La convivenza con la politica è diventata faticosa e meccanica, come quando fai l’amore senza averne voglia perché lui o lei invece ce l’hanno. Ma l’antica passione è un ricordo struggente che vuoi ritrovare. di Manuela Palermi
Mi basta niente per riappassionarmi di politica. Una piccola iniziativa, una discussione, una manifestazione ben riuscita. Ma, appunto, ri-appassionarmi. Ci ho vissuto insieme tutta la vita, ma ora è diventata una compagna noiosa, ripetitiva, un po’ volgare, spesso inutile, narcisa… siamo una coppia in crisi, quasi separate in casa. Il primo sintomo l’ho avvertito con i giornali. Ho sempre comprato, anche quando i soldi erano proprio pochi, due giornali. Inizialmente erano l’Unità e il Corriere della Sera: noi e la borghesia padrona. I comunisti dovevano sapere cosa diceva per combatterla meglio. Poi ci ho aggiunto il manifesto. Non si poteva non comprarlo. Quei compagni sfidavano il partito, c’era Natoli che noi di Roma conoscevamo e amavamo. I primi numeri erano splendidi, graficamente e come contenuto. Quelle rigone con caratteri grandi che coprivano quasi metà della prima pagina, la testata in caratteri minuscoli… sembra niente, ma il manifesto fu anche una grande novità grafica. Poi ai tre giornali se ne aggiunsero altri due, Repubblica e il Sole 24 Ore. Rispondo ai maligni: non li compravo solo, mi alzavo un’ora prima per leggerli. Ero anche diventata un po’ saputella, difficile che non sapessi cosa avveniva in Italia e nel mondo. Poi, non so dire quando, la macchina del tempo ha cominciato a fare un’inversione ad U. Ne ho comprati sempre meno fino a limitarmi al manifesto e Repubblica. Ma senza gli editoriali di Pintor e Rossanda, senza le inchieste sul lavoro, senza la ricerca a sinistra priva degli insopportabili snobismi di oggi, è diventato un giornale tedioso di cui, quando va bene, leggo uno o due articoli. E la Repubblica, da quando s’è in modo maniacale infilata negli scandali di Berlusconi, mi rende la politica ancor più lontana ed estranea. Non è che abbia smesso di leggere. Uso molto internet, una serie di rassegne stampa, qualche giornale on line, siti spagnoli che oscillano tra l’anarchia e il marxismo e che seguo da anni, ma è tanto tempo che non porto più sotto il braccio la mazzetta dei giornali. Quando ce ne ho uno è perché mi aspetta una sala d’attesa. Leggere le intercettazione è come entrare in un tunnel, in un buco nero come la pece che trafigge la realtà, con la gente che ride perché a L’Aquila c’è il terremoto, con tante puttanelle che escono esauste e inorridite dalle serate con quei due maschioni che di nome fanno Berlusconi e Fede, con le case costruite con la sala bunga bunga che ha sostituito nell'immaginario le innocenti e bruttissime sale hobby, con giornalisti di tutto rispetto abbrutiti dall’abbrutimento altrui. E la politica se n’è fatta contaminare, assorbendo tutto come una spugna, come se la vita fosse davvero in quel modo. E anche chi capisce che non se ne può più, che bisogna venirne fuori, non ce la fa. Che vuoi che sia l’affronto agli operai di Mirafiori di fronte ad uno scatenato bunga bunga o a un sexy massaggio che ti fa una col bikini alla brasiliana al Salaria Sport Village? O uno stupro di gruppo ad una rumena quando la destra ha sfigurato gli immigrati riducendoli a bestie e la sinistra moderata, inebetita e subalterna, ha giustificato il suo silenzio perché altrimenti la “gente non ti capisce”? O Bersani che si vuole alleare con Fini, e Vendola che dice di no e poi di si perché prima di tutto bisogna liberare il paese dal tiranno ed io invece sono convinta che così il tiranno te lo tieni a vita? La convivenza con la politica è diventata faticosa e meccanica, come quando fai l’amore senza averne voglia perché lui o lei invece ce l’hanno. Ma l’antica passione è un ricordo struggente che vuoi ritrovare. Quei giorni col cuore pieno e il futuro distante qualche millimetro perché i linguaggi e l’azione si mescolavano alla velocità di uno sguardo.
Passerà, mi dicono compagne e compagni, passerà. Ma intanto come prossima puntata avremo il processo a Berlusconi su Ruby Rubacuori, l’unica ragazzetta bella e ridente che forse non è riuscita a rubare il cuore a nessuno. Che faremo allora io e la mia convivente? Divorzieremo? O continueremo il solito tran tran in attesa di un’amante che ci restituisca la libertà della politica?
Manuela Palermi
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