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LETTERA APERTA DILIBERTO A MARCHIONNE: SOLDI PUBBLICI DATI PER CREARE LAVORO NON PER LICENZIARE PDF Stampa E-mail
martedì 01 dicembre 2009
Sample Image"Sono giorni di trattative tra Fiat, Governo e Sindacati con al centro il piano industriale dell’azienda e i tagli di lavoratori e stabilimenti o la riconversione degli stessi verso non meglio precisati obiettivi, Termini Imerese in primis".

"Sono giorni di trattative tra Fiat, Governo e Sindacati con al centro il piano industriale dell’azienda e i tagli di lavoratori e stabilimenti o la riconversione degli stessi verso non meglio precisati obiettivi, Termini Imerese in primis. Tagli e riconversioni che rischiano di mettere sul lastrico migliaia di lavoratori e famiglie".

"Il tutto nonostante la montagna di finanziamenti pubblici ricevuti da Fiat in questi anni, non concessi certo né per licenziare, né per chiudere fabbriche, ma per creare lavoro, innovazione e sviluppo. Contestualmente Fiat continua ad avviare attività produttive in altri Paesi. Non le sembra irriguardoso tutto ciò nei confronti dello Stato? Non le sembra immorale nei confronti della dignità e della professionalità dei lavoratori? Non le sembra irrispettoso nei confronti dei territori in cui i tagli di personale e di fabbriche insistono?”. E’ quanto scrive Oliviero Diliberto, segretario del PdCI, in una lettera aperta indirizzata all’a.d. della Fiat Sergio Marchionne.

“Se gli intendimenti dell’azienda andranno avanti - continua Diliberto - in diverse aree del Paese si produrranno emorragie occupazionali vere e proprie, con ricadute pesantissime sulla vita quotidiana delle persone e sul tessuto sociale di quelle realtà, visto che parliamo di lavoratori che hanno un’età anagrafica non certo favorevole ad una loro nuova ricollocazione occupazionale. Fiat - conclude Diliberto - per gli italiani, è un marchio di fedeltà. Da tutta questa vicenda anche tale prestigioso simbolo rischia di pagare un altissimo pegno, in termini di popolarità, sull’altare del profitto e del capitalismo senza scrupoli. Non le pare?”.




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