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domenica 11 dicembre 2011
Sample ImageStorie non sempre note di resistenza e ribellione del popolo italiano dai giorni dell'Unità ad oggi. di Patrizia Maltese

 Uno spettacolo dal forte impatto emotivo, fra il personale e politico, nella consapevolezza della necessità di non smettere di ricordare la storia del nostro Paese per costruire un futuro migliore; di non abbandonare la lotta per i diritti - oggi più che mai messi in discussione -; di avere sempre come punto di riferimento la Costituzione repubblicana nata dalla lotta di Liberazione contro il fascismo.

E' "Briganti o Partigiani?" (e la risposta, prendendo in prestito le parole del magistrato Antonio Ingroia, è "Partigiani della Costituzione"), lo spettacolo messo in scena ieri sera a Catania nello spazio Agorà dalla "Brigata Puglisi" e promosso dalla Federazione della Sinistra catanese.

"Storie non sempre note di resistenza e ribellione del popolo italiano dai giorni dell'Unità ad oggi" il sottotitolo scelto dalla "Brigata" perché lo spettacolo, nato da un'esigenza personale e familiare del capo del gruppo, Ettore Puglisi, oggi segretario della sezione Anpi di Verbania, nato al nord Italia da migranti siciliani, insieme alle grandi storie d'Italia - Garibaldi, la Resistenza, le stragi mafiose, la strategia della tensione - racconta anche le piccole storie di singoli luoghi o di singoli personaggi che quella storia complessiva hanno contribuito a costruire: dalla Repubblica partigiana dell'Ossola agli scugnizzi rimasti uccisi nel 1943 durante le quattro giornate, la rivolta di Napoli contro il nazifascismo, fino (o, forse, a partire da) "u zu gnaziu, muraturi e cumunista", proprio il nonno palermitano di Ettore Puglisi, partigiano che pagò duramente la sua opposizione al regime di Mussolini.

Storie che non vanno archiviate, proprio oggi che si passa da un regime a un altro, da quello mediatico berlusconiano al governo di destra di Mario Monti che fa gli interessi dei padroni e delle banche accanendosi su donne, lavoratori e precari, facendo pagare la crisi ai più deboli - e "dimenticando" di affrontare la questione delle frequenze televisive o non trovando il tempo per discutere se far pagare l'Ici alla chiesa cattolica - salvo versare qualche stucchevole lacrima di circostanza nel momento in cui si chiede ai pensionati di morire di fame. Mentre continueranno a scorrere le lacrime, quelle vere, di chi ha perduto il lavoro, di chi non riesce a trovarlo, di chi con una pensione da fame deve pure aiutare chi ha perduto il lavoro e chi non riesce a trovarlo.

Oggi più che mai i vecchi canti della Resistenza e quelli ormai datati che nei decenni successivi hanno accompagnato le lotte per i diritti risultano nuovi e attuali, irrinunciabili, proprio perché i governi ci fanno ripiombare indietro di secoli, cancellando diritti irrinunciabili.

(le foto sono di Salvatore Torregrossa)

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