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Diliberto lascia in favore di un operaio PDF Stampa E-mail
venerdì 07 marzo 2008
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Bertuccelli: Una scelta di classe.

Repubblica intervista Diliberto

"I comunisti sono diversi da tutti gli altri, per questo motivo ho deciso di lasciare il Parlamento ed al mio posto ci sara' come capolista Ciro Argentino, operaio della Thyssen. La politica si puo' fare bene anche fuori dalle istituzioni. "

La scelta di Diliberto. Una scelta di classe 

La dimostrazione di Oliviero Diliberto che i Comunisti Italiani sono diversi dagli altri, è nei fatti e sotto gli occhi di tutti. La rinuncia alla poltrona di deputato in favore di un operaio è la prova tangibile di chi è veramente contro la casta e di chi ha già fatto una scelta di classe.

Mentre c’è chi  fa lo sciopero della fame, chi quello della sete, altri che litigano per guadagnarsi un posto sicuro nella lista che dovrebbe portarli in parlamento, il segretario nazionale del PdCI rinuncia e cede il posto ai diretti rappresentanti del mondo del lavoro.

E’ vero, la classe non è acqua. Specialmente quella operaia.

Hasta siempre segretario.

Antonio Bertuccelli segretario provinciale PdCI Messina

Repubblica intervista Diliberto

la Repubblica, 8/3/2008 di Umberto Rossa


Diliberto: si può cambiare il Paese anche fuori dalle istituzioni. Io coerente, Veltroni no.

"Abbiamo rimediato a un errore da me una risposta all'antipolitica"

ROMA - «C`è chi giura vado in Africa e poi eccolo là, candidato premier...».

Lei invece, segretario Diliberto?

«Rinuncio al mio posto in Parlamento per lasciare spazio ad un operaio, Ciro Argentino. Non è mica un dramma, la politica si fa anche fuori dalle istituzioni. Ma la coerenza è la mia, non quella diVeltroni».

Però il passo indietro è arrivato dopo le critiche dei due sindacalisti Nerozzi e Passoni.
«Allora, a questo punto, rinuncino anche loro alla candidatura nel Pd a favore di lavoratori. Voglio proprio vedere. Ma il mio passo indietro non c`entra nulla con il loro attacco».

Com`è andata allora?

«Che a Torino ci fosse in lista Argentino, operaio vero, in produzione, uno che alla Thvssen si fa otto ore e più, lo avevamo deciso da tempo. Ma quando un paio di giorni fa mi hanno portato la griglia dei nomi, mi sono accorto che erafinito al sesto posto. Sarebbe rimasto fuori dalla Camera».

Non ne sapeva nulla?

«Non ho preso parte al tavolo delle candidature».

Al Pdci però era già toccata la casella di capolista a Torino, proprio per lei.
«Appunto. Quindi, ho deciso di lasciare a Ciro quel posto. Sto sugli scranni in Parlamento dal `94, scendere giù non è una gran fatica. Un esempio, piuttosto. Della diversità dei comunisti: noi non siamo attaccati alle poltrone».

Un esempio che qualche altro leader dovrebbe seguire?

«Non lo chiedete a me».

Ma non avrebbe potuto candidarsi altrove?

«Certo. Tanti compagni del Pdci si erano offerti di cedermi il posto in lista. Ringrazio perla generosità, ma non sarei stato credibile. La solita storia del segretario con il paracadute. Basta. La mia scelta vuol essere una risposta all`antipolitica, alla casta, dimostrare nei fatti che i politici non sono tutti uguali».

Bertinotti è sembrato freddo sulla vicenda. E c`è chi legge nel suo "beau geste" anche un modo per smarcarsi dagli alleati.
«Macchè. All`inizio con i giornalisti Bertinotti non ha commentato solo perché l`hanno colto di sorpresa, non conosceva nemmeno il caso. Io ho ricevuto una sua affettuosa telefonata. Così come daparte degli altri leader della Sinistra Arcobaleno».

Resta il fatto che anche per la Sinistra è complicato mettere in lista un operaio. Equilibri interni troppo delicati fra i quattro soci?

«Questi, piuttosto, sono ifrutti avvelenati di una pessima legge elettorale».

Cioè?

«Liste bloccate, nelle mani delle segreterie politiche. Con eletti garantiti. Invece di dover cercare sul terreno la conquista del consenso, mettendo perciò in pista nomi reali, espressione della società, del territorio. Almeno, mi sono tolto lo sfizio di togliere il segretario, ovvero me stesso, e inserire al suo posto una voce che porterà in Parlamento gli interessi diretti dei lavoratori».

La campagna elettorale di Diliberto, adesso?

«Tale e quale come prima, non cambia di una virgola. Anche perché, sia ben chiaro, io resto il segretario del Pdci. Lascio il Parlamento in nome di un principio elementare di coerenza che ha guidato tutta la mia vita».

 




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