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Diliberto ad Omnibus PDF Stampa E-mail
giovedì 22 novembre 2007
Sistema elettorale e le ultime “novità politiche” i temi affrontati

Il nuovo panorama politico italiano è stato al centro del dibattito a cui ha partecipato il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, moderato da Antonello Piroso, che si è svolto questa mattina alla trasmissione Omnibus
Una discussione iniziata con una presa d'atto del cambiamento degli scenari politici dovuto, come afferma Diliberto, al fatto che «il governo Prodi non è caduto. Il governo non ha messo la fiducia: è salvo dunque è saldo».
Per questo, nonostante le avance del Cavaliere, «mi auguro che Veltroni non cada nel tranello di scendere a trattative con Berlusconi e quindi indebolire il governo attuale. La nascita del Pd rischia di indebolire la maggioranza attuale», ha aggiunto il segretario del Pdci, concludendo: «Il bipolarismo è una grande conquista che è entrata nella testa dei nostri concittadini».
Proprio in merito alla strategia messa in atto dal leader del neonato Ppl, Diliberto ricorda la bicamerale e il fatto che Berlusconi «fu legittimato da un pezzo importante del centrosinistra in sede di bicamerale. Secondo me Berlusconi ha sette vite come i gatti. Ha fatto un'operazione politica abilissima. E' un dittatore assoluto. Pensate ai travagli dei partiti della prima repubblica per cambiare nome e profilo identitario. Lui l'ha fatto subito perché è un uomo solo al comando».
Un dibattito «tutto politicista» però «che dimentica le persone in carne e ossa», ha concluso Diliberto.
Sul sistema elettorale sono i modelli «provinciali e locali che sono modelli italiani, che funzionano. E questi sistemi prevedono la proporzionalità con premio di maggioranza e l'indicazione preventiva dei candidati». E lo sbarramento? «Io non lo voglio, sia chiaro, ma se ci deve essere una soglia, più alta è e meglio è».
A tenere banco poi, anche il tema del simbolo della “cosa rossa”, «è evidente che, se si fa la federazione, ognuno tiene i propri simboli», ha ribadito Diliberto, ma «se ci si presenta insieme alle elezioni, allora sono d'accordo con Salvi, ci vuole un simbolo comune».




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