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di Eduardo Di Blasi Roma 14 dicembre 2007 Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, è netto: «Trovo agghiacciante l’accordo che si sta cercando di fare con Berlusconi da parte del Pd. L’idea che il massimo conduttore della vita civile del nostro Paese, non parlo della responsabilità penale (quelle le vaglierà la magistratura) sia sollevato al rango di interlocutore privilegiato mi sembra un’enormità. Tra l’altro si sta rifacendo un errore politico...». La bicamerale. «La bicamerale è nata quando Berlusconi era in un angolo. Lo stesso, dopo la fallita spallata (e abbiamo anche appreso “come” cercava di dare la spallata), era distrutto. I suoi alleati l’avevano isolato. Era uno sconfitto. Il Pd, e Veltroni in particolare, gli ha restituito un ruolo centrale nella vita politica italiana. E davvero una frittata colossale». Per lei non ci si può accordare con «il peggiore corruttore», nemmeno su una legge di sistema? «Un conto è un accordo largo, in parlamento, sulla legge elettorale. E’ ovvio che si deve parlare anche con l’opposizione, sennò rifaremmo noi per primi l’errore fatto un anno e mezzo fa con il “porcellum”. Tuttavia questo asse privilegiato Veltroni-Berlusoni, benedetto tutti i giorni da Giuliano Ferrara sul Foglio, è una cosa che a me fa venire i brividi». Rifondazione non esclude l’idea... «Rifondazione è più guardinga, ma non c’è dubbio che stanno compiendo, secondo me, un errore analogo. E questo è più grave anche perché sarebbe un oggettivo impaccio alla costruzione dell’unità della sinistra». Lei dice che bisogna dialogare con l’opposizione. Ma con chi? Qui ognuno è portatore di un progetto… «Io ragiono in un modo campagnolo. Prima bisognerebbe dialogare con la propria coalizione. E cioè trovare un punto di mediazione tra noi, anche per non creare danni al centrosinistra come si stanno già creando. Trovo francamente un po’ insultante avere convocato il vertice di maggioranza il 10 di gennaio, dopo che è stato già votato il testo base della legge elettorale. E che ci riuniamo a fare?». Cosa spingerebbe il dialogo Berlusconi-Veltroni? «L’interesse comune ad eliminare gli alleati». In nome della governabilità «No, in nome dei propri interessi. La governabilità non è detto che sia garantita così. In un sistema come quello prefigurato da Bianco, se nascerà la cosiddetta “Cosa bianca”, e ci sono tutti i segnali, questa avrà una funzione centrale, applicando la politica dei due forni. E’ il trionfo del trasformismo italiano». L’unica reazione che potete mettere in piedi è quella di minacciare la caduta del governo Prodi… «Io non sono un irresponsabile. La mia impressione è che il governo potrebbe cadere solo da destra, con l’operazione di Dini. Ma se anche cadesse il governo per colpa di Dini, non credo che si andrebbe alle elezioni, che sarebbe la via maestra. Se dovesse cadere Prodi io chiederei le elezioni subito. Ma immagino che lavorerebbero gli stessi che stanno oggi lavorando alla legge elettorale, per un governo istituzionale. Cosa che giudico la sciagura peggiore». Un governo istituzionale appoggiato da FI è un’ipotesi verosimile? Anche dopo le ultime intercettazioni sul mercato dei senatori… «Dopo le ultime rivelazioni Veltroni doveva alzarsi e dire: “Con un personaggio così non tratto più”». Si è preferita la formula: per il bene del Paese restiamo al tavolo… «Per il bene del Paese si tratta con Berlusconi? Questa è un’assurdità. Per il bene del Paese bisogna evitare che Berlusconi faccia altri danni».
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