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Università. Petrucci (PdCI): "Concorsopoli" è sintomo di un potere distorto. PDF Stampa E-mail
sabato 29 novembre 2008

Sample ImageI fatti dell’Università di Messina, denunciati dalla locale federazione del PdCI, si collocano nell’ampio quadro di destrutturazione etica nel quale vive il Paese.

I fatti dell’Università di Messina, denunciati dalla locale federazione del PdCI, si collocano nell’ampio quadro di destrutturazione etica nel quale vive il Paese.

Concorsopoli è sintomo di un potere distorto, utilizzato per interessi famigliari e di clan, che vanifica, di fatto, sia il principio di eguaglianza sul quale poggia la Repubblica, sia il principio di buona amministrazione che legittima i pubblici poteri.

La gestione baronale dell’università perpetra quello che un eminente docente di diritto penale, ha definito doloso furto di futuro.

La corruzione diffusa è come un fiume carsico che erode le fondamenta della convivenza civile e accumula micidiali detriti che portano all’asfissia della democrazia.

Certa politica, anziché dare sponda alla giusta protesta, alle denunce, alla indignazione; invece di agevolare il processo di formazione di una opinione pubblica correttamente informata e consapevole, è interessata a sbarrare ogni possibile forza di dissenso, a richiudersi a riccio soprattutto verso quelle forze politiche che intendono la questione morale, già sollevata da Enrico Berlinguer, come questione strutturale per le libertà e la democrazia.

Il PdCI siciliano auspica che, nell’interesse generale, si possa scavare a fondo per accertare ogni tipo di illecito: impegna tutti i suoi organismi nella lotta contro un neofeudalesimo che penalizza i saperi e la ricerca, compromettendo l’avvenire delle giovani generazioni.

Salvatore Petrucci, segretario regionale PdCI Sicilia




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