Università. Il Rettore vuole prorogarsi il mandato, ma incontra molte resistenze
giovedì 29 aprile 2010
Il Rettore Tomasello sostiene che, in vista della riforma universitaria, si tratta di “un’ esigenza istituzionale”. Ma la proposta incontra numerose opposizioni. "La proposta di modifica dell'art.57 è irrazionale e intempestiva" dichiara l’Associazione Laboratorio Università. Pubblichiamo di seguito il testo integrale.
Il Consiglio Direttivo dell’Associazione “Laboratorio Università”apprende, con rinnovata preoccupazione, la notizia della convocazione del S.A. e del C.d.A. con all’o.d.g. la riproposizione di una “Modifica statutaria”, che attiene, tra l’altro, al prolungamento di un anno del mandato di tutti gli organi elettivi dell’Ateneo, compresi quelli di Rettore e Presidi di Facoltà, ai sensi dell’ art.57,c.1.
L’associazione ricorda innanzitutto come in sede nazionale e locale sia chiaramente emersa la necessità che una incisiva revisione degli Statuti universitari debba e possa avvenire in maniera efficace solo a conclusione dell’ iter legislativo di riforma del sistema universitario attualmente in corso e secondo linee direttive che appaiono al momento tutt’altro che consolidate; -ricorda, peraltro, che lo stesso progetto di riforma prevede che la revisione degli Statuti venga realizzata da un apposito organo all’uopo costituito, del quale non possono far parte membri del S.A. e del C.d.A., proprio per garantire la partecipazione più ampia e democratica di tutte le componenti universitarie ad un processo così significativo.
L’associazione ribadisce altresì la necessità che la piena attuazione dell’autonomia universitaria possa, sulla base delle linee direttive generali, far valere le specificità strategiche dell’Ateneo, le quali potranno derivare, in maniera valida e pienamente condivisa, solo da un confronto aperto sui risultati degli attuali mandati in scadenza e sulle proposte di indirizzo strategico che emergeranno in occasione dell’ ormai prossimo rinnovo della maggior parte degli organi di governo elettivi. Osserva, peraltro, che la proposta di modifica dell’art. 57, ancorché presentata come norma transitoria e prodromica di una successiva riforma organica dello Statuto, appare intempestiva e non razionale. Se, infatti, l’iter parlamentare relativo alla riforma superasse i tempi in atto indicati, una norma così concepita rischierebbe di sovrapporsi al già previsto prolungamento di mandato fino alla costituzione dei nuovi organi (art.2 c.10), che sarà preceduta dalla modifica (6 + 3 mesi), approvazione ministeriale ed emanazione del nuovo Statuto (ca. 3 mesi), nonché dall’avvio delle procedure di costituzione degli stessi (entro 30 gg. dalla pubblicazione del nuovo statuto in G.U.). Con il risultato effettivo, quindi, di un’ ulteriore proroga de facto dei mandati in corso, e con un evidente privilegio a favore del mandato rettorale, che si troverebbe già prolungato almeno di un anno aggiuntivo al momento della emanazione della normativa nazionale.
L’associazione sottolinea che una proposta di modifica di tale portata non trova necessità di essere adottata in maniera autoreferenziale, in quanto la stessa legge di riforma prevede, se e in quanto sarà emanata, che un prolungamento del mandato rettorale, se ancora in corso, venga automaticamente garantito, proprio per consentire la corretta e completa prima applicazione della normativa. Denuncia, pertanto, con forza la pericolosa ambiguità della modifica statutaria proposta: qualora l’iter di riforma subisse infatti decelerazioni o arresti - la modifica tenderebbe a minare, sin d’ora colpevolmente, il naturale avvicendamento delle cariche previsto dallo Statuto in vigore e ad alterare le caratteristiche temporali dei mandati a suo tempo conferiti dagli elettori a termini di statuto, producendo un grave vulnus all’autodeterminazione del corpo elettorale dell’ateneo in relazione alle scelte di governance e di strategia che ad esso competono.
L’associazione osserva infine che la procedura di estrema urgenza adottata si pone in totale rotta di collisione con elementari criteri di rispetto della Comunità accademica, privata di ogni informazione preliminare e quindi di ogni possibilità di espressione democratica in merito a modifiche sostanziali dell’atto costitutivo fondamentale della nostra Istituzione.
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