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Il sindaco di Messina osanna i vantaggi del Porto Franco, ma chiede la soppressione dell’Ente abilitato alla realizzazione.
L’attestazione che l’11 maggio del 1197 l’Imperatore del Sacro Romano Impero Enrico VI Hoenstaufen, concedeva a Messina un’istituzione che conferiva alla città particolare immunità economiche e giuridiche, quali le importazioni e le esportazioni franche di dazi e tasse doganali, dotandola del Porto Franco, la si legge nella targa marmorea che reca la firma di Costanza d’Altavilla, vedova dell’imperatore, e che ne conferma il “privilegio”. Il marmo, recuperato e restaurato con il contributo del Comune di Messina, costato una decina di migliaia di euro, si trova esposto nell’atrio della casa comunale in bella vista e sotto potenti riflettori a simboleggiare i privilegi economici di cui godeva la città e, per lo stesso, è stata prodotta una brochure di presentazione recante le firme del Sindaco e del Presidente del Consiglio Comunale. “E’ davvero singolare – dichiara Antonio Bertuccelli, segretario provinciale dei Comunisti Italiani - che il Sindaco di Messina, osannando i benefici che il Porto Franco produceva e può ancora produrre alla città, sostenendo, nella brochure di presentazione, che la targa marmorea è una “preziosa testimonianza del ruolo centrale che la città aveva nel Continente”, nel contempo contesta l’esistenza dell’unico Ente che può realizzarlo, proponendone lo scioglimento. Servirebbe meno confusione”.
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