“E, per noi, il contrasto di un tempo può diventare oggi ricchezza ed il confronto delle tesi diverse affinità nell’impegno politico e sociale”. Da Pietro Currò (già segretario regionale Pri, già Assessore al Risanamento al Comune di Messina) riceviamo e pubblichiamo.
Negli anni del Liceo ho avuto per mano una edizione economica dei libri del Capitale" di Carlo Marx. Qualche anno dopo ho “incontrato” Mazzini. E per almeno due decenni, quando possibile, ho provato a ragionare su loro e, per dirla con Mack Smith, sulle “visioni assolutamente inconciliabili; Marx respingeva sogni religione trascendentale e guardava con sospetto al patriottismo, e altrettanto inaccettabili erano,per Mazzini, la condanna marxiana della proprietà privata e l’idea di una guerra di classe che sarebbe culminata nella dittatura del proletariato”.
Il mio ragionamento sulla possibile conciliabilità tra Marx e Mazzini fu reso più difficile dai limiti del mio approccio storico, filosofico ed economico rappresentando solo con semplicità il pensiero di un uomo che ha provato e prova ad impegnarsi per il cambiamento a Messina ed in Sicilia.
Ma sfogliando una edizione vecchia e trascurata della vita di Karl Marx ho riletto la parte relativa all’intervista con il giornalista del New York Sun John Swinton rilasciata nell’estate del 1880 a Ramsgate. Alla domanda su quale fosse “la legge ultima dell’esistenza”, Marx rispose: " la lotta !" Ed io aggiungo; la lotta per il lavoro, per una società migliore, la lotta per i diritti. Contro la miseria di quel secolo, l’emarginazione e l’ingiustizia. Per l’uguaglianza delle donne e la difesa dei bambini.
Senza retorica ma su quelle idee, su quegli ideali l’umanità è cresciuta ed un mondo migliore si è realizzato in terra: Ed allora, quasi fosse un’illuminazione, sono sparite nella mia testa d’incanto le inconciliabili distanze perché entrambi hanno lottato per il progresso ed entrambi hanno vinto.
Disegnando un terreno aperto di impegno comune percorso da un idem sentire su lavoro, giovani, istruzione, bio-etica, laicità dello Stato, pari opportunità, casa.
E non solo perché a Londra abitarono vicini ma per il reciproco riconoscimento, uno, di aver guidato per trent’anni la rivoluzione italiana essendo Mazzini “il più abile rappresentante delle aspirazioni dei suoi compatrioti”, l’altro, Marx l’uomo ed il rigoroso filosofo che poteva cambiare il corso degli eventi nei secoli a venire.
E, per noi, il contrasto di un tempo può diventare oggi ricchezza ed il confronto delle tesi diverse affinità nell’impegno politico e sociale.
Ma c’è almeno una seconda affinità tra i due costruttori di sistemi. Ed è quella relativa alla politica alta, all’alto pensiero, al bene comune, all’assoluto disinteresse per le faccende personali che seppur videro Mazzini morire povero ed esule e, il 17 marzo del 1883, solo undici persone al funerale di Marx, entrambi li segna sullo stesso crinale nella battaglia eterna per la civiltà e l’uguaglianza. E poi, ancora, il superamento del nazionalismo da parte del pensiero mazziniano con la "patria oltre la nazione"; per continuare con l'interesse di Gramsci per "la capacità riformatrice del mazzinianesimo e la sua conseguente idoneità a costituire un pre-requisito, seppur indiretto", nella costruzione del sistema marxiano; e per finire con l'affinità individuata da Gaetano Salvemini, tra mazzinianesimo e socialismo, nella critica radicale "all'indifferenza liberale" e più ancora nella denuncia dell'esistenza di una classe in possesso "degli elementi di ogni lavoro, terre, credito o capitali, contrapposta ad un'altra priva di tutto, fuorché delle braccia per lavorare."
Pietro Currò, già segretario regionale Pri, già Assessore al Risanamento Messina
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