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“Il Manifesto” li ha notati e li ha definiti “prodi”: “Di sicuro da domani c’è tutta una sinistra da unire. Presenti e assenti. Perché anche Fabio Mussi e Alfonso Pecoraro Scanio sentono la voce di questa piazza. Anche se non ci sono, e sono rappresentati da qualche rispettivo coraggioso”. Tra questi c’erano i nove della Rete di ecologia sociale-Verdi di Messina: alcuni erano già a Roma, quando alle 11 è arrivato il treno speciale stracarico dalla Sicilia (e diversi erano rimasti sulle banchine a Palermo e Messina). C’era da avere paura di fronte all’oceano di bandiere rosse, che già molto prima della partenza del corteo inondava le grandi piazze della Repubblica e dei Cinquecento? C’era invece da riflettere sulla scelta dei Verdi nazionali, con la loro decisione di non partecipare: “una bella occasione mancata” si sono ripetuto i nove, mentre si collocavano nello spezzone di corteo degli immigrati che chiedono rispetto per il loro lavoro e per le loro persone. “Anche noi siamo del Sud” hanno detto i messinesi, che quanto a rispetto del lavoro e delle persone - e dell’ambiente - hanno un’esperienza tutta speciale. Dominano le bandiere di Rifondazione, seguono quelle dei Comunisti italiani, ma ci sono anche tanti “disubbidienti”, i più visibili quelli della Cgil, e poi i No-Tav, i No-Dal Molin e Verdi “riconoscibili” di diverse parti d’Italia. Che non ci siano ministri e sottosegretari è meglio, lo pensano tutti: per un giorno parlano corpi, voci e intelligenze solitamente invisibili. Poi domani si sarà tutti a casa, ma con le idee più precise e la forza della consapevolezza di appartenere a un grande movimento. La scommessa era ardua, dopo la consultazione sindacale e le primarie del Partito democratico: è stata vinta, c’è anche la sinistra, che non è solo quella dei segretari e degli apparati dei partiti. A Piazza S. Giovanni si discute già della riunione che Rifondazione ospiterà nella sua sede messinese, martedì 23. I tempi si fanno stretti sullo Stretto: l’anno prossimo, a primavera, si vota per il Comune e la Provincia. Non ci sarà una nuova legge elettorale regionale, perché alla Regione hanno ben altro cui pensare. Quella attuale inviterebbe alla dispersione delle liste e delle rappresentanze, ma chi – fra Pdci, Prc, Sd e Verdi - se la sente di tornare ad andare in ordine sparso? Specie dopo il 20 ottobre… Giuseppe Restifo, portavoce della Rete di ecologia sociale-Verdi
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