Navigando su internet (google) scopriamo che Renato Brunetta, colui che della legge cosiddetta “antifannulloni” ha fatto cavallo di battaglia del ministero che dirige, non sembra essere così rispettoso al dovere come vuole apparire.
Il suo idolo è un macellaio, dichiara a panorama.it, e noi gli crediamo.
Al ministro Renato Brunetta, che passerà la sue vacanze tra Ravello e Todi dove ha casa, e sostiene di non voler più girare perché “per nove anni” ha “fatto il pendolare fra Roma, Bruxelles, Venezia”, vorremmo ricordare che ci sono dipendenti pubblici, quali gli insegnanti, che da oltre 15 anni fanno la spola da una città all’altra per portare a casa un misero stipendio di soli 1.200 euro e senza alcun rimborso per le spese di viaggio sostenute.
Vorremmo anche porgli qualche domanda quando dice che “i dipendenti pubblici sono i primi a voler essere recepiti in modo diverso”. Diverso da cosa o da chi? E inoltre, sull’affermazione che individua i responsabili sostenendo che “la colpa non è loro, ma del datore di lavoro, che è l’uomo politico: non si può essere menager del settore pubblico cercando il consenso anziché il profitto ed efficienza”. Si rende conto della gravità delle accuse, quale l'affermazione, da parte di un ministro della repubblica, che l’uomo politico è il datore di lavoro della pubblica amministrazione? E ancora, i “menager” di cui parla, sono tra i più appartenenti al PDL, dato che governano in buona parte dei comuni e delle regioni d’Italia?
Crediamo che le risposte non arriveranno mai.
Il “venditore di gondolette”, come lui stesso si definisce, trasformista della prima ora con sostituzioni di casacca in cambio di incarichi pubblici e governativi, da europarlamentare socialista a ministro del PDL nel 1999, (ed è proprio nel periodo che ha avuto incarichi del governo con Craxi Presidente del Consiglio, che il debito pubblico passò dal 70% al 126%), fu uno dei più assenteisti, con uno stipendio non di 1.200 euro al mese come un qualsiasi comune mortale che lavora nella pubblica amministrazione, ma di ben 12.000 euro, infatti si piazza al 611 posto come presenze con una percentuale del 48% (fonte sito web radicale “fai notizia”).
Professore ordinario presso l’Università di Tor Vergata, dove insegna Economia del Lavoro, è stato oggetto di una richiesta tendente a rendere pubblici i dati pertinenti all’impegno del professore e i relativi compensi per gli anni in cui era parlamentare europeo, fatta dal Presidente della Provincia di Genova.
Il ministro Renato Brunetta (che ricopre anche l’incarico di Vicepresidente della Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia, ed è inoltre membro della Delegazione alla commissione per le relazioni con la Repubblica Popolare Cinese, oltre che responsabile del settore programma di Forza Italia di cui dal 2007 è vice coordinatore nazionale), pare non rispettare neppure l’impegno richiesto dal suo PDL, cioè non sommare gli incarichi: chi è ministro o sottosegretario dovrebbe (il condizionale è d’obbligo in questo caso) dimettersi da parlamentare. Ma nonostante i richiami, anche a mezzo stampa, mantiene entrambi, con doppio stipendio …. assieme a tanti altri.
A noi pare che il miniministro predichi bene e razzoli male, anzi peggio.
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