli cubitali e con prosa minacciosa Tu testimoniassi la presenza di coloro che occupano le grandi aree della Zona Falcata. Quei nomi sono i Franza, i Rodriquez, la Smeb e oggi la Palumbo e tutti i loro protettori politici che si chiamano Genovese oggi, ieri Gullotti e Capria. Ma anche Martino e Beninati. Ma anche i vertici dei DS e del sindacato. Ma anche pezzi della magistratura. Altro che pre – giudizi. Caro D’Amico Tu dovresti conoscere i fatti e raccontarli per quello che sono. Altro che scagliarti contro chi tenta di ristabilire la verità. E’ un gioco che si ripete. Hai già fatto un’operazione simile quando nel pieno della lotta contro i tir ci hai apostrofato come “talebani buddaci”. E’ la solita storia dei messaggi trasversali. Allora alcuni capirono quel messaggio contro il Comitato La Nostra Città e presero le distanze. Per paura e per pavidità. Quando oggi si reclama la necessità di avere un’area di sosta per i tir a Tremestieri viene da reagire malamente. Ma quante volte il Comitato La Nostra Città ha insistito per ottenere quell’indispensabile parcheggio. E quante volte è stato censurato e oscurati. Qualche annotazione sul Punto Franco. 1) Nell’aprile del 2003 dieci, dico dieci, deputati regionali “impegnavano” l’esecutivo della regione Siciliana ad “accelerare il decreto sul Punto Franco”. Quei signori erano : Giovanni Ardizzone, Lo Monte, Franchina. Leanza, Beninati, Baldari, Formica, Panarello, Paffumi, Genovese. Uno schieramento trasversalissimo come si usa da queste parti. Il Tuo collega Celi, riportando la notizia, auspicava che l’allora assessore regionale D’Aquino “spingesse” la richiesta degli altri dieci deputati messinesi. Adesso costoro vogliono o non vogliono più il Punto Franco? E’ una domanda che dovresti porgere dal giornale per il quale scrivi. 2) All’epoca del prefetto Profili gli uffici legislativi di Camera e Senato decretarono che: “ la Legge istitutiva del Punto Franco di Messina era da ritenersi ancora in vigore”. 3) Adesso in quei 144 mila metri quadrati di Zona Falcata ricade, per otre due terzi, anche il molo Norimberga destinato illegittimamente a scalo delle navi Cartour. 4) La Regione Sicilia aveva affidato al pro. Ukmar lo studio per la realizzazione di Punti Franchi in Sicilia. Che fine ha fatto quello studio? Insomma sono tante e tali le domande da porsi per quanto riguarda la destinazione della Zona Falcata. La politica ed il sindaco in testa, sembrano disinteressarsene ma, nei fatti, agiscono nell’ombra e sottotraccia. Perché allora D’Amico, che ha tanta voglia di trasparenza, non ci spiega bene come stanno i fatti? Per non essere “travisato” come paladino di Franza & C. piuttosto che come paladino della Città. Saro Visicaro
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