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"C’è una responsabilità che è nostra, dei comunisti. Ed è molto grande. C’è una responsabilità che va oltre il “proprio” partito, l’appartenenza, gli equilibri interni. Un partito comunista più grande, e che dà prova di essere unitario, può essere in grado di rigenerare una grande speranza".
di Manuela Palermi, direttore "La Rinascita"
Nel ’93 la crisi da inflazione la pagarono tutta i lavoratori dipendenti. E da lì, da un maledetto accordo (da sommare alla cancellazione della scala mobile), che lacerò la Cgil fino alle dimissioni dell’allora segretario generale Trentin, cominciò un’erosione micidiale del salario, una perdita del potere d’acquisto che ha portato l’Italia all’impoverimento generale o alla povertà vera e propria. Il meccanismo era semplice. L’inflazione è al 12%? Da oggi in poi l’aumento salariale nei contratti di lavoro sarà calcolato come se l’inflazione fosse al 4. Fatevi il conto. Oggi la crisi è più pesante - una valanga, l’ha chiamata a ragione Epifani - e i lavoratori ci arrivano stremati e con salari da fame. E’ una crisi provocata dal capitalismo e dai capitalisti, che un nome ce l’hanno, non sono un’entità astratta e sconosciuta. Si chiamano imprese e qui da noi, nell’Italia impoverita e stremata, militano sotto l’aquila di Confindustria. Si chiamano Mercegaglia, Pirelli, Tronchetti Provera, Fiat e via via. Questi capitalisti hanno colpe che tutti conoscono ma nessuno dice. Da sempre assistiti dallo Stato, incapaci di creare ricchezza e di essere competitivi su quel mercato di cui si riempiono la bocca, battono cassa perché lo Stato li salvi dalla bancarotta. Non si alza una voce che pretenda chiarezza, che condizioni ad un diverso assetto produttivo i soldi che certamente gli verranno dati, che investa su un ruolo dello Stato nell’economia perché la crisi non diventi, una volta ancora, la socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti. Mi è capitato di essere invitata ad una trasmissione televisiva a cui partecipava anche la signora Guidi, che credo ricopra l’incarico di presidente dei giovani imprenditori e di vicepresidente di Confindustria. La signora in questione ha dichiarato che tutti dobbiamo fare sacrifici e i lavoratori dovranno fare la loro parte (l’ha detto senza scomporsi) e che c’è una voce costosa per le imprese che è la malattia dei lavoratori e che questa inevitabilmente non potrà più essere retribuita. E qualche giorno fa al Senato hanno allargato a tutti i lavoratori la norma, inventata per Alitalia, che in caso di cessione di ramo d’azienda toglie ogni diritto ai lavoratori. Io sono comunista e non mi meraviglio che i capitalisti facciano la loro parte. E so – per cultura e per età – che non si scappa dai rapporti di forza. E i rapporti di forza, oggi, permettono a queste imprese fallimentari di dettare condizioni. E il governo di questo paese ha, con le imprese, grande consonanza. So anche che alle ultime elezioni s’è creata una situazione che ha lasciato i lavoratori senza tutele. Che il Pd è una squallida parodia di opposizione che ha consumato le ultime energie e l’ultimo rimasuglio di credibilità nell’indicibile vicenda della Vigilanza Rai. Ma c’è una responsabilità che è nostra, dei comunisti. Ed è molto grande. Insistiamo e continueremo a insistere con Rifondazione comunista perché finalmente abbia avvio il processo di unificazione tra noi e loro. E coinvolga tutti i comunisti che sono rimasti senza casa o che agiscono nella società, nelle fabbriche, nelle università, negli uffici, nelle botteghe, nei movimenti. C’è una responsabilità che va oltre il “proprio” partito, l’appartenenza, gli equilibri interni. Un partito comunista più grande, e che dà prova di essere unitario, può essere in grado di rigenerare una grande speranza. Perché quando si è poveri o soli o piegati o sfruttati, l’ingiustizia dei rapporti di forza pesa ogni istante e ogni istante ti rende più povero e solo e piegato e sfruttato. Si cerca tutela, e si ha il diritto di chiederla. I comunisti facciano la loro parte e provino ad offrirla. Manuela Palermi
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