"Non ci può essere pace tra la vittima ed il carnefice, non ci può essere pace tra il popolo e i suoi massacratori." (Antonio Gramsci)
 
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Chi non ha il coraggio di stare dalla parte delle vittime è complice degli assassini PDF Stampa E-mail
mercoledì 07 gennaio 2009

Sample ImageUn massacro. L'attacco di Israele contro la striscia di Gaza non è solo l'ennesimo atto di inaudita violenza contro il popolo palestinese.

di Oliviero Diliberto

Siamo di fronte al tentativo di annientarne definitivamente ogni resistenza con l’obiettivo di arrivare a distruggere la sua stessa identità. I governanti israeliani hanno cercato l’alibi di un attacco contro Hamas, non diversamente da come negli anni settanta fecero gli Usa contro le dittature sudamericane, mirando così ad annientare una intera generazione di dirigenti politici e di combattenti. Basta guardare quel che succede con gli occhi della verità e non con la maschera degli opportunismi e delle alleanze indicibili: uno dei più grandi leader della resistenza palestinese, Marwan Bargouti, è da anni in prigione; ogni giorno vengono occupati dai coloni pezzi di territorio palestinese; e Hamas, democraticamente eletto dal popolo palestinese, viene decimato giorno dopo giorno. Risuonano parole rovinose che hanno segnato profondamente e negativamente i rapporti tra occidente e medio oriente. La democrazia da esportare, lo scontro tra civiltà… Continuando nella politica fallimentare e pericolosa di Bush, Israele pensa di poter decidere chi deve rappresentare i palestinesi, ignorando le democratiche volontà del popolo. L’obiettivo è solo uno: quello di scegliersi gli interlocutori per poter imporre una pace capestro ad un popolo piegato.
Quello che avviene sotto gli occhi del mondo è atroce. Con i missili e l'artiglieria pesante si uccide un popolo intero, come un’enorme mattanza dove i corpi dei bambini straziati diventano lo strumento per terrorizzare chi resiste nella sua terra. E invece la conseguenza sarà solo quella di un aumento del terrorismo, così com’è successo in Iraq. Quando un popolo deve difendersi e non ha armi, non esita a utilizzare la sua stessa vita. E’ atroce.
Siamo di fronte a crimini contro l'umanità che, se esistesse una comunità internazionale degna di questo nome, dovrebbero comportare l'isolamento morale prima ancora che politico, economico e militare dello stato di Israele. L'Onu, bloccato ancora una volta dai veti degli Usa, continua con gli inutili e tardivi appelli ad un’inutile e impossibile tregua. L'Unione Europea è divisa. Neanche le pur prudenti posizioni di Sarkozy e Brown riescono ad affermarsi. In Italia la deludente posizione del presidente Napolitano non ha bilanciato in alcun modo le gravi e complici posizioni del governo Berlusconi.
Quello che servirebbe è evidente: l’isolamento del governo di Israele fino a quando non saranno rispettati i diritti umani e le risoluzioni dell'Onu, cancellando inoltre gli accordi militari che lo legano alla Nato. Tutto ciò andrebbe fatto a difesa dei palestinesi, ma anche nell'interesse di Israele perché, come dimostra la guerra in Libano, l'illusione di una soluzione esclusivamente giocata sulla forza sta trasformando quello stato in una realtà militarista dove comandano i fondamentalisti religiosi che impongono politiche razziste e colonialiste.
Le bombe su Gaza ma anche il muro dell'apartheid, gli omicidi ma anche i posti di blocco, non sono solo crimini ma anche il segno di uno stato a cui tutto è concesso. È una politica suicida, quella di Israele, che evoca sempre nuovi nemici ed alimenta la violenza cieca ed il fondamentalismo.
Siamo convinti da sempre che solo dalla realizzazione del diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato; solo dalla speranza di un futuro per i milioni di palestinesi della diaspora; solo dal diritto e non dalla forza possa nascere una soluzione vera.
I comunisti non mancheranno mai di far sentire il loro dolore e la loro profonda solidarietà con i palestinesi.  E non ci faremo ingannare dalle campagne di disinformazione e di deformazione della realtà che ogni giorno vediamo sui telegiornali, siano essi Rai o Mediaset. Perché chi oggi non ha il coraggio di stare nettamente dalla parte delle vittime è oggettivamente complice degli assassini.



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