Il Segretario del Pdci: Nessuna “via giudiziaria al socialismo”, ma sono i cittadini tutti insieme che dovranno mandare via il premier. Licandro: Non può governare la Regione chi incontra i capimafia.
Dopo la manifestazione per la dignità delle donne, con la partecipazione di migliaia di cittadine e cittadini catanesi, come non si vedeva da tempo, un altro segnale che Catania si sta svegliando: era stracolma – tantissime le donne e i giovani – la sala di Scenario pubblico dove si è svolto un incontro “senza rete” con il segretario nazionale dei Comunisti italiani e portavoce della Federazione della Sinistra, Oliviero Diliberto, cui ha preso parte anche Orazio Licandro, dell’esecutivo nazionale Fds. I temi della politica nazionale, inizialmente, al centro dell’incontro, con la necessità di cacciare Berlusconi che ha gettato il Paese sul lastrico, che ci ha resi ridicoli agli occhi del mondo e che calpesta la dignità delle donne (“mi sento offeso – ha detto Diliberto – come maschio e come cittadino”) e quindi di costruire un’alleanza che si basi non su un programma corposo e non realizzabile ma su un paio di punti imprescindibili, come la tutela della scuola pubblica (e dunque della cultura) che questo governo sta assassinando e il diritto al lavoro. Quanto a chi teorizzava che soltanto le procure potranno salvarci da Berlusconi, Diliberto è stato chiarissimo: nessuna “via giudiziaria al socialismo”, ma sono i cittadini tutti insieme che dovranno mandare via il premier. Concetto ribadito anche quando si è passati alle vicende regionali e cittadine e in particolare all’innaturale sostegno dato dal Pd a un governo basato sul clientelismo come quello di Raffaele Lombardo (questione sollevata da Licandro – che ha ricordato come molti dirigenti del Pd dicano a parole di richiamarsi a Pio La Torre, il segretario regionale del Pci ucciso per la sua lotta alla mafia, e ha aggiunto che chi incontra i capimafia per discutere di politica non può fare il presidente della regione - e ripresa anche dal senatore Enzo Bianco, arrivato a sorpresa all’incontro, che ha ribadito la sua totale contrarietà alla scelta del suo partito) e alla non gestione di Catania da parte di quello che Licandro definisce ironicamente “il senatore di Regalbuto che si crede sindaco”, Raffaele Stancanelli, che secondo l’ex parlamentare catanese ogni mattina si sveglia e si chiede cosa ne pensi Raffaele, “non se stesso, ma Lombardo, che è stato il vero sindaco di Catania negli anni di Scapagnini” portandola al degrado più assoluto da cui l’attuale primo cittadino non sa o non vuole tirarla fuori. Significativa la denuncia di un’operatrice sociale, una delle tante persone che hanno sottoposto Diliberto a domande e sollecitazioni alle quali il segretario del Pdci non si è sottratto: donna sola, monoreddito, madre di tre bambini, che da cinque mesi non riceve lo stipendio, ma continua insieme alle sue colleghe ad andare al lavoro e lo fa “con amore” e si chiede dove sono i soldi e soprattutto dove sono finiti i 140 milioni stanziati dal governo nazionale per risanare il deficit di Catania. Ma lei denuncia, mentre le altre hanno paura e si rivolgono al potente di turno per risolvere il proprio problema personale. Anche a lei Diliberto ha risposto che non bisogna aspettare da altri che risolvano i problemi, né dalla magistratura (che deve accertare i reati) né appunto da politico a cui rivolgersi perché così si resterà sempre sudditi, e invece bisogna riportare di attualità la questione morale posta da Enrico Berlinguer molti anni prima di “mani pulite”, perché prima degli altri aveva capito che deriva stavano prendendo i partiti. Questione morale che non è moralismo – ha precisato il portavoce della Fds -: “per me è morale un sindaco che paga i dipendenti e che stabilizza i precari”.
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