CINQUE LIVELLI DI INIQUITÀ E DI INGIUSTIZIA SOCIALE
giovedì 08 dicembre 2011
La manovra che Monti ieri ha illustrato in televisione ed oggi presenterà in Parlamento era da tempo annunciata come manovra correttiva basata su “rigore ed equità”...di Giuseppe Amata*
La manovra che Monti ieri ha illustrato in televisione ed oggi presenterà in Parlamento era da tempo annunciata come manovra correttiva basata su “rigore ed equità” per salvare l’Italia e l’Unione Europea. Pur con le modifiche apportate all’ultimo istante, dopo i colloqui con le forze politiche che appoggiano il governo e con i sindacati, per fronteggiare qualche mal di pancia di leader di partiti e qualche mugugno sindacale, essa dimostra grande rigore e grande ingiustizia verso le classi lavoratrici che hanno sempre pagato il conto di ogni crisi del modo di produzione capitalistico e delle scelte dei governi (a volte anche sbagliate per lo sviluppo generale dello stesso modo capitalistico, ma giuste per la sopravvivenza degli interessi dei partiti o personali dei gruppi dirigenti che hanno comandato l’Italia nel secondo dopoguerra) e di rimando grande tenerezza nei confronti della classe finanziaria e dei grandi patrimoni mobiliari ed immobiliari.
Non saranno certamente i giudizi dei mercati, manovrati dagli interessi delle grandi lobby finanziarie, che fanno il bello ed il cattivo tempo con i loro giochi di borsa ai quali tutta l’umanità secondo il loro desiderio si dovrebbe assopire (oggi il bello, per dimostrare che attendevano questa manovra, domani il cattivo per richiederne un’altra ancora più severa e fare continuamente guadagno) a dimostrare tutta l’iniquità e l’ingiustizia sociale che essa esprime verso la stragrande maggioranza della popolazione italiana.
L’alta finanza ha creato il mercato globale per scaricare sulle masse popolari mondiali il risultato del suo gioco azionario ed obbligazionario, trasformando le borse in un grande casino là dove i giocatori vanno a divertirsi alle spalle degli altri.
Una volta, quando un ricco industriale andava a giocare al casino, se vinceva aveva un beneficio personale, se perdeva non potendo fare l’investimento nella sua fabbrica o chiudendola per pagarsi i debiti, scaricava la perdita sui lavoratori che perdevano l’occupazione ed il salario.
Oggi quando le borse vanno male pagano tutti.In questo breve scritto si vogliono velocemente evidenziare cinque livelli di iniquità e quindi di ingiustizia sociale che il governo di Mario Monti e dei suoi composti e commoventi tecnocrati, al posto dei cinematografari e delle soubrette di avanspettacolo del governo di Silvio Berlusconi:
1) l’aumento dell’età pensionistica per le lavoratrici e per i lavoratori significa aggravare le dure condizioni di lavoro anche per chi sta compiendo lavori usuranti, significa torchiare una persona anziana, quando dopo tanti anni di duro lavoro avrebbe bisogno del periodo di quiescenza; d’altra parte per i giovani che sulla soglia dei quarant’anni ancora non hanno un lavoro sicuro o hanno lavorato in nero non arriveranno mai ai 42 anni di contribuzione per avere una pensione appena sufficiente al sostentamento. Di rimando i manager dei consigli di amministrazione escono dai medesimi con liquidazioni da capogiro (oggi Guarguaglini, ieri Cimoli, l’altro ieri tanti altri!), mentre per i parlamentari decorre il vitalizio dopo i cinquant’anni e nelle nuove misure dei presidenti della Camera e del Senato si pensa di applicarlo per i non rieletti a 60 anni (quindi l’eguaglianza è fatta: 60 per un parlamentare, 66 per un lavoratore!).
2) il sistema contributivo per tutti i lavoratori del pubblico impiego è una falsa misura di equità, se si pensa che i grandi ordini professionali e quelli parlamentari applicano “il fai da te”. Quando diversi anni addietro è stato deciso di applicare per i nuovi occupati il sistema contributivo (oltre al precedente aumento dell’età pensionistica) la soluzione era stata invocata per sanare, il deficit dell’Istituto della previdenza sociale. Sanato quello e nonostante che il bilancio previdenziale fosse in attivo, anche perché sull’accumulo dei contributi versati da ogni singolo lavoratore il Fondo previdenziale che li gestisce in termini capitalistici ricava interessi, si passa al contributivo per estorcere agli strati dei lavoratori più anziani una quota della pensione che gli sarebbe spettata.
