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martedì 01 novembre 2011
Sample ImageLa soluzione non sta nella repressione del dissenso, ma nella rimozione delle sue cause. Per usare un termine "vecchio", ma ancora attualissimo, per salvare la democrazia è necessaria una rivoluzione. di Aristarco Scannabue

Alla mezzanotte del 1 novembre la NATO e l'Europa hanno concluso le azioni militari contro la Libia. L'esportazione della democrazia è riuscita: migliaia di bombardamenti, l'addestramento e la guida forniti agli insurgents  hanno avuto buon esito. Adesso, petrolio e gas naturale possono tornare a scorrere verso i paesi del vecchio continente a prezzi e condizioni più favorevoli di prima.

Il Paese in cui è nata la "democrazia degli Antichi", per non rinnegare gli elementari principi che hanno fondato la cultura politica occidentale, ha indetto un referendum che consenta al Popolo di deliberare sulle misure predatorie poste in atto dalla BCE ai danni della Grecia.

I Mercati , unica espressione della libertà nel mondo dell'economia finanziarizzata e globalizzata, hanno fatto crollare le Borse e hanno riaffermato il principio che il capitale non intende sottrarsi alla logica del profitto di pochi a spese di tutti.

Il presidente della Repubblica nella quale è nata la "democrazia dei Moderni" si è subito allineato a mercanti e speculatori, condannando l'inopportuno anelito di vera democrazia proveniente dalla Grecia.

Bastano queste scarne considerazioni a ricordarci che il capitalismo non è più in grado di sopportare la democrazia, che esso stesso ha creato e che, pur proclamando essenziale al suo sviluppo economico e alla conservazione della vita sociale, ormai usa per coprire la sua politica di rapina. La contraddizione è antica, e nel corso del Novecento ha già raggiunto vette drammatiche col fascismo, il nazismo e la Seconda Guerra Mondiale.
Il re è nudo e solo chi non vuol vederlo non se ne accorge.

Come ha affermato una fonte non sospetta (Trichet), ci troviamo in una "crisi sistemica" e noi aggiungiamo che, se è tale, da essa si può uscire solo cambiando radicalmente il "sistema". Se ciò non avverrà, la stessa sopravvivenza della "democrazia borghese" è in pericolo.

Il ministro Sacconi teme che, in un paese sempre più impoverito, gruppuscoli organizzati possano fomentare rivolte. Condividiamo il suo timore e aggiungiamo che le "rivolte" sarebbero oggettivamente di segno reazionario, nonostante possano ammantarsi di orpelli "di sinistra".

Tuttavia, con buona pace di Sacconi e di quanti la pensano come lui, la soluzione non sta nella repressione del dissenso, ma nella rimozione delle sue cause. I gruppuscoli estremisti sono sempre stati isolati e sconfitti dai grandi movimenti democratici di massa e le rivolte svaniscono davanti alla radicale trasformazion di un modo di produzione ormai incapace di fornire risposte adeguate alle esigenze degli uomini e alla sopravvivenza del pianeta. Per usare un termine "vecchio", ma ancora attualissimo, per salvare la democrazia è necessaria una rivoluzione.

Aristarco Scannabue




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