Università di Messina. Per la sua laurea in scienze politiche Antonello Mangano aveva scritto una tesi intitolata “La mafia come sistema”. Un virus che metteva in crisi il sistema.
Al momento in cui si doveva laureare in Scienze politiche all’Università di Messina – un paio di mesi dopo l’omicidio Bottari – il rettorato istituì una commissione per valutare se la sua tesi potesse essere passibile di querele, i giornali locali parlarono di attacco alla sopravvivenza dell’Università, il suo correlatore (quel Mario Centorrino un tempo esponente del Pci) ritirò la propria firma.
Il fatto è che Antonello Mangano aveva scritto una tesi (relatore il professor Tonino Perna) intitolata “La mafia come sistema” e che in quel librone di 400 pagine ce n’erano dieci che parlavano dell’Ateneo.
Solo dieci pagine, appena un capitoletto, che scatenarono un putiferio. E lui di questo ancora oggi, a distanza di dieci anni, si stupisce e parla di “importanza eccessiva” data al suo lavoro.
Mangano – autore insieme ad altri di numerosi testi sulla mafia – oggi continua a fare ricerca, ma fuoridall’Università, pagandosela con il suo lavoro di informatico, e la fa per conto di Terrelibere, rivistaelettronica molto presente a Messina e in Sicilia sul fronte della lotta alla mafia, per la difesa dell’ambiente e della salute, e in prima fila nella battaglia contro la costruzione del Ponte sullo Stretto.
Ha scelto di starne fuori, per non diventare come loro: cioè tutti quelli che fanno parte del sistema universitario. Perché loro, secondo Mangano, sono come «un gruppo etnico, con riti e codici comuni». E l’Università a Messina (che comunque vede come «l’aspetto estremo» di una questione generale) è «una subcultura con le sue regole, i suoi veti, la sua mentalità simile ad altre subculture poco nobili».
Così se si sentono attaccati fanno quadrato, perché – dice – «quando devono decidere del sistema di potere, destra e sinistra sono etichette relative».E’ quello che è successo, appunto, con la sua tesi di laurea: «E’ come quando – spiega – un ecosistema si difende dai bacilli: quelle dieci pagine su 400 erano un virus che metteva in crisi il sistema».
Un sistema che a Messina più che altrove vede determinante il peso della massoneria, che per Mangano «serve ad annullare il sistema di merito», così come i vari sodalizi mondani e modaioli dove li incontri tutti, a prescindere dalle collocazioni politiche. Perché «la borghesia italiana ci ha ripetuto che il mercato è bello, che è bello competere: ma noi l’abbiamo dovuto fare, loro mai». E infatti – conclude – «cercano gli strumenti per evitare la competizione: dalla massoneria alle amicizie».
P.M.
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