3) L’adeguamento delle pensioni al costo della vita solo fino al livello di 480 euro, e parziale da 481 euro a 960, rappresenta la cartina di tornasole dell’ingiustizia sociale. I pensionati che superano i 960 euro e che non ricevono l’adeguamento si possono considerare agiati ad esempio fino ad una fascia di 2000 euro mensili? Un importo ovviamente che risulta insufficiente quando nella moltitudine delle famiglie dei lavoratori i figli hanno un lavoro precario ed i nonni pensionati fanno i crescere i nipoti, o pagano il canone d’affitto od il mutuo bancario indicizzato per l’abitazione. Basti pensare che in favore di questa mancia per i pensionati, come misura di eguaglianza di sopportazione del sacrificio, è stato cancellato l’aumento dell’Irpef per i redditi alti. E se nel 2012 l’inflazione come si prevede comincerà a correre, soprattutto se l’euro andrà in crisi, i pensionati al di sopra dei 960 euro avranno un danno enorme sul loro potere d’acquisto. Come pure dall’aumento dell’IVA.
4) L’aumento dell’ICI (ora IMU) e degli estimi catastali non si ripartisce equamente, sia perché sulla prima casa non c’è l’esenzione ma la riduzione di appena 200 euro, la quale può portare al non pagamento dell’IMU solo da chi ha un appartamento con un valore inferiore ai 50 mila euro (secondo la rendita catastale rivalutata, in realtà un poco al di sotto del valore di mercato); ossia un appartamento di appena due vani principali e servizi nella periferia di una media città. Per quanto concerne la rivalutazione degli estimi catastali indubbiamente era un atto dovuto, considerando che la rendita catastale era ferma al 1979, ma l’aumento del 60% avviene in forma indiscriminata e non in forma progressiva, colpendo le abitazioni con una maggiore rendita catastale. In realtà tutto il meccanismo di calcolo del reddito imponile sia nel Catasto terreni sia in quello fabbricati, basato sul bilancio di un’azienda marginale come azienda di studio, ha favorito le rendite differenziali che non hanno mai pagato l’imposta che avrebbero dovuto. Quando più di trent’anni fa ebbi modo di denunciarlo non solo a parole di fronte agli studenti di Estimo della Facoltà di Ingegneria, ma scrivendolo in saggi fui rimbeccato da qualche docente cattedratico della disciplina di quel tempo.
5) In realtà il principio della progressività dell’imposta, sancito dalla nostra Costituzione, è stato applicato dai governi democristiani, anche dal ministro Vanoni, di cui tanto si è parlato con ammirazione nel passato, fino ad una certa soglia; la soglia che colpiva la piccola borghesia. Quando l’imposta doveva applicarsi dalla fascia di reddito dalla media borghesia all’alta borghesia finiva di essere progressiva e diventava proporzionale, cioè iniqua rispetto allo stesso “diritto borghese”, il quale a partire dall’economista del primo Ottocento, Davide Ricardo, sosteneva che le imposte si devono pagare secondo la ricchezza posseduta da ognuno e chi ha dippiù deve pagare dippiù. Il paradosso che adesso riscontriamo nell’aliquota fiscale, massima al 43%, mostra che un cittadino che ha un reddito lordo annuo di 75.000 euro è interessato della stessa aliquota dei manager di industrie e di banche che hanno un reddito lordo annuo superiore anche ai sei milioni. Sul principio di far pagare a chi possiede alti patrimoni mobili od immobili con rendite finanziarie elevate, praticando una patrimoniale basata sulla progressività a partire da un patrimonio minimo di un milione di euro Mario Monti ha fatto orecchie da mercante, sostenendo che era “difficile e ci volevano anni per riscontrare i patrimoni mobili, i quali possessori possono portarli fuori”. Ed allora una tassa irrisoria sui bolli delle operazioni finanziarie ed una sui beni di lusso (aerei, barche superiori ai dieci metri e macchine superiori ai 170 cavalli) può bastare a “dimostrare” l’equità della manovra e riscuotere il consenso sia del PD, sia dell’UDC (per le detrazioni alle famiglie numerose), sia del PDL (perché non si toccano i grandi patrimoni, come quello del supercapo).
*Docente materie economiche Università di Catania
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