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di Attilio Camaioni Vice-Presidente Ente Porto di Messina
Nel 1979 stipulai il compromesso per l’acquisto di una casa accessibile alle mie risorse (che allora erano ancora più modeste di quelle attuali) nella parte più alta di Ritiro, oltre il viadotto dell’autostrada. Fra gli altri aspetti che mi indussero a compiere questo passo arrischiato la circostanza che, all’interno della vasta area del complesso in costruzione era prevista la realizzazione di un campo da tennis, sport di cui allora ero appassionato. Il passare del tempo rivelò invece: che il costruttore non era quell’onesto lavoratore che appariva, ma uno sprovveduto carico di debiti e forse sotto il tacco dell’usura; che i lavori, già iniziati da alcuni anni sarebbero rimasti sostanzialmente fermi ancora a lungo; e soprattutto che il campo da tennis non sarebbe mai stato fatto. Pagai duramente il mio peccato giovanile e solo dopo altri dieci anni potei coronare il mio sogno piccolo-borghese; ma quella vicenda segnò irrimediabilmente la mia vita. Questi dettagli personali sarebbero del tutto irrilevanti per chi legge se non dessero uno schema interpretativo del modo con cui si usa imbonire i messinesi, che – al contrario di me – continuano a credere nella befana e a farsi guidare dalle suggestioni. E’ da imbonitori, infatti, assicurare che si possa costruire un porticciolo a S. Raineri (verrebbe interrato ad ogni mareggiata, ed in quella zona ce ne sono di spaventose); che si possa rilanciare l’economia messinese facendo un albergo in mezzo alla Falcata (a Messina gli alberghi chiudono o vivacchiano); che si possa trovare un’imprenditoria pronta a scommettersi su un simile progetto (a Messina gli imprenditori vendono e/o perdono i soldi giocando a poker o in borsa ...). Altro aspetto è poi la credibilità di chi lancia certe campagne stampa. Ricordate l’impegno della Gazzetta sul Ponte? Sarebbe stato più credibile se il suo direttore non fosse stato nominato per vari anni presidente dell’Ente Stretto di Messina, incarico quello sì ben remunerato. Altro che Ente Porto! Contro questo Ente la rabbia impotente di una Gazzetta con la bava alla bocca, ripete ormai istericamente due miseri concetti polemici (ha 14 componenti nel CdA ed una sola impiegata; in 60 anni non ha realizzato il punto franco) senza riuscire a smentire quello di cui ormai sono convinti tutti: che dietro lo specchietto di una falcata riqualificata a fini turistici c’è probabilmente il solito affarismo che (questo sì) mortifica Messina da 60 anni. Comunque tanto livore una serie di risultati positivi li ha raggiunti. 1) Finalmente si parla sul serio di Punto Franco. 2) La Regione si è resa conto che non può fare massacrare l’unico ente regionale presente nell’area del porto. 3) Qualche imprenditore si è rotto le scatole dell’arroganza di certi metodi e comincia a partecipare con coraggiose iniziative. 4) Infine – e scusate se è poco – il commissariamento dell’Autorità Portuale, che in un primo tempo era del tutto escluso dal Ministro, il quale – in un clima più sereno - avrebbe anche potuto confermare (perchè no?) una tranquilla e meno aggressiva presidenza Garofalo. La Storia medievale insegna che quando in città le fazioni sono troppo bellicose si fanno venire i Podestà da fuori. Tutto questo è merito (bisogna riconoscerlo) dei fendenti mediatici di chi è abituato a condizionare, con due aggettivi, la politica e le istituzioni. Alzi la mano chi ha mai visto prima la Gazzetta così ... incazzata. E sì che di porcherie se ne son viste a Messina...Una città con un giro di denaro sporco senza pari in Italia (in relazione alle dimensioni di un’economia inesistente); dove sembra sia presente una delle più pericolose massonerie segrete di tutto il mondo; dove l’abusivismo edilizio (dagli attici abusivi ed ai complessi edilizi in cima alle montagne, fino ai bar e ristoranti che chiudono a vetri pezzi di strada) fa scempio anche ... legalmente; ecc.ecc. Dov’era Lucio D’Amico quando Forza Italia e AN decidevano di candidare un Buzzanca che si sapeva a rischio? Che cos’ha detto la Gazzetta quando Leonardi e la sua Giunta affondavano la città nell’inerzia di una politica senz’anima? Quando Scoglio e Sbordone buttavano soldi ed energie per finire uno stadio inutile per una squadra di mezze cartucce, che i Franza non sono in grado di rafforzare? Quanto tempo duravano le ipocrite proteste per le morti dei TIR? Confrontate il precedente stile Gazzetta con le bordate odierne contro uno spelacchiato ente porto. Quando si dice che uno prende a cannonate le mosche ... E ci si chiede: perchè? Il vero problema di Messina è che per fare qualcosa si cercano solo spazi liberi, anzichè convivere con l’esistente, o concordare le soluzioni progettuali: ed allora si devastano le colline (avete presente Viale dei Tigli e Casa Nostra?) o si cerca di distruggere quel poco che c’è o i concorrenti, per poi portare avanti (quando riesce) i propri obiettivi senza grosse fatiche. Che pena vedere che oggi questo tipo di politica si fa sbraitando sui giornali e sulle televisioni. Ah! I bei tempi in cui DC, PSI e PCI si spartivano in silenzio la città, mandando a casa anche sindaci efficienti! Tentare di distruggere il nemico, invece, stavolta è servito solo a rafforzarlo o a spingerlo a scelte che avrebbe preferito evitare. Fare il deserto per costruire, oggi, va bene solo a casa propria, non in una società più schizofrenica o (se si preferisce) più civile di un tempo. E poi non tutti sono abili imbonitori come Berlusconi ...
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