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Diliberto, «Quale legge ha stabilito la soglia di sbarramento anche per l'accesso alla televisione?»
Il sistema dei media italiani vive un momento di grave crisi, un rischio di deficit nell'informazione e nella rappresentazione della realtà. Ci troviamo di fronte a giornalisti a cui si chiede di presentare le proprie scuse semplicemente per aver fatto il proprio mestiere, ad un servizio televisivo pubblico sempre più vicino e simile alle televisioni private, ad una legge sul conflitto d'interessi che non è stata fatta, e forse non ci sarà mai. Ma in primo luogo ci troviamo di fronte ad un restringimento degli spazi di espressione, ad una televisione che dà voce solo ad alcuni soggetti e ad alcune forze politiche, lasciando completamente fuori chi non è più in Parlamento, ma continua a rappresentare milioni di italiani.
Già durante la campagna elettorale i Comunisti italiani e le altre forze di sinistra avevano sottolineato come i mass media veicolassero informazioni distorte, dando l'impressione che il duello elettorale fosse solo fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, rafforzando il messaggio (più nella forma che non negli spazi, definiti dal regime di par condicio vigente nel periodo elettorale), del Pd e del Pdl: ci sono solo questi due grandi partiti. Dopo le elezioni la situazione sembra addirittura peggiore, infatti le forze politiche che non trovano espressione nel Parlamento e nelle istituzioni sembrano non avere spazio neanche sui mezzi d'informazione, che continuano a rappresentare solo una realtà parziale, cioè non completa e di parte.
«Non siamo più in Parlamento. Colpa nostra, certo. Ma anche dello sbarramento previsto dalla legge elettorale. Ma quale legge ha stabilito la soglia di sbarramento anche per l'accesso alla televisione?». La denuncia viene lanciata dalle pagine de La Stampa da Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, che sottolinea come si stia assistendo non alla semplificazione del sistema informativo, ma al suo azzeramento, c'è l'idea che «se non sei in Parlamento non hai il diritto di svolgere le tue argomentazioni dalle tribune televisive». Tutto ciò ovviamente mina la rappresentanza, il pluralismo, la dialettica e la libertà d'informazione, che i media dovrebbero garantire, per di più in un sistema, come quello italiano, che non è bipartitico. Le forze di sinistra dopo le elezioni sono state espulse dalla televisione pubblica così come da quella privata, «unanimità di censura», la chiama Diliberto, sottolineando il diritto dei cittadini ad essere informati, «non a senso unico o sulla sorta di un duopolio del pensiero unico, rappresentato da Pdl e Pd. Gli spazi di libertà che oggi vengono negati ad uno – conclude il segretario dei Comunisti italiani – domani potrebbero essere negati ad altri: il danno, alla fine, sarà di tutti».
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