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La rivoluzione "petrolifera" cubana PDF Stampa E-mail
martedì 08 luglio 2008

Sample ImageCuba si prepara ad estrarre greggio nelle acque del Golfo del Messico e gli Usa tremano.

In un periodo storico in cui il prezzo del petrolio arriva alle stelle proprio l'oro nero potrebbe sconfiggere l'embargo con cui dal 1962 gli Usa tentano di piegare Cuba.

Già perché ormai è sicuro, il mare cubano è pieno di petrolio e dal 2009 cominceranno le estrazioni, «in pochi anni – sostiene Jorge Pinòn, esperto di questioni petrolifere dell'Università di Miami – Cuba potrebbe produrre 250 mila barili di greggio al giorno e diventare una nazione esportatrice».

Fino ad oggi l'isola ha importato petrolio dal Venezuela che fornisce più di 92 mila barili dei 140 mila consumati giornalmente a Cuba ad un prezzo “politico” di 30 dollari a barile (incredibile se si pensa che nel resto del mondo il greggio si sta rapidamente avvicinando a quota 150). Ma dai primi mesi del prossimo anno la spagnola Repsol-YPF inizierà a perforare in acque profonde cubane nel Golfo del Messico, dove si stima ci siano riserve petrolifere valutabili tra i 4.5 e i 9 miliardi di barili e circa 10 miliardi di piedi cubici di gas. Inoltre anche altre compagnie, fra cui la cinese Sinopec, hanno firmato accordi con la cubana Cupet per estrarre petrolio e gas nelle acque di Cuba.

Di fronte a ciò gli Stati Uniti tremano, preoccupati di veder diventare l'isola di Fidel una potenza energetica, con piattaforme petrolifere a meno di 90 miglia da Key West. Ma oltre il danno la beffa, infatti le compagnie petrolifere statunitensi vedono soffiarsi l'affare sotto il naso visto che non potranno estrarre petrolio nelle acque della Florida fino al 2010 in base ad una legge federale.

E allora in vista dell'“affare cubano” molte compagnie petrolifere nordamericane stanno spingendo sul Congresso per ammorbidire l'embargo su Cuba e consentire così alle aziende Usa di partecipare alla corsa all'oro nero. Ma il Congresso si mostra assai diviso fra chi ormai è convinto che la linea dura contro Castro si sia rivelata un fallimento e abbia avuto il solo fine di precludere ad aziende Usa la possibilità di muoversi sul mercato cubano e chi invece vuole addirittura adoperare sanzioni economiche e legali verso compagnie o persone che investiranno nell'industria petrolifera cubana.
Di certo è chiaro che d'ora in poi la partita fra Washington e l'Avana si giocherà anche sul terreno delle risorse petrolifere, con Davide che adesso sembra meno piccolo rispetto a Golia.




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