"La proposta di modifica dell’art. 41 della Costituzione è stata accolta con interesse dalla Marcegaglia. Francamente, non credo che la presidente di Confindustria, col suo assenso, plauda alla liberalizzazione del puttanaio, ovvero sia convinta che nella espressione che richiama l’utilità sociale, risieda la causa della crisi economica. Allora, chissà dove si nasconde l’insidia".
Nell’immaginario fantasmagorico e strutturalmente falso del cavaliere Berlusconi, l’ostacolo allo sviluppo economico e, quindi, al superamento della crisi sarebbe l’art. 41della vigente Costituzione (che notoriamente gli è d'impaccio) e, più in particolare, la clausola della utilità sociale. E’ scritto nell’art. 41: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Il grande incantatore/prestigiatore tira fuori dal cilindro la proposta salvifica di eliminare dal testo costituzionale il riferimento all’utilità sociale. La trovata sarebbe soltanto risibile, da rimandare al mittente con una grande risata accompagnata da un suono alla maniera di Eduardo. Ma che impiccio gli dà una frase che, nel concreto, non ha impedito ai ricchi di arricchirsi di più, agli speculatori di speculare impuniti, ai furbi di continuare a lucrare a spese della collettività, a tanti di avvelenare fiumi e laghi, deturpare il paesaggio, inquinare l’ambiente, inventarsi attività improbabili, di nessuna utilità sociale, per ottenere contributi a pioggia? Forse l’Immaginifico vuole la consacrazione costituzionale delle pratiche bunga-bunga che, per il vero, di utilità sociale hanno nulla, mentre sono spensierato diletto per pochi. Ovvero, vuole costituzionalizzare, indirettamente per carità!, i puttanai: non quali luoghi immateriali per ogni mercificio, ma quali reali cittadelle, in ferro e cemento, in cui alleviare le pene della vita. Una nuova speculazione edilizia-commerciale. Lui è bravo in queste cose. La proposta di modifica dell’art. 41 della Costituzione è stata accolta con interesse dalla Marcegaglia. Francamente, non credo che la presidente di Confindustria, col suo assenso, plauda alla liberalizzazione del puttanaio, ovvero sia convinta che nella espressione che richiama l’utilità sociale, risieda la causa della crisi economica. Allora, chissà dove si nasconde l’insidia. La clausola della funzione sociale può dar luogo a diverse interpretazioni. Essa può richiamare concetti filosofici o economici vaghi ed astratti, ma può anche costituire indirizzo per le politiche che assicurino la maggior quantità di benessere al maggior numero possibile di individui; per realizzare, insomma, quell’eguaglianza sostanziale che è voluta dall’art. 3 della Costituzione. Utilità sociale fa il paio con giustizia sociale che è principio e criterio che ispira la nostra Carta fondamentale, senza i quali la Costituzione (e tutto l’ordinamento che ne deriva) diventa altro dall’originale. Diventa altro, per intenderci, dalla Repubblica democratica fondata sul lavoro; dalla Repubblica che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’Uomo; dalla Repubblica che rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana; della Repubblica che riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro; dalla Repubblica che sancisce che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza dignitosa. Altro, rispetto a quel complesso di valori ed ineteressi culturali, politici, sociali ed economici che vengono tutelati, almeno formalmente, al massimo livello. Si comprende allora che quella del Cavaliere non è (solo) una disperata furbata per restare in sella, ma il richiamo della foresta ai suoi, ai rottamatori di qualsiasi specie e ovunque essi risiedano, che costituiscono la parte più reazionaria e retriva del Paese. La parte che, come le rane, vuole un re (ma si conosce l’esito tragico della favola). Oggi più che mai la risposta è una sola: giù le mani dalla Costituzione. La Repubblica non si tocca. Salvatore Petrucci, Segretario regionale PdCI Sicilia
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