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Il proporzionale Veltroni e le aperture di Udc e An. Pdci chiede vertice di maggioranza |
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lunedì 12 novembre 2007 |
Continua a far discutere l'accelerazione impressa dal leader del Pd Veltroni alla riforma elettorale. L'ormai famoso “sistema ispano-tedesco” viene definito da Sebastiano Vassallo, il costituzionalista estensore della legge insieme agli esperti di sistemi elettorali Stefano Ceccanti e Alessandro Chiaromonte, «un sistema con due grandi partiti a vocazione maggioritaria chiaramente antagonisti, che non favorirebbe operazioni centriste e che penalizza i piccoli partiti senza cancellarli». Veltroni immagina infatti un sistema su base proporzionale, senza premio di maggioranza, che eviti le alleanze dopo il voto, riduca la frammentazione e dia agli elettori la possibilità di scegliere i rappresentanti. Ma nello specifico? Veltroni nel suo intervento di sabato a Frascati ha confermato il sistema tedesco come base di partenza del confronto, aggiungendo rispetto a quanto uscito dal vertice del Pd al Senato di giovedì scorso, che per il 50% proporzionale del sistema (l'altra metà sarebbe uninominale maggioritario) si potrebbe fare a meno del premio di maggioranza, che non trova favori sia dei tecnici sia dei politici. Il leader del Pd non ha invece detto nulla riguardo gli altri correttivi spagnoli: l'adozione di circoscrizioni più piccole delle attuali e un proporzionale meno fotografico di quello in uso in Germania (Hare) rispetto al metodo d'Hondt, adottato invece in Spagna. Ambedue i meccanismi agiscono in forte effetto maggioritario realizzando uno sbarramento implicito pari al 7-8 per cento. Altra novità rispetto a giovedì scorso è data dalle reazioni, aperture e chiusure rispetto a questa proposta. Udc e Alleanza nazionale si sono detti disponibili al dialogo con la maggioranza, nell'ipotesi di un fallimento dell'annunciata spallata berlusconiana al governo sulla Finanziaria, che appare anche a loro sempre più improbabile, almeno per ora. Dal canto suo Berlusconi ribadisce il proprio no al dialogo ma non spende una parola sulle tensioni con gli alleati, ancora convinto di andare a voto anticipato. Nella maggioranza restano critici Pdci, Verdi e Italia dei Valori. «No al sistema tedesco e no al metodo con cui si sta procedendo» è la secca posizione di Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti italiani a Montecitorio, per cui urge una riunione di maggioranza. «In materia di riforma elettorale Prodi riprenda in mano la situazione, non può pensare di mantenere in vita il governo e poi dare spazio a Veltroni, che, invece, con la sua proposta, pensa di penalizzare alcuni partiti che questo governo lo sostengono con lealtà e determinazione. Questo è un punto su cui va fatto chiarezza». Secondo Sgobio, infatti, «aleggia, dato preoccupante, lo spettro della strumentalizzazione a fini di bottega. Non è possibile che la politica, per rigenerarsi, si alimenti unicamente di ingegneria elettorale. Il futuro che vorremmo costruire noi è rappresentato da un sistema politico regolato da un sistema elettorale che garantisca in egual misura rappresentatività, governabilità e bipolarismo: requisiti che sono ben dosati nel modello regionale. Su questo - conclude Sgobio - aspettiamo al varco le forze politiche, innanzitutto di maggioranza e, possibilmente, anche d'opposizione». Intanto Sinistra democratica chiede un incontro urgente dei capigruppo di Camera e Senato di Sd, Pdci, Prc e Verdi per elaborare una posizione comune della sinistra, che in tema di riforma elettorale sembra tutt'altro che unita.
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