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I siti verranno dichiarati di «interesse strategico nazionale». Con la stessa scusa ad Acerra si è usato l’esercito contro le proteste. di Domenico Giovinazzo (La Rinascita)
Come sempre accade in Italia, i provvedimenti su cui si rischiano sollevamenti di piazza vengono adottati a ridosso delle festività natalizie o in piena estate. E’ accaduto con il decreto legislativo sul nucleare varato dal Consiglio dei ministri lo scorso 22 dicembre. Mentre le tv parlavano di statuette del presepe, di cinepanettoni e dell’importanza di brindare italiano, il governo fissava i criteri per la selezione dei siti su cui far sorgere le centrali nucleari, almeno secondo quella (poca) stampa che si è accorta della cosa. In realtà, nel decreto i criteri vengono stabiliti in modo fumoso e generico. I parametri veri e propri sono demandati a un altro provvedimento governativo, che presumibilmente arriverà entro febbraio. Ma il decreto del 22 dicembre contiene dell’altro. Ad esempio, stabilisce che i luoghi scelti saranno «dichiarati di interesse nazionale strategico», quindi «soggetti a speciali forme di vigilanza e protezione». Una formula che consentirà al governo di usare la forza bruta dell’esercito in caso di resistenze da parte della popolazione locale, esattamente come è avvenuto per l’apertura dell’inceneritore di Acerra. Inoltre, essendo di «interesse nazionale strategico», il sito potrà essere sottoposto a segreto di Stato. La cosa in sé sarebbe anche saggia, vorrebbe evitare di fornire informazioni a pericolosi terroristi. Tuttavia cozza con il diritto della popolazione a conoscere i rischi cui andrà incontro il territorio. Per questo il decreto stabilisce che «il programma di intervento è soggetto al diritto di accesso agli atti», peccato però che siano «fatte salve le informazioni di carattere commerciale individuate dallo stesso operatore proponente», così il costruttore della centrale potrà decidere quali informazioni divulgare e quali no. Infine, si affronta anche il problema della dismissione delle centrali una volta esaurito il loro compito. Con il decreto il governo ha stabilito la creazione di un fondo per il decommissioning: i gestori delle centrali dovranno versare una quota annua per coprire i costi del futuro smantellamento.La cifra sarà stabilita dall’Autorità per l’energia «in forma commisurata a analoghe esperienze internazionali con la medesima tecnologia», l’Epr della francese Areva. C’è solo un piccolo neo: ancora non esiste in tutto il mondo un impianto Epr funzionante.
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