Una rubrica di un quotidiano nazionale, dato in omaggio con quello locale a Messina, titola in prima pagina: "Ricoverate Diliberto nella sua Cuba” a firma di Filippo Facci.
Il Facci, noto giornalista del il Giornale e de il Foglio, sostiene che “c’è più dignità esistenziale” in coloro che partono per Cuba ad “accendere gli ultimi fuochi, a comprarsi le ragazzette affamate dal regime” che nella “penosissima figura di Diliberto” reo, a suo dire, di essere il mediatore tra l’Italia e Cuba e la questione lo scandalizza al punto tale da permettersi di parlare di “spettacolari scemenze che questo patetico figuro spara ancora sulla sanità cubana, l’istruzione cubana, la cultura cubana”.
Il giornalista, che nel periodo di tangentopoli era soprannominato "il gazzettino degli avvocati" ed oggetto di una conversazione telefonica tra Italia e Hammamet, dove Bettino Craxi dimorava latitante, dovrebbe riflettere e scandalizzarsi del fatto che è cosciente che molti italiani si recano in luoghi come Cuba per dare realtà a istinti animaleschi che altrimenti non troverebbero senza rischiare, lì dove si è conosciuti, di essere scoperti e, magari, farci un bell’articolo con tanto di documentazione sull’argomento.
Caro Facci, noi ci scandalizziamo dell’assurdo paragone tra i temi in questione.
Ci scandalizziamo di chi sostiene che, tutto sommato, c’è più dignità esistenziale nel turismo sessuale, che cercare di togliere l’embargo ai cubani, colpevoli di non essere in sintonia con gli Stati Uniti, ma ci scandalizziamo soprattutto del maldestro tentativo di zittire, quando va bene con un pezzo su un giornale, dati i fatti che quotidianamente succedono, una persona che, al di fuori di incarichi istituzionali, si prodiga per la pace tra i popoli, perciò ci viene da rispondergli: ma ci Facci il piacere.
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