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I media la cancellano.
Il silenzio vergognoso di tv e giornali. I comunisti di Pdci e Prc protagonisti della giornata di lotta. Le bandiere rosse sono tornate ad invadere Roma. Si riparte da qui.
Duecento, trecento, cinquecentomila... la guerra delle cifre si presenta inesorabile all'indomani di una manifestazione che ha inondato le strade di Roma di bandiere rosse, di tantissime falce e martello. Un sabato di lotta, un popolo, quello della sinistra, con i comunisti in prima fila, pronto a ricostruire opposizione reale nel paese al governo di Berlusconi e di Confindustria E di fronte a questo dato, quello di centinaia di migliaia di donne e uomini che non si rassegnano alla deriva antidemocratica, antipopolare, antisociale verso la quale la destra sta cercando di traghettare il Paese, viene addirittura da sorridere di fronte all'imbarazzante menzogna della questura quando afferma «20mila manifestanti». Fa sorridere meno l'atteggiamento dei media nazionali, l'irrispettosa indifferenza, se non addirittura l'arrogante tentativo di banalizzare la portata dell'evento. Le tante, tantissime bandiere rosse, quelle dei Comunisti italiani e di Rifondazione comunista mischiate, a sfilare unite, con un unico obiettivo valgono più dei pochi articoli e delle tante parole, come quelle di Andrea Fabozzi nell'editoriale del Manifesto, «Aggrappati ognuno alla sua bandiera, i manifestanti di ieri hanno tanto cantato ma hanno quasi dimenticato il governo». Sabato ha rappresentato altro, invece. La ricerca di unità si respirava a pieni polmoni e scrivere «ognuno quasi al riparo della sua bandiera, con le sue storie private di conflitto nella scuola, in ospedale, al supermercato, in banca, ma senza la capacità di rappresentare una lotta collettiva. Una opposizione» non rende merito a quelle centinaia di migliaia di lavoratori, precari, disoccupati, che non si rassegnano all'immobilismo di una sconfitta. Anzi è un'offesa.
L'11 ottobre non è stato un punto di arrivo, non lo era neppure nelle intenzioni di chi ha promosso l'iniziativa, ma un punto di partenza importante per la costruzione di un'opposizione che nel paese manca, perché assente nelle aule parlamentari. Un'opposizione quindi che riparta esattamente dalle proprie storie private di conflitto, che con l'11 ottobre si trasformano in momenti di lotta collettiva e di classe, che continuerà il 17 ottobre con lo sciopero generale indetto dai sindacati di base ed il 30 con quello sulla scuola dei sindacati confederali. Non sorprende che i grandi mezzi di informazione nazionale non comprendano, o meglio non riconoscano il valore di tutto ciò, sicuramente fa riflettere che venga scarsamente riconosciuto anche dalla stampa di sinistra
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