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«Gramsci si convertì», ecco lo scoop su Radio Vaticana PDF Stampa E-mail
mercoledì 26 novembre 2008

Sample Image1937-2008, quanto è ancora attuale la propaganda anticomunista.

A 71 anni dalla sua morte la forza e l'attualità di Antonio Gramsci è prorompente.

Ne sono un sintomo anche le notizie i presunti scoop che vengono alla luce su di lui, solitamente relativi alla vita privata. L'ultimo, in ordine di tempo ma che in realtà era già uscito nel lontano 1977, è quello relativo ad una conversione alla fede di Gramsci in punto di morte quando, secondo il pro-penitenziere emerito della Santa Sede Luigi De Magistris autore della notizia, ricevette i sacramenti cristiani. Il monsignore ne è assolutamente convinto, avendo saputo della conversione da una suora che lavorava nella clinica Quisisana, dove il grande intellettuale comunista morì.

«Il mio conterraneo, Gramsci aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: "Perché non me l'avete portato?" Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò». Queste le parole di De Magistris, niente più. Nessun documento, nessuna lettera indita a supportare una tesi in realtà già superata.

Infatti, come afferma Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Gramsci, «è la cognata Tatiana, che accudì Gramsci negli ultimi tempi, a raccontare di essere stata lei stessa a dover allontanare un sacerdote che voleva somministrare i sacramenti a Gramsci». E ancora, Gramsci chiese esplicitamente di essere cremato e nelle tante e dettagliate lettere (intime ed inedite di Tatiana alla famiglia) e documenti, anche della polizia fascista, sugli ultimi momenti di Gramsci non vi è nessun accenno alla conversione. Insomma non risulta, nessun riscontro ufficiale né ufficioso.

Solo, probabilmente, la volontà di appropriarsi di un “pensiero” con cui è difficile per alcuni fare i conti. Solo, probabilmente, la necessità di destrutturare la figura pubblica, attraverso presunte rivelazioni “pericolose” di quella privata di un grande uomo che, in quanto tale, nella sua vita “grande” e piccola “storia” si intrecciano in un rapporto sì dialettico ma che a volte rischia di renderlo meno umano. Gramsci è stato un acuto intellettuale, un fine politico, un instancabile educatore dell'altro, un comunista e citando sempre Vacca se si fosse convertito «ovviamente non sarebbe uno scandalo, né cambierebbe alcunché».


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