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Il costume mafioso negato dai giovani PDF Stampa E-mail
giovedì 04 giugno 2009

Sample ImageSalvatore Petrucci, intervistato da Patrizia Maltese: «La lista comunista, l’unica alternativa alla cultura dell’irresponsabilità politica. Rosario Crocetta ha fatto una scelta in un campo assolutamente moderato che contraddice la sua irruenza e la sua capacità di affrontare i problemi».

Si narra che, ai tempi in cui si pensava che Rita Borsellino – oggi candidata del Pd -potesse rappresentare una speranza per una terra martoriata, una signora le avesse regalato la riproduzione di un quadro raffigurante la madonna combattente di Scicli. Perché così la vedeva. Poi c’è tornata e se l’è ripresa.

L’episodio è vero e a riferirlo è Salvatore Petrucci, segretario del Pdci siciliano, che lo ha raccolto in uno dei tanti giri delle ultime settimane nell’Isola a fare “volontariato”: «Faccio piccole cose, prendo il materiale e lo distribuisco ai compagni». E intantoche c’è ascolta, raccoglie opinioni, umori e malumori, infonde una carica di ottimismo che non è quella berlusconiana del fingere che tutto vada bene, ma quella di sapere di avere ancora un ruolo come comunista in questo Paese dove ancora troppe – e sempre di più – sono le ingiustizie sociali e le lesioni della libertà.

Approdato nel Pdci dopo essere stato promotore a Palermo di Attac e del Comitato Dossetti per la Costituzione (di cui parla come fosse l’oggetto delle sue poesie d’amore – già, perché in passato ha fatto anche questo – definendola “la più bella dell’universo”), segretario regionale lo è diventato nel 2008, dopo il crollo delle politiche, delle regionali e delle amministrative, e ha il rammarico di essersi dovuto occupare soltanto di tenere compatto il partito e non aver potuto avviare una riflessione seria sulle ragioni della sconfitta (dovuta anche – spiega – alla mancata percezione, da parte della gente, della necessità dei comunisti proprio per opporsi a ingiustizie «sempre più numerose») e ora di dover rimandare ancora, travolti come siamo dagli impegni della nuova campagna elettorale per le europee.

Ma è proprio da queste che trae ottimismo: «Spero che dopo le elezioni, ottenuto il successo, si possa riparlare degli aspetti culturali e sociologici, oltre che sociali, e individuare un linguaggio che polarizzi verso di noi l’attenzione di chi ogni giorno subisce ingiustizie».

Ottenuto il successo: dice proprio così. E una ragione c’è: è la candidatura di Margherita Hack come capolista nelle Isole, che riscuote «un grande consenso negli ambienti dell’intellighenzia culturale e nei poli didattici scientifici» con i quali bisogna lavorare – spiega – non soltanto in questa fase elettorale, ma soprattutto dopo «per lo sviluppo che questo progetto politico può avere».

Il progetto, naturalmente, è quello dei comunisti otto uno stesso simbolo: una prospettiva politica in cui crede come unica alternativa «a quella cultura non dico alimentata da Berlusconi, perché non ne è capace, ma che ha contribuito a far sorgere ed era già latente nel Paese: quella dell’Italietta egoista, concentrata su se stessa, che non vuole vedere ciò che accade. Una cultura dell’irresponsabilità politica che alligna fra la maggior parte dei cittadini e influenza i destini dell’Italia».

A partire da quelli dei lavoratori fra i quali bisogna riprendere a muoversi, sapendo che oggi il mondo del lavoro è ancora quello delle fabbriche (e qui c’è a rischio la Fiat di Termini Imerese) e degli artigiani, ma in mezzo ci sono anche quelli delle partite Iva che non sono imprenditori ma giovani che, senza quest’adempimento – peraltro costoso -, non possono sperare nemmeno in quei lavoretti che gli consentono di guadagnare «pochi euro».Giovani a cui Petrucci vuole far conoscere la storia della Sicilia dal dopoguerra, da Portella della Ginestra, dall’intreccio fra mafia e politica «che ha costruito una realtà perversa»; giovani il cui linguaggio Petrucci si propone di capire, sapendo che sono loro oggi che hanno maturato «nella testa» una cultura antimafia, «un percorso – lo chiama – di negazione del costume mafioso» che però è anche «costruttivo» perché si pone il problema del che fare contro la mafia e sa che la risposta è soltanto una: «Spezzare la soggezione culturale non soltanto al fenomeno criminale ma al suo sostrato: il soggetto politico che ti promette e ti garantisce chances di lavoro e continua il ricatto che rende sudditi di un potere politico fondato sulle necessità della gente».

Potere alimentato anche dal Pd, nel suo “flirt” con l’Mpa, che lo lascia ancora interdetto quando pensa che con quel partito che ha fra i suoi principali dirigenti uno che se la faceva con i boss si è candidato Rosario Crocetta, l’uomo finora simbolo della lotta alla mafia in Sicilia: «Ha fatto una scelta – afferma – in un campo assolutamente moderato che contraddice la sua irruenza e la sua capacità di affrontare i problemi. E’ rimasto invischiato in un partito che non gli darà niente e acquisterà voti per la sua presenza».

Dopo di che, la campagna elettorale continua e la cosa che più gli piace è fare riunioni «nei piccoli centri con le associazioni di base», dove la “sorpresa” è che riescono ad aggregarsi meglio che nelle città, che hanno ben chiari i problemi dello sviluppo del territorio, dell’ambiente, della “munnizza” che «tiene la nostra terra su un filo: o diventare la megadiscarica del Mediterraneo con gli inceneritori in cui vengono a bruciare gli altri Paesi o rilanciare l’economia guardando all’impatto ambientale e all’uso delle risorse naturali e delle fonti energetiche alternative».

E la sorpresa nella sorpresa è che queste associazioni di cittadini hanno ripreso a vedere le forze politiche, e i comunisti in particolare, come punto di riferimento tanto da sollecitarle a svolgere il loro ruolo «perché capiscono che se non c’è la presenza nelle istituzioni la società civile può restare solo a fare testimonianza».




